"Le domande che questa vicenda impone alla politica sono semplici e scomode: cosa significa una vita dignitosa per un lavoratore onesto?"
SIENA. La notizia dello sgombero dell’appartamento di via Pantaneto, dove undici lavoratori pakistani vivevano in condizioni igieniche e strutturali inaccettabili, non ci sorprende. Ci indigna, come deve indignare ogni persona che abbia a cuore la dignità umana. Ma non ci sorprende.
Perché quella porta sigillata dalla Polizia Municipale nascondeva qualcosa che molti di noi conoscono senza volerlo sapere: i lavoratori che tengono in piedi le cucine dei ristoranti del nostro centro storico, che preparano i piatti che portiamo in tavola la sera, che puliscono gli uffici quando ancora dormiamo. Persone con contratti regolari, contributi versati, datori di lavoro che ne riconoscono il valore umano e professionale. Eppure costrette a dormire su un materasso a terra, in dodici, con un solo bagno.
Questa non è una storia nuova. È la stessa storia che ha attraversato il Novecento italiano, quando i nostri emigranti al Nord o in Germania o in Svizzera venivano accolti con cartelli che dicevano “non si affitta ai meridionali”, quando vivevano in baracche o in sovraffollamento perché il mercato non li voleva come abitanti, solo come forza lavoro. La storia si ripete, e noi continuiamo a fare finta di non vederla.
Le domande che questa vicenda impone alla politica sono semplici e scomode: cosa significa una vita dignitosa per un lavoratore onesto? Le nostre città sono in grado di accogliere esseri umani che vogliono vivere del proprio lavoro, o le accolgono solo come ingranaggi invisibili dell’economia? Quanto è difficile, per chi lavora regolarmente, accedere a una casa?
A Siena, come in molte città italiane, il mercato immobiliare è dominato dalla rendita turistica e dall’affitto breve. Per un lavoratore straniero — ma sempre più anche per un giovane italiano — trovare un alloggio dignitoso a un prezzo sostenibile è diventato quasi impossibile. Il risultato è quello che abbiamo visto: non clandestinità, non illegalità dei lavoratori, ma il fallimento di un sistema che produce ricchezza senza distribuirla, che consuma forza lavoro senza garantire i diritti fondamentali di chi lavora.
Chiediamo al Comune di Siena di aprire un confronto serio e urgente sul diritto all’abitare, con particolare attenzione ai lavoratori a basso reddito e alle comunità migranti regolarmente presenti sul territorio. Chiediamo che si verifichi quante situazioni analoghe esistano in città, nell’indifferenza generale. Chiediamo che si valuti ogni strumento disponibile — dall’edilizia residenziale pubblica agli accordi con i privati — per garantire che chi lavora a Siena possa anche viverci con dignità.
Quella porta sigillata deve diventare una porta aperta: sulla realtà che non vogliamo vedere, e sulle politiche che abbiamo il dovere di costruire.
Sinistra Italiana Siena -AVS




