Wall Street si incendia di nuovo e continua il rally, ormai senza sosta, indipendentemente da qualche trimestrale non troppo brillante e dall’uscita di dati macro economici piuttosto opachi e che comunque non lasciano intravedere una grande ripresa economica nei prossimi mesi.
A trascinare i listini è stata ancor auna volta l’idea che il pacchetto fiscale proposto dai democratici sia approvato in tempi brevi e nella sua pianificazione iniziale, con il risultato di inondare l’economia di ulteriore liquidità.
Nasdaq (+1,2%), S&P500 (+1,1%) e Russell 2000 (+1,8%) registrano tutti nuovi massimi storici, con l’indice delle small caps che raggiunge anche la quota dei 2.200, con un progresso del 120% rispetto ai mille punti toccati nel crollo dello scorso marzo.
Dow Jones anch’esso in progresso del 1,10%, sopra comunque i 31.000 punti.
VIX in ribasso di quattro punti percentuali a 21,8 punti con uno dei più imponenti crolli nell’ultime tre sedute, nelle quali è sceso da 37 punti a 22.
Mercato obbligazionario con rendimenti invariati sulla parte lunga della curva dei tassi. Il Tbond resta al 1,13% dopo un picco al 1,16%.
Giornata ancora negativa per i metalli preziosi con l’oro che perde due punti percentuali e scivola al di sotto dei 1.800 dollari l’oncia e l’argento che perde anch’esso il due per cento, ma tiene l’importante supporto dei 26 dollari. Lunedì scorso aveva superato intraday anche quota $30, massimo dal 2011.
Non si ferma invece la corsa del petrolio (+2%) che risale oltre i 56 dollari al barile e sfiora (+1%) i $57 nella mattinata asiatica.
Sul mercato valutario prosegue la fase di rafforzamento del dollaro che guadagna ancora terreno nei confronti dell’euro in quattro delle ultime cinque sedute. Il biglietto verde si inerpica fino a 1,197.
Fonte MarketInsight




