"Una riforma inutile e dannosa per sottomettere la Giustizia al potere politico"
SIENA. Sono già oltre venti gli avvocati senesi che hanno deciso di costituire e aderire al Comitato per il “NO” al referendum che si terrà il 22 e 23 marzo prossimi. Gli italiani verranno chiamati a votare non su una vera e utile riforma della giustizia ma sul disegno politico di sottomettere la Magistratura allo strapotere politico, tentando una vera e propria spallata ad uno dei fondamenti delle democrazie liberali, vale a dire la divisione dei poteri – legislativo, esecutivo e giudiziario.
Si tratta di una riforma inutile perché la sbandierata separazione delle carriere tra Magistrati giudicanti (giudici) e Magistrati inquirenti (pubblici ministeri) di fatto esiste già e non da ieri. Con legge ordinaria e senza scomodare la nostra Costituzione, già oggi un magistrato che vuole passare da una funzione all’altra lo può fare soltanto una volta in tutta la sua carriera con la conseguenza di dover cambiare anche Regione dove svolgere la propria funzione. Di fatto, in media, chiedono questo passaggio non più di trenta magistrati all’anno, su un totale di circa diecimila. In sintesi, l’attuale maggioranza politica che governa in Italia, promotrice di questa pseudo-riforma, vorrebbe cambiare la Costituzione per questa inezia numerica, mentre di fatto la separazione delle funzioni già esiste. Una separazione che esiste soprattutto nei fatti, nella dialettica processuale: è una favola ormai consunta quella che racconta che PM e Giudici sono “troppo vicini” e quindi non garantiscono la cosiddetta terzietà del giudice. Sono tante e frequenti, infatti, le sentenze con le quali le richieste dei PM vengono spesso, molto spesso, rigettate e capovolte dai Giudici e così come sono molti i Giudici che vengono messi in discussione da atti e ricorsi dei PM. E allora perché la maggioranza di governo ha voluto a tutti i costi questa riforma? Anche questa cosa è ormai nota da tempo: si tratta semplicemente del primo passo per portare la magistratura inquirente cioè le Procure della Repubblica che indagano, sotto il controllo politico del governo, come era legalmente previsto anche in Italia prima dell’entrata in vigore della Costituzione repubblicana. Lo dimostra l’altro cardine di questa riforma: la divisione in due del Consiglio Superiore della Magistratura e la formazione di un’Alta Corte disciplinare, con “scelta” dei componenti togati mediante estrazione a sorte tra tutti i magistrati, come in una riffa di paese; Alta Corte che giudicherà i magistrati e che sarà costituita anche da una componente di diretta nomina della maggioranza politica. Ma questa sarebbe soltanto la prima “puntata”: la seconda fase di questo stravolgimento democratico sarà con tutta probabilità la cancellazione dalla Costituzione della “obbligatorietà dell’azione penale” qualunque sia il reato denunciato e da chiunque provenga la denuncia, facendo in modo, invece, che siano i pubblici ministeri a decidere a quali reati dare la priorità nelle indagini, magari dopo che la maggioranza politica in parlamento o direttamente il governo abbia fornito loro l’elenco di queste priorità.
E così, magari, si continuerebbe nel cammino già avviato (vedi per esempio l’abolizione dell’abuso d’ufficio e non solo) che vuole una giustizia penale con il pugno di ferro per i reati di “dissenso” politico (manifestazioni, scioperi, pseudo ordine pubblico) ovvero commessi dagli “ultimi” della società e la “mano di piuma” per quelli dei cosiddetti colletti bianchi, dei rappresentanti dei potentati economici o degli amministratori pubblici.
La nostra è una delle Costituzioni migliori al mondo, nata dalla Resistenza e dal rifiuto del totalitarismo, e proiettata fin dall’inizio a realizzare equilibrio democratico tra poteri limitati e mai assoluti o predominanti per un obiettivo ancora più alto: uguaglianza sostanziale, riconoscimento e garanzia dei diritti fondamentali della persona sia nella dimensione individuale che sociale.
Gli avvocati: Pietro Dinoi – Coordinatore, Paola Rosignoli, Fulvio Mancuso, Antonella Picchianti, Laura Passero, Daniele Petteruti, Silvia Monfardini, Riccardo Soldati Fratiglioni, Carla Lombardi, Caterina Moraca, Elena Moraca, Luca Goracci, Alessandro Lepri, Alessandro Rolandi, Erick Volpi, Francesco Montomoli, Rossana Salluce, Antonella Siani, Elpidio Ombres, Giulia Lepri, Francesca Del Giudice, Amos Pallai, Ilaria D’Amelio, Stefano Brizi. Brigida Piacentino



