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Tanzarella su Report: "E

Una trasmissione che parla i fatti fa il suo mestiere

SIENA. Le paradossali reazioni del potere (o ex potere) senese alla puntata di “Report” andata in onda domenica scorsa su Rai 3, offrono ulteriore e definitiva testimonianza della mutazione antropologica che negli ultimi dieci anni ha subito la politica senese. Una volta il giornalismo d’inchiesta turbava i sonni e rovinava il fegato dei politici di destra. Durante la prima repubblica, erano i notabili della vecchia DC a inveire contro il giornalismo “scandalistico” di testate come “L’Espresso”, “l’Unità”, più tardi “La Repubblica”, colpevoli di infangare la Patria. Magari mettevano solo in luce ruberie di un ceto politico corrotto che la Patria la depredava. Ma se criticavi quel ceto politico eri un nemico della Patria, perché esso pretendeva appunto di identificarsi con l’Italia. Nell’immediato dopoguerra, i capolavori del nostro neorealismo cinematografico (“Ladri di biciclette”, “Sciuscià”, “Paisà”, ecc.), dal potere venivano condannati perché mettevano in evidenza “la parte peggiore del Paese” e quindi lo diffamavano.

Oggi, leggendo le lamentazioni della nomenklatura senese contro Gabanelli e colleghi, ritroviamo esattamente quella logica e quella stessa arroganza. Pure “Report” è un prodotto di Rai 3, la rete di “sinistra”; pure è una trasmissione che ha realizzato inchieste coraggiose e meritorie su tanti argomenti, capitalizzando la simpatia dell’opinione pubblica progressista e liberal italiana, e in quella trasmissione non c’era alcuno scoop: tutto quello che vi si diceva abbiamo potuto leggerlo negli ultimi mesi sulle pagine del “Corriere della sera”, de “La Repubblica”, de “Il sole 24 ore” e anche altrove. Ma per la nostra nomenklatura è inaccettabile.

Nessuna controdeduzione, nessuna confutazione dei fatti e dei dati esibiti dal programma: semplicemente il teorema per cui se si parla con taglio critico della realtà senese – cosa oggi quanto meno doverosa e inevitabile – si diffama la città. Se non ci si uniforma alla lettura della nostra crisi che viene data dai poteri locali (tutta colpa della crisi internazionale e del destino cinico e baro) si è nemici della città.

In realtà da anni, a Siena, chiunque si azzardasse ad evidenziare la deriva finanziaria verso cui la città andava orientandosi, veniva tacciato di nemico della patria, vate di sventura e strumentalizzatore. E’ la tipica logica, molto berlusconiana, per cui colpevole dei danni non è chi li provoca, ma chi li denuncia. Del resto i politici locali, le massime autorità della banca avrebbero avuto la possibilità di essere intervistati e replicare: hanno scelto di non farlo.

La crisi del Monte è un fatto; il dissesto dell’Università è un fatto; i procedimenti penali per Ampugnano sono un fatto. Se una trasmissione di inchiesta ne parla – dandone l’interpretazione che l’esame del contesto le suggerisce – non fa altro che il suo mestiere. Si chiama: Giornalismo. Sarà bene che anche da queste parti comincino a farci l’abitudine.

Fausto Tanzarella

(foto tratta dal profilo Facebook)

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