Seduta di acquisti sulle principali borse asiatiche, dopo che Wall Street si è ripresa verso la fine di una stressante giornata di negoziazione, quando l’Occidente, incluso il presidente americano Joe Biden, ha sanzionato la Russia per la sua invasione dell’Ucraina.
In Asia, la Banca centrale cinese ha aumentato la liquidità; il Giappone ha annunciato ulteriori sanzioni a Mosca, tra cui il congelamento dei beni di gruppi, banche e individui russi e la sospensione delle esportazioni di semiconduttori e altri beni sensibili alle organizzazioni legate ai militari in Russia.
All’inizio della settimana, il Giappone aveva sospeso le nuove emissioni e la distribuzione di titoli di stato russi in Giappone, con l’obiettivo di ridurre le opportunità di finanziamento per la Russia. Vietato anche il commercio con le due regioni separatiste ucraine.
Il presidente Joe Biden, dal canto suo, ha imposto sanzioni più severe al Cremlino, promettendo di infliggere un “costo grave all’economia russa” che ostacolerà la sua capacità di fare affari in valute estere.
Ma gli Stati Uniti e i loro alleati hanno escluso dalle sanzioni le esportazioni di petrolio della Russia ed evitato di bloccare l’accesso alla rete di pagamento globale Swift.
Il conflitto in Ucraina aumenta il rischio di una battuta d’arresto dell’inflazione e della crescita per l’economia globale. Russia e Ucraina sono i principali esportatori di grano, mentre la Russia è anche ricca di energia e metalli.
Le interruzioni dell’offerta potrebbero alimentare pressioni sui prezzi già elevate proprio mentre la Federal Reserve si prepara a inasprire la politica.
La Fed statunitense sembra certa di aumentare i tassi per la prima volta dal 2018, con l’unico interrogativo su quanto velocemente e quanto aggressivamente si muoverà, a partire dal prossimo mese. Il governatore Christopher Waller ha affermato che un tale passo potrebbe essere giustificato se i dati economici continuano a essere caldi.
Sul fronte macro, secondo i dati diffusi dal ministero nipponico di Affari Interni e Comunicazione, a febbraio l’indice dei prezzi al consumo nella regione di Tokyo è aumentato dell’1% annuo, oltre le attese (+0,7%) e lo 0,6% di gennaio (rivisto da 0.5%).
Sempre in Giappone, a dicembre il Leading Index (finale) si è attestato a 104,8 punti, superiore ai 104,3 punti del dato preliminare e ai 103,2 di novembre.
Sul forex, il cambio euro/dollaro scende in area 1,121 e il dollaro yen a 115,3. Tra le materie prime, balza il petrolio con il Brent a 98,10 dollari (+2,8%) al barile e il Wti (+2,5%) a 95,13 dollari al barile. Oro a 1.918 dollari l’oncia (-0,4%).
Tornando ai listini asiatici, in Cina Shanghai e Shenzhen guadagnano rispettivamente lo 0,4% e l’1,1%. Hong Kong in controtendenza a -0,5%.
In Giappone Nikkei guadagna l’1,9% e il Topix l’1%.
Il tutto dopo le seguenti chiusure di ieri a Wall Street: Nasdaq (+3,3%), Russell 2000 (+2,7%), S&P500 (+1,5%) e (+0,3%).
Fonte MarketInsight





