Prosegue il recupero delle borse europee, grazie agli spiragli di dialogo tra Vladimir Putin e il governo ucraino dopo l’invasione cominciata ieri, mentre Wall Street è incerta nei primi scambi.
Il Ftse Mib di Milano guadagna il 3,3% in area 25.700 punti, positivo come il Ftse 100 di Londra (+3,4%), l’Ibex 35 di Madrid (+3,2%), il Cac 40 di Parigi (+2,9%) e il Dax di Francoforte (+2,8%).
Oltreoceano, contrastati Dow Jones (+0,5%), S&P500 (+0,4%) e Nasdaq (-0,2%), dopo alcuni dati migliori delle attese su reddito e spesa personale e ordini di beni durevoli. In linea con le attese il deflatore Pce, misura sull’inflazione statunitense monitorata dalla Fed per le sue decisioni di politica monetaria.
Le truppe russe continuano ad attaccare obiettivi militari e civili mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky offre a Vladimir Putin di avviare un dialogo. Il Cremlino resta disposto a trattare solo in caso di resa di Kiev, ma anche il leader cinese Xi Jinping ha consigliato a Putin di negoziare.
Per il momento le sanzioni imposte dagli Usa e dagli alleati nei confronti della Russia sono state meno drastiche del previsto, risparmiando l’export di energia e l’accesso al sistema di pagamenti internazionali Swift, anche a causa delle potenziali ricadute su paesi come Germania e Italia che hanno stretti scambi commerciali e dipendono dal gas russo. In corso a Bruxelles una riunione tra i ministri degli Esteri dell’Unione europea sugli ulteriori provvedimenti da adottare.
In ogni caso, il conflitto in Ucraina rischia di pesare sulla crescita economica, soprattutto in Europa, alimentando ulteriormente le pressioni sui prezzi per via dei rincari di commodity come metallo e grano, di cui Mosca e Kiev sono grandi esportatori.
Dinamica che potrebbe indurre la Bce a rinviare il ritiro degli stimoli monetari, mentre la Federal Reserve dovrebbe comunque iniziare ad alzare i tassi di interesse a partire da marzo. Le incertezze a livello geopolitico portano ad escludere una stretta monetaria più severa, ma l’ipotesi più probabile resta quella di sei ritocchi ai tassi di interesse da 25 punti base ciascuno nel 2022.
Dall’agenda macroeconomica sono giunti in mattinata i dati sul Pil tedesco (-0,3% nel quarto trimestre del 2021 rispetto al terzo trimestre, +1,8% su base annua), la fiducia dei consumatori in Italia (in calo a 112,4 punti, mentre sale quella delle imprese a 108,2) e nell’eurozona (confermato il calo a -8,8 punti).
Sul Forex l’euro/dollaro risale a 1,125 mentre il cambio fra biglietto verde e yen è poco mosso a 105,55. Variazioni contenute anche per le quotazioni del greggio, con il Brent (-0,3%) a 95,1 dollari e il Wti (flat) a 92,9 dollari.
Sull’obbligazionario, lo spread Btp-Bund si attesta a 162 punti base, con il rendimento del decennale italiano all’1,86%.
Tornando a Piazza Affari, accelerano le big cap con Enel (+6%), Prysmian (+5,5%) e Unicredit (+5,2%) in testa mentre viaggia in frazionale ribasso solo Diasorin (-0,2%).
Fonte MarketInsight



