“Contro l’industria bellica e le falsità sull’aumento occupazionale"

SIENA. Da Toscana Rossa riceviamo e pubblichiamo.
“Ciò che è accaduto ai lavoratori BEKO dello stabilimento di Siena ha dato l’ennesima dimostrazione degli effetti delle politiche promosse dall’Unione Europea e servilmente applicata dai governi italiani e dalla Regione Toscana degli ultimi venti anni. La mancanza di una politica industriale nel nostro paese nasconde infatti la scelta di smontare e svendere al migliore offerente un comparto industriale che era tra i migliori al mondo, ridotto ora a supermercato per multinazionali e speculatori. Le prime comprano tecnologie e know-how, i secondi monetizzano le chiusure speculando su siti e macchinari. I lavoratori sono carne da macello.
“Quando la Whirpool lasciava l’Italia – dice Jacopo Pellegrini, candidato al Consiglio Regionale per Toscana Rossa – come Potere al Popolo dicevamo: nazionalizzazione, controllo popolare o disoccupazione. Oggi la storia di BEKO a Siena, che ha comprato lo stabilimento per rimettere in strada i lavoratori nel giro di un anno, conferma che avevamo ragione”. Con un’unica differenza: i tanti lavoratori che hanno dovuto trovare altri modi di guadagnarsi da vivere, incentivati dall’azienda.
La novità è oggi, secondo la stampa, l’interesse di Leonardo, sulla scia delle politiche di riarmo europeo. Il ricatto è a questo punto chiaro: se volete lavorare, producete armi; armi che saranno usate in guerre per gli interessi di pochi, come dimostra il genocidio del popolo palestinese attivamente sostenuto da USA e UE.
È interessante notare il contegno di CISL, UIL e CGIL, che oscillano tra entusiasmo e silenzio, mentre la maggior parte del popolo italiano esprime ferma contrarietà ad ogni ipotesi di guerra.
Non più tardi di qualche mese fa, Giani annunciava il rilancio di un nuovo ciclo industriale per la BEKO, attraverso la legge regionale sui consorzi con una partnership “pubblico-privato”. La soluzione, un nuovo impianto produttivo per la guerra venduta all’opinione pubblica come occasione di rilancio occupazionale, è una menzogna guerrafondaia inaccettabile.
“Che questa sia soltanto una chiacchiera per fare parlare i curiosi o un’ipotesi con qualche fondo di verità è bene essere chiari – aggiunge Pellegrini -. Noi siamo al fianco dei lavoratori che bloccano le armi nei porti e negli aeroporti, non accettiamo che il nostro paese diventi un luogo di fabbriche di morte”.”.