SIENA. Uuna comunicazione costante, basata su un’informazione semplice e comprensibile, è oggi fondamentale per raccontare correttamente il vino e il suo ruolo all’interno di un modello alimentare equilibrato. È questo uno dei messaggi chiave emersi dall’incontro “Il vino: ma non era un alimento?”, promosso da Confagricoltura Siena, che ha messo a confronto mondo scientifico, sanitario e produttivo.
E’ stata ribadita con forza la necessità di superare un errore concettuale ancora troppo diffuso: l’equazione vino = alcol. Un’assimilazione fuorviante che non tiene conto della complessità del vino, della sua storia e del suo ruolo culturale. «Abbiamo evidenziato gli elementi costitutivi fondamentali di un prodotto complesso come il vino – ha spiegato Claudio Rossi, professore emerito dell’Università di Siena – sottolineando come, oltre all’etanolo, contenga molti altri componenti e come un consumo moderato produca effetti positivi anche in termini di convivialità».
Il tema della dipendenza è stato affrontato in modo netto e scientificamente fondato. «Si parla di dipendenza da alcol e non da vino – ha chiarito Alessandro Cuomo, professore associato di Psichiatria all’Università di Siena e all’Azienda ospedaliero-universitaria Senese –. Il vino, parte della nostra tradizione, è una delle bevande più tracciate e controllate ed è profondamente legato alla convivialità, a differenza di superalcolici ed energy drink, che mostrano una maggiore propensione al rischio soprattutto nelle popolazioni fragili». Il punto di equilibrio, ha sottolineato Cuomo, è bere in modo moderato, nel momento giusto e con consapevolezza.
Il legame tra vino e modello alimentare è stato approfondito da Anna Maria Aloisi, ordinario di Fisiologia all’Università di Siena, che ha ricordato come il vino faccia parte della dieta mediterranea e come la famiglia abbia un ruolo centrale nella costruzione di una consapevolezza alimentare e culturale, anche rispetto al bere.
Dal mondo produttivo è emersa la necessità di una comunicazione più corretta e responsabile. Andrea Rossi, presidente di AVITO, ha sottolineato come «per i nostri territori il vino rappresenti storia, identità e cultura, oltre a essere un elemento di socialità e convivialità. Accanto a questo, è evidente la necessità di affrontare anche il tema del consumo consapevole, in un mercato che evolve e in cui cambiano le abitudini dei consumatori».
«È emersa con chiarezza la necessità di veicolare meglio il concetto di modello alimentare, in cui il vino è protagonista e non sinonimo di alcol – ha concluso Gianluca Cavicchioli, direttore dell’Unione Provinciale Agricoltori di Siena rilanciando il valore strategico della comunicazione -. Moderatezza e consapevolezza sono concetti profondamente diversi dal consumo ricreativo e compulsivo, dove non conta cosa si beve ma solo bere alcol. Difendere le nostre tradizioni, i nostri costumi e la qualità della vita significa valorizzare una convivialità unica e attrattiva, che è parte integrante dei nostri territori».



