Siena Cambia propone il codice a barre ed un criterio di ripartizione virtuoso dei costi
Ogni utente riceverà 4 completi di etichette, ognuno riferito alle classi di rifiuto (indifferenziata, plastica, carta, multimateriale). Prima di depositare il rifiuto, l’utente applicherà l’etichetta corrispondente, magari riconoscibile per colore. Non sarà pertanto necessaria la realizzazione di contenitori specifici, ma qualunque involucro potrà essere utilizzato semplicemente applicando l’etichetta.
Condizione obbligatoria: nessun contenitore di rifiuti può essere depositato senza riportare un’etichetta adesiva. Largo quindi anche ai sacchetti riciclati dalla spesa, cartoni e quant’altro, ma tutti identificati. Ed ogni etichetta identificativa riferirebbe su chi lo ha depositato e cosa contiene. Questo fondamentale passaggio potrebbe disincentivare anche il fenomeno del deposito selvaggio in area centro storico. L’amministrazione fornirebbe pertanto un quantitativo di adesivi personalizzati all’utente che ne applicherebbe uno ogni volta che esce a gettare rifiuti. Controlli e verifiche sarebbero possibili fornendo banalmente ai Pubblici Ufficiali di lettore di codice a barre, in tutto simile a quello dei supermercati. Il numero di etichette potrebbe fornire le basi anche per un controllo quantitativo, (più bollini, più rifiuti) stabilendo i limiti per ogni singolo deposito.
I costi di adeguamento del sistema (etichette, lettori di codici ecc.), peraltro modesti, sono verosimilmente compensabili con il risparmio in termini di costi di igiene ambientale, con la miglioria delle condizioni igieniche ed in parte con le possibili sanzioni pecuniarie, dove previste.
Nell’ottica consumistica si pensa al ciclo di vita di un bene materiale come il passaggio dallo scaffale del supermercato, all’utilizzo, al cestino. Così non è. Il cestino è solo una fase di passaggio del ciclo, con un percorso che conduce in discarica, concettualmente identico a nascondere la polvere sotto il tappeto. Ogni amministrazione ha il dovere di mantenere il decoro e l’igiene del proprio territorio, ed una delle componenti è la raccolta della “spazzatura”. Chiarito che “si deve raccogliere, per il bene di tutti”, la domanda successiva è: “chi paga?”. La prima risposta è ovvia: “chi più sporca, più paga”. I criteri di calcolo sono i più disparati, dalla tassazione pro-capite alla tassazione per metro quadrato di immobile, criteri semplicistici ma accettabili che hanno come punto debole il fatto di non tenere per niente in considerazione delle abitudini delle persone.
Ogni cittadino deve capire che il territorio è un sistema chiuso: se butti a terra una buccia di banana, prima o poi ripassi da lì, e ci scivoli sopra. Ogni persona deve comprendere che il rifiuto è un costo per la società, e che se il suo vicino di casa non fa differenziata, il costo si ripercuote su tutto il condominio, quartiere, città. Ogni individuo deve intendere che qualunque comportamento virtuoso ha un ritorno positivo su tutta la cittadinanza ed il territorio. Per questo ogni persona deve fare bene ed insegnare al prossimo, magari con l’auspicabile coinvolgimento delle scuole, il medesimo comportamento, anche nella semplice raccolta dei rifiuti.




