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Mps, il paravento di tanti “movimenti” silenziosi

di Red

SIENA. Non c’è niente da fare, non si vuole arrendere. L’ex dipendente di JP Morgan ora Amministratore Delegato è persino commovente nel tentativo di fare l’aumento di capitale del Monte dei Paschi di Siena da 5 miliardi a spese di tutti: dai possessori di subordinate, che hanno già pagato il primo miliardo, ai 40mila che si dovrebbero aggiungere grazie alla Consob, che ha dato semaforo verde; dal fantomatico fondo del Qatar che sembra il deus ex machina di tante tragedie euripidee ai nuovi gonzi del mercato, che però non si vedono all’orizzonte, tanto che il consorzio di banche si è defilato perché, diamine, le banche vere i rischi non se li prendono!. Non si arrende, perché così JP Morgan aggiusterà il proprio bilancio con i 558 milioni di euro in commissioni che verranno incassate. E se pensiamo ai precedenti aumenti di capitale, si può dire che Rocca Salimbeni sia stata la gallina d’oro per i tanti consorzi di garanzia… pari a un aumento di capitale.

Intorno a Morelli vediamo affannarsi, con i vecchi metodi plumbei utili per nascondere la verità delle cose, autorità finanziarie e politici sconnessi. Applaudiamo al singolare silenzio di un ex presidente Renzi che con l’arma del ricatto morale – legando la sorte della banca a quella del referendum – è riuscito ad avere in Siena la maggioranza di SI’. Come ci colpisce il silenzio dei vari Merkel e Schaeuble, che dalla Germania non pontificano più su come si debba agire nei confronti degli istituti di credito in difficoltà. Perché? perché sono quelli che hanno più a temere dell’intervento dello Stato, già pronto in un cassetto (così scrivono i giornalisti veri, quelli che frequentano i politici).
Una qualsiasi forma di nazionalizzazione dimostrerebbe che le teorie deduttive di Red erano esatte; che la speculazione ha fatto bene a crederci, tanto da lucrare sull’altalena dei bilanci chiusi sì con l’attivo di gestione ma con la pietra al collo di continue contabilizzazioni di Non Performing Loans a orologeria per quattro anni consecutivi, bruciando miliardi come stoppini. Ma la soluzione del caso Monte dei Paschi di Siena farebbe spostare i riflettori su una nuova preda da azzannare: e qui sta il vero problema.
Il controllo persuasivo dei media (quello che in tutto il 2016 fino a qualche giorno fa non ha mai fatto parlare del prossimo referendum sul jobs act, tanto per capirsi) ha zittito ogni discorso sull’aumento di capitale di Deutsche Bank, dopo che l’istituto di credito tedesco avrebbe raggiunto un accordo con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti per pagare una multa di 5,4 miliardi di dollari, invece dei 14 miliardi inizialmente richiesti all’inizio di ottobre.
MPS sta facendo da parafulmine alla nuova ricapitalizzazione di Unicredit, banca probabilmente sana e che infatti ha raccolto sul mercato 13 miliardi. Strano a dirsi, perchè dovrebbe essere più facile raccoglierne cinque che non tredici… Ma l’apporto di nuovo capitale per un colosso come quello di DB che con poche decine di miliardi amministra un bilancio da 1.500 miliardi di euro e ha in pancia 600 miliardi di derivati (fonte: Il Sole 24 Ore) è tale da far tremare tutta la Nazione europea della finanza, l’unica cosa che tiene insieme i paesi della UE. Dove andrà a cercare nuova linfa la speculazione, secondo voi lettori?
Dal leone senese al King Kong germanico il passo è breve; la multa da 5,4 potrebbe tornare a 14 per non dover le autorità USA fare pesantissimi sconti ad altri istituti di credito con le stesse contestazioni rivolte a DB. E il fatto che si siano zittiti sull’argomento i media non vuol dire che non circolino pesanti dossier sulle scrivanie delle società finanziarie di tutto il mondo. E che partono dagli stess test americani del primo semestre che a Deutsche Bank avevano mostrato un pesantissimo cartellino rosso.
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