I listini europei si confermano in calo in seguito all’inattesa svolta restrittiva della Bce e Wall Street ha aperto in ribasso dopo i dati sui prezzi al consumo, in accelerazione per il sesto mese consecutivo, mentre prosegue l’attacco russo in Ucraina.
Il Ftse Mib di Milano, in ribasso del 3%, torna a 23.160 punti. Negativi anche il Dax di Francoforte (-2,1%), il Cac 40 di Parigi (-2,1%), il Ftse 100 di Londra (-0,9%) e l’Ibex 35 di Madrid (-0,5%). Oltreoceano, perdono terreno Dow Jones (-0,6%), S&P500 (-0,9%) e Nasdaq (-1,5%).
La Bce ha lasciato i tassi di interesse invariati e ha annunciato a sorpresa che accelererà il ritiro degli stimoli monetari. Gli acquisti netti mensili nell’ambito del programma APP ammonteranno a 40 miliardi ad aprile, 30 miliardi a maggio e 20 miliardi a giugno e il programma potrebbe terminare nel terzo trimestre laddove le prospettive di inflazione non dovessero indebolirsi. La calibrazione del piano sarà guidata dai dati e rifletterà la valutazione in evoluzione delle prospettive.
L’Eurotower ha inoltre alzato la stima di inflazione per il 2022 al 5,1% (2,1% nel 2023) e ha abbassato quella sulla crescita del pil a 3,7% nel 2022 (2,3% nel 2023).
L’istituto ha precisato che eventuali adeguamenti dei tassi di interesse di riferimento avverranno qualche tempo dopo la fine degli acquisti netti nell’ambito del Paa e saranno graduali. La Bce ha dunque deciso di intervenire per contenere le pressioni sui prezzi, ma al tempo stesso mantiene un atteggiamento cauto a causa dell’incertezza legata all’invasione russa dell’Ucraina, uno “spartiacque per l’Europa”.
La presidente Christine Lagarde ha precisato che i rischi per l’outlook sono sensibilmente aumentati. La crescita rimarrà debole nel primo trimestre mentre è sempre più probabile che l’inflazione si stabilizzi al suo obiettivo del 2% nel medio termine.
Archiviata la Bce, la prossima settimana sarà il turno della Fed, che verosimilmente alzerà i tassi di 25 punti base. Nel frattempo, gli operatori valutano gli ultimi dati sull’inflazione statunitense, che ha accelerato in linea con le attese al 7,9% tendenziale a febbraio (+0,8% la variazione mensile).
In lieve aumento le richieste settimanali di disoccupazione 227 mila unità, mentre in Italia l’indice dei prezzi alla produzione a gennaio ha registrato un balzo del 12,4% mensile e del 41,8% annuo.
Per quanto riguarda le tensioni belliche, l’incontro odierno svoltosi in Turchia tra il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov e il suo omologo ucraino Dmytro Kuleba è terminato con un nulla di fatto, anche se le parti hanno deciso di continuare i colloqui in questa forma.
Sul Forex l’euro/dollaro scende a 1,01 e il cambio tra biglietto verde e yen risale a 116,3. Tra le materie prime restano in rialzo le quotazioni del greggio con il Brent (+2,8%) a 114 dollari e il Wti (+1,9%) a 110,4 dollari. Gli Emirati Arabi Uniti hanno chiesto all’Opec+ di aumentare la produzione più rapidamente per alleviare le turbolenze sui mercati energetici.
Sull’obbligazionario, lo spread Btp-Bund schizza a 160 punti base, con il rendimento del decennale italiano in aumento di circa 20 punti base all’1,87% in scia ai toni restrittivi della Bce. In mattinata, il Tesoro ha assegnato nell’asta odierna Bot annuali per 6 miliardi, con rendimento in diminuzione a -0,436%.
Tornando a Piazza Affari, fra le big cap prevalgono le vendite, soprattutto su Azimut (-8,7%), Iveco (-7,1%), Bper (-6,4%) e Intesa (-6,4%), mentre scambiano in positivo Leonardo (+1,9%) in attesa dei conti, Tenaris (+2,3%) e Telecom Italia (+4,6%). Italgas a -1,7%, dopo aver diffuso prima dell’apertura i risultati 2021.
Fonte MarketInsight



