Partenza positiva a Wall Street dopo la chiusura negativa di ieri a seguito della pubblicazione dei dati sull’inflazione di gennaio superiori alle attese.
Dopo pochi minuti di scambi, il Nasdaq guadagna lo 0,3% e il Dow Jones lo 0,1%. Invariato lo S&P 500.
Lo scorso mese, i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono cresciuti del 7,5% su base annua (+0,6% su base mensile), oltre il +7,3% stimato dal consensus e accelerando rispetto al +7% registrato a dicembre.
L’indice core, al netto di alimentari ed energia, ha evidenziato un aumento del 6% (+0,6% su base mensile), oltre il +5,9% previsto dagli analisti e rispetto al +5,5% del mese precedente.
Numeri che alimentano le aspettative degli investitori riguardo una possibile stretta più severa del previsto della politica monetaria della FED. Gli analisti prevedono un primo ritocco fino a 50 punti base nel meeting di marzo e fino a un punto percentuale nelle quattro riunioni successive.
James Bullard, presidente della Federal Reserve di St. Louis e componente con diritto di voto del Fomc, ha detto non soltanto di essere favorevole a un rialzo dei tassi d’interesse di 50 punti base a marzo, ma di un intero punto percentuale entro l’inizio di luglio, in risposta all’andamento dell’indice dei prezzi. Una mossa del genere da parte dell’istituto Usa provocherebbe probabilmente una reazione anche da parte della BCE.
Dopo l’intervento di Bullard, gli economisti di Goldman Sachs hanno aggiornato le proprie proiezioni sui tassi Fed, stimando sette aumenti nel corso dell’anno ma non un aumento dello 0,5%.
Secondo la banca d’affari, la Fed aumenterà i fondi federali di 25 punti base in ognuna della sette riunioni del Federal Open Market Committee, ma per quanto “sia plausibile un aumento di 50 punti base a marzo, la maggior parte dei funzionari della Fed che hanno commentato si sono opposti all’idea”.
Di pensiero diverso gli analisti di Citigroup, secondo cui l’IPC core di gennaio ha indicato che” l’inflazione sostenuta si aggira intorno al 6%”, e la Fed aumenterà i tassi “di 50 punti base a marzo, seguito di quattro aumenti di 25 punti base a maggio, giugno, settembre e dicembre”. Se la Fed dovesse seguire le previsioni degli economisti, i fed funds potrebbero toccare un intervallo dell’1,5%/1,75% a fine anno.
Sale la tensione tra Occidente e Russia sull’Ucraina e i prezzi del greggio virano al rialzo con l’Aie che ammonisce l’Opec+. A gennaio i due benchmark del greggio hanno raggiunto nuovi massimi dal 2014.
Nel mentre il presidente americano, Joe Biden, ha avvertito i cittadini statunitensi di lasciare immediatamente l’Ucraina poiché le tensioni con la Russia sulla sua attività militare al confine con il Paese continuano a intensificarsi. Mosca ha, infatti, tenuto esercitazioni militari in Bielorussia e sul Mar Nero.
In questo quadro i rendimenti continuano a registrare nuovi massimi, con il rendimento del decennale americano che scende di tre punti base al 2% e con quello del biennale che perde 3 punti base all’1,55%.
Sul Forex il cambio euro/dollaro arretra a 1,139 e il dollaro/yen scende a 115,9. Tra le materie prime in rialzo le quotazioni del greggio, con il Brent (+1%) a 92,4 dollari e il Wti (+1,3%) a 91 dollari.
Fonte MarketInsight




