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Sinistra Italiana: “Le università di Siena e la città: domande che non si possono rinviare”

"Studenti e lavoratori segnalano da mesi una contrazione dei servizi: orari ridotti nelle biblioteche e nelle sedi dipartimentali, difficoltà nei percorsi amministrativi, un clima di incertezza che si percepisce nelle aule"

SIENA.  Siena è una città universitaria da otto secoli. Le sue università non sono un elemento accessorio del paesaggio urbano: rappresentano il principale motore economico e culturale del territorio, la ragione per cui migliaia di giovani scelgono di vivere qui, la base su cui poggia anche il Policlinico Le Scotte. Quando le università entrano in crisi, non è solo un problema accademico: è un problema dell’intera città.

Nelle ultime settimane il Rettore dell’Università di Siena, prof. Roberto Di Pietra, è intervenuto più volte sui media indicando nei tagli governativi e nei fattori strutturali esterni le cause principali delle difficoltà dell’Ateneo. Quei tagli sono reali — il Fondo di Finanziamento Ordinario ha subito una riduzione di 8,2 milioni di euro nel 2024 — e la politica del Governo Meloni verso l’università pubblica merita una critica chiara e netta. Ma la crisi del sistema universitario senese è più profonda e richiede domande più coraggiose.

Il disagio che non si vede nei comunicati

Studenti e lavoratori segnalano da mesi una contrazione dei servizi: orari ridotti nelle biblioteche e nelle sedi dipartimentali, difficoltà nei percorsi amministrativi, un clima di incertezza che si percepisce nelle aule. A questo si aggiunge una lenta ma costante diminuzione di studenti e studentesse che scelgono altri Atenei.

Con il PNRR, secondo i documenti ufficiali, all’Università di Siena sono stati assegnati 22 milioni di euro. Non risulta però, ad oggi, una rendicontazione pubblica alla comunità: cosa è stato realizzato, quanti posti di lavoro stabili sono stati creati, quali ricadute concrete ci sono state sulla capacità di attrarre studenti.

Anche la vicenda dei 29 docenti dell’area medica — che verrebbero assunti con risorse del fondo sanitario regionale, in un momento in cui il bilancio della sanità toscana presenta un deficit significativo — solleva una questione più generale: quale modello intende adottare l’Ateneo per garantire la propria sostenibilità?

UniStraSi: la crisi silenziosa

I tagli del Governo colpiscono anche l’Università per Stranieri di Siena: la Legge di Bilancio 2025 prevede una riduzione di oltre 620.000 euro, e il bilancio sembrerebbe raggiungere il pareggio solo grazie all’utilizzo delle riserve.

I giovani ricercatori precari segnalano inoltre che le risorse per le assunzioni rischiano di essere assorbite dagli adeguamenti stipendiali obbligatori, lasciando senza prospettive chi è a fine contratto PNRR.

Meno studenti, meno città

Meno studenti significa meno affitti, meno consumi, meno lavoro nei servizi, meno futuro per i giovani senesi. Significa anche un Policlinico Le Scotte più fragile. La crisi dell’università è la crisi di Siena.

Le domande alla città

Sinistra Italiana Siena chiede l’apertura di una discussione pubblica sul futuro delle università cittadine e pone alcune domande:

– Qual è la visione strategica degli Atenei?
– Quali politiche per attrarre studenti e trattenere talenti?
– Come garantire la sostenibilità del sistema universitario?
– Quali tutele per i lavoratori precari?
– Quali risultati concreti ha prodotto il PNRR?
– Qual è il ruolo dell’amministrazione comunale e della Regione Toscana?

UniSi e UniStraSi sono un patrimonio di tutta la città. La loro crisi richiede un confronto aperto, basato su dati trasparenti, tra istituzioni, lavoratori, studenti e cittadini.

Sinistra Italiana Siena si impegna a promuovere questo confronto e invita la città a partecipare.

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