{"id":120,"date":"2015-10-19T09:18:29","date_gmt":"2015-10-19T07:18:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/la-scorzonera-fragilis\/?p=120"},"modified":"2015-10-19T09:18:29","modified_gmt":"2015-10-19T07:18:29","slug":"sublimare-il-porco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilcittadinoonline.it\/la-scorzonera-fragilis\/sublimare-il-porco\/","title":{"rendered":"Sublimare il porco"},"content":{"rendered":"<p>MONTALCINO. Ricordo che una ventina di anni fa, in tempo di vacanza, passavo spesso a piedi per la strada che da Sant\u2019Angelo in Colle conduce a Castelnuovo dell\u2019Abate, cio\u00e8 all\u2019Abbazia di Sant\u2019Antimo; a qualche chilometro da Sant\u2019Angelo, mi capitava di incontrare una grossa scrofa che pascolava nell\u2019oliveta sottostante la strada bianca, da cui ne ammiravo le evoluzioni. Si chiamava Tina \u2013 me l\u2019avevano detto gli abitanti del podere \u2013 e al richiamo, quando era lontana, arrivava al galoppo, facendo tremare la terra. Avevo preso l\u2019abitudine di portarle una mela o un pezzo di pane raffermo e Tina rispondeva all\u2019appello con tale entusiasmo che pensavo mi riconoscesse.<\/p>\n<p>Un giorno, passo di l\u00ec e mi metto a strillare per chiamarla, ma Tina non risponde e io \u2013 da vera milanese che guardava la campagna con affumicati occhiali cittadini \u2013 busso al podere e chiedo ragguagli.<\/p>\n<p>Tina non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, mi rassicurano, \u201cl\u2019\u00e8 salami\u201d; io resisto al groppo di pianto, penso che comunque non sono vegetariana, ma non tralascio un apprezzamento un po\u2019 sciocco: \u201coh ma era cos\u00ec buona!\u201d.<\/p>\n<p>Quello del podere, non so se ironico o sarcastico, mi rassicura dicendomi che Tina \u00e8 sempre buona: \u201canche ora\u201d.<\/p>\n<p>Mi torna in mente questo episodio, leggendo la recensione a un libro dell\u2019antropologo Marino Niola, che \u2018fotografa\u2019 il nostro approccio al cibo, analizzando il profondo cambiamento dei consumi; saltano agli occhi le nuove sensibilit\u00e0, che aggregando le persone in veri e propri gruppi, in questi anni sono diventate sempre pi\u00f9 visibili, fino a configurare nuovi mercati e nuovi interessi.<\/p>\n<p>Vent\u2019anni fa leggevamo le mappe dei consumi, per capire \u2013 attraverso i cluster psicografici \u2013 com\u2019era il profilo ideale di un potenziale lettore di libri; oggi, quegli stili di vita che parevano numericamente flebili si sono consolidati e spesso radicalizzati, dando vita a un universo alimentare variamente segmentato, con l\u2019irruzione sulla nostra tavola di istanze ambientaliste, salutiste, etniche, religiose, animaliste, spirituali, paesaggistiche; e forse ho dimenticato qualcosa \u2026<\/p>\n<p>Ai tempi della pubblicit\u00e0 \u2013 quella vera, scientifica, che deve servire a vendere e non altro \u2013 \u00e8 nozione acquisita che non puoi pensare di fare una campagna per vendere un prodotto, se non ci sono i presupposti per affermarlo; sembra una banalit\u00e0, ma non siamo arrivati a tenere in rispettosa \u2013 se non reverente \u2013 considerazione i vegani, oltre agli ormai scontati vegetariani, per inerzia; n\u00e9 la \u201cmassaia\u201d (che nel frattempo \u00e8 diventata sempre pi\u00f9 unisex e spesso gay \u2013 Barilla insegna \u2013) pretende il \u201cbio\u201d solo per sentito dire o perch\u00e9 sempre pi\u00f9 spesso l\u2019aggettivo \u2018biologico\u2019 qualifica un cibo pi\u00f9 sicuro (o pi\u00f9 benefico, o meno inquinante, o pi\u00f9 salutare).<\/p>\n<p>Il cibo \u00e8 diventato conversazione, \u00e8 affermazione \u2013 non tanto di un\u2019identit\u00e0 nazionale o regionale \u2013, \u00e8 divenuto (non solo diventato) un presidio culturale, nel senso pi\u00f9 profondo dell\u2019aggettivo. Io mangio cos\u00ec, perch\u00e9 cos\u00ec io penso, cos\u00ec io sono.<\/p>\n<p>Penso quindi mi nutro; e i pensieri, spesso inespressi, latenti, magari vaghi, vanno e provengono da molteplici direzioni: la crisi ci ha abituati tutti a una maggiore attenzione (anche quelli che non hanno troppo sofferto in questi anni), una specie di pauperismo \u00e8 diventato quasi un modo nuovo di consumare (meno, ma meglio); sempre la crisi ha accelerato un processo di maggior attenzione agli sprechi, anche ambientali; la crisi, ancora, ci obbliga a volgere lo sguardo alla ricerca di risorse che possano diventare lavoro, nuovo lavoro.<\/p>\n<p>Queste considerazioni sfiorano appena la complessit\u00e0 di un cambiamento di sguardo generalizzato \u2013 quindi anche a proposito del cibo \u2013 di cui \u00e8 urgente tenere conto, perch\u00e9 al capolinea delle scelte diverse che diventano di massa, ci sono posti di lavoro, tipi di attivit\u00e0, situazioni economiche \u2013 che cambiano, che crescono, che cessano di essere redditizie \u2013.<\/p>\n<p>Chi scrive \u00e8 tutt\u2019ora onnivora \u2013 ma in modo residuale e con notevoli contraddizioni \u2013 difatti mi rendo conto di evitare la carne e pure il pesce, ma mi capita ancora, ma raramente, di mangiarne. Vivo in Toscana e in campagna, cio\u00e8 in un contesto pi\u00f9 carnivoro di quello da cui provengo; molti anni fa, arrivando dal nord non mi pareva vero papparmi una fetta di arista, tagliata spessa, colante olio profumato, tenera e invitante e appagante; e mai l\u2019avrei chiamata Tina, me la sarei sbafata e basta.<\/p>\n<p>Ora, il mio avvocato \u2013 cacciatore di lungo corso \u2013 mi ha confidato, senza sentirsi un traditore della patria tosco-senese, le delizie di un nuovo ristorantino vegetariano, apprezzando e descrivendomi la raffinatezza dei piatti e permanendo (per ora) carnivoro.<\/p>\n<p>IMG_0670<\/p>\n<p>Senza sondaggi, ma tastando i gusti della gente e le nuove abitudini, segno dei tempi mutati \u00e8 l\u2019apertura a Montalcino di un negozio la cui insegna dice \u2018bio\u2019; ora, in questa terra di cacciatori, di salsicce, di carne che accompagna mitici vini, di gente ligia a una tradizione in completa controtendenza rispetto alle considerazioni che ho esposto qui sopra, accanto ai cibi della tradizione \u2013 il miele, il farro, le lenticchie, i ceci, i caci, l\u2019olio extravergine e naturalmente i vini (rigorosamente bio o addirittura biodinamici) \u2013 ecco il futuro cosmopolita e nostrano che avanza, sotto forma di quinoa, soia, pasta integrale e panetti di tofu.<\/p>\n<p>E se il vino resta il protagonista, la zizzania \u00e8 un legume o un cereale alternativo al riso, e il latte di riso \u00e8 apprezzatissimo dai neo-lattofobi, una casta tutt\u2019altro che esigua, che mette a rischio i meravigliosi formaggi della zona, anche quelli bio.<\/p>\n<p>Ogni tanto io penso al prosciutto, qualche volta ne mangio; ma so bene che perfino chi alleva animali non sfugge a una nuova forma di sensibilit\u00e0 verso la loro vita; \u00e8 un sentimento che si sta diffondendo e che non necessariamente si traduce in astinenza; spesso prende la forma di una richiesta: un mondo meno \u2018bestiale\u2019, anche per gli animali.<\/p>\n<p>Il cibo \u00e8 davvero diventato conversazione e Expo \u2013 se la politica non \u00e8 abitata da stupidi, come ogni tanto lascia intuire \u2013 potrebbe figliare una vera attenzione al riguardo, con molte implicazioni positive.<\/p>\n<p>Possiamo, potremmo, nutrire un pezzo di mondo, spaziando dal porco al farro, ma saziando soprattutto la fame pi\u00f9 sublime di quelli che non si accontentano di riempire solo la pancia, e mettendo a frutto vecchie nuove vocazioni, possiamo trovare strade nuove, nel cibo, nell\u2019ambiente e nell\u2019arte, per far avanzare la nostra civilt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MONTALCINO. 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