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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Mps: oggi la presentazione delle liste da parte dei soci privati

Dopo due giorni di "magra" il titolo risale

di Red

SIENA. Il mercato, ormai si è capito, è come una gran bella donna. Se viene lasciata da un uomo, se le si scheggia un’unghia, può fare spallucce… al massimo tenere il broncio per una mezza giornata, ma poi torna splendida come sempre, occhioni spalancati sul mondo.

Dopo la batosta dei giorni scorsi (un meno 12,4 per cento), seguita alla presentazione dei poco lusinghieri conti del 2011, alla presenza di un solitario quanto non responsabile Viola, il titolo è tornato a salire. Merito di un’altra notizia: quella arrivata dalla Fondazione Mps. L’azionista di maggioranza ha dichiarato di aver venduto, al 30 marzo, circa l’11,45% del capitale a un prezzo medio unitario di circa 0,365 euro. La quota 37,7 per cento (tratto il dado sotto il 50,1 per cento) sarebbe presto raggiunta con il raggiungimento dell’obiettivo princiale: ridurre il megadebito stipulato con un pool di banche all’indomani del disastroso aumento di capitale del luglio scorso.

Chi ha comprato?  La famiglia Aleotti è tra gli acquirenti certi: avendo acquistato il 4 per cento lo scorso 27 marzo (come riferito da Consob) è stata costretta a dichiarare l’operazione. Anche Edoardo Caltagirone non ha negato di aver acquisito lo 0,5 per cento. Gli altri nomi sono ancora incerti e i tempi si fanno stretti. Soprattutto tenendo conto che si chiudono oggi le liste da presentare il prossimo 27 aprile per la nomina dei nuovi vertici della banca. Si parla anche dell’imprenditore fiorentino Ivo Nuti, già interno a Mps che, a questo punto, avrebbe aumentato il suo pacchetto azionario per poter avere un posto nel nuovo consiglio della banca.

Dopo la lista della Fondazione – capitanata da Profumo e Viola – resta da vedere come si comporteranno gli altri azionisti privati. Una lista dovrebbe essere presentata da Unicoop Firenze e una da Alberto Giovanni Aleotti. A meno che i due soci non trovino un accordo e non muovano da una sola lista con a capo quest’ultimo. Magari in veste di vice presidente. Infine Axa che con il suo 2 per cento potrebbe avere qualcosa da dire.
Intanto si segnala una notizia, apparsa sul corrieredelveneto.it un paio di giorni fa, che offre ampi spunti di riflessione. Pare che, tre banche di affari internazionali di grande rilievo siano all’opera per cercare acquirenti per un bel pacchetto di sportelli derivati dalla probabile messa in vendita di Biverbanca e di parte di Antonveneta.
L’articolista precisa nell’incipit dell’articolo che “non c’e un mandato, tantomeno una decisione”, ma la situazione di Mps è tale da non rendere così peregrina questa eventuale scelta. Quindi Antonveneta, entrata in Mps con una operazione da molti definita – a essere buoni – “inspiegabile”, potrebbe essere in parte ceduta. Sempre nell’articolo di Claudio Trabona si parla di un centinaio di sportelli sui 400 della banca del Nordest.
“L’idea, dal punto di vista del business, avrebbe due grossi vantaggi – si legge nell’articolo del Corrieredelveneto.it – l’incasso in contanti da una parte e la diminuzione di impieghi, con il relativo minor assorbimento di capitale, dall’altra. E sappiamo che uno degli obiettivi più urgenti del gruppo Montepaschi è appunto l’ulteriore rafforzamento patrimoniale per scongiurare qualsiasi rischio di nuovo aumento di capitale, eventualità esclusa con la massima decisione dal direttore generale di Siena, Fabrizio Viola. La pulizia dei conti, con la maxi-svalutazione che ha portato Antonveneta a chiudere in rosso di 1,3 miliardi, potrebbe incoraggiare l’ipotesi: senza l’incubo di una pesante minusvalenza da iscrivere in bilancio, la cessione di agenzie sarebbe tutta in guadagno e avrebbe effetti positivi forti sia in termini di conto economico sia, appunto, patrimoniali. Che i dossier delle merchant bank si trasformino in un mandato a vendere ce ne passa”.
Da ora al 27 aprile non sarà possibile prendere delle decisioni. I nuovi vertici dovranno, però, prendere provvedimenti per cercare di invertire in modo repentino quanto definitivo la brutta china presa dalla banca senese.
Entro la fine di maggio, come promesso dal dg Viola, dovrà essere definito il nuovo piano industriale. Scongiurato – a suo dire – l’ulteriore aumento di capitale, dovrà essere scongiurata definitivamente la ventilata acquisizione della banca. O fusione. O perdita della senesità, che dir si voglia.
Biverbanca resta la prima cessione da fare. Pare che l’interesse sia stato già espresso da Gianni Zonin della Popolare di Vicenza.

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