SIENA. Continua aspra la lotta sull’eliminazione del diritto di voto al 4% pe i soci diversi dalla Fondazione Mps. Domani mattina si riunisce il Consiglio comunale che ha all’ordine del giorno proprioquesto argomento e si sa che verranno presentate quattro mozioni dalle diverse forze politiche. Come ha affermato il sindaco Valentini: “Il vincolo del 4% non dev’essere un tabù” (memore forse anche del fatidico 51% tanto difeso in passato… ndr), ma egli ritiene che non possa essere la Fondazione, delegittimata dalla scadenza di mandato, a decidere per il futuro della città. E chiede, quindi che la la decisione venga spostata più avanti, in modo che a decideri siano i nuovi organi di Palazzo Salimbeni. Questo – con un probabile appello all’intervento del governo – dovrebbe essere anche il contenuto della mozione che sarà presentata dalla maggioranza. Queste le mozioni: una deiconsiglieri del gruppo ‘Siena Cambia’ Alessandro Trapassi e Laura Sabatini in merito alla richiesta alla Fondazione MPS di posticipare la scelta relativa alla cancellazione o meno del tetto del 4% dallo Statuto di Banca MPS; una dei Consiglieri dei gruppi ‘Siena Rinasce’ Eugenio Neri e Giuseppe Giordano, ‘Impegno per Siena’ Marco Falorni, ‘Moderati di Centrodestra’ Pietro Staderini e Andrea Corsi, ‘Nero su Bianco’ Massimo Bianchini e Luciano Cortonesi in merito all’assunzione di atto urgente di indirizzo nei confronti della Fondazione MPS; una del Consigliere del Gruppo ‘Cittadini di Siena’ Enrico Tucci in merito all’atto di indirizzo urgente per la Fondazione Monte dei Paschi in occasione della prossima assemblea straordinaria dei Soci della Banca Monte dei Paschi di Siena.
Luca Gualtieri di Milano Finanza fa la sua analisi: “Secondo quanto risulta, il vero obiettivo del Pd senese e di alcuni settori del Pd nazionale sarebbe evitare un indebolimento della Fondazione che, una volta rinnovati i vertici, potrebbe così giocare un ruolo di primo piano nell’identificazione dei nuovi soci del Monte. Un piano ambizioso, soprattutto dopo lo scandalo divampato nei mesi scorsi, ma non certo impraticabile. Anziché diluirsi in aumento di capitale a favore di un nuovo socio di maggioranza relativa, Palazzo Sansedoni potrebbe infatti vendere pacchetti della propria partecipazione (oggi di poco inferiore al 34%) a una pluralità di investitori. In questo modo, con una quota ridotta al 10% ma senza un azionista forte nel capitale, la Fondazione potrebbe restare socio di riferimento della banca e Siena non perderebbe la presa sul suo Monte. Specie se i nuovi investitori fossero legati da un patto di sindacato che smussasse le divergenze ed evitasse contrapposizioni frontali sulle strategie da prendere”.
Quel che intanto è sempre più evidente è che il tandem Profumo-Viola si muove con la delicatezza di un Panzer, con dichiarazioni che non danno adito a dubbi su chi comanda. Proprio ieri dopo l’assemblea Abi Profumo ha detto: “Coloro che vogliono mantenerlo sappiano che se si vuole tenere a banca a Siena il tetto al 4% va tolto”. Questo “non dipende da me – continua -, ma dai pasticci fatti in precedenza”.
Nei giorni scorsi il presidente della Fondazione, tirato per la giacca da molti perché voti “no” all’eliminazione del 4% alla prossima assemblea, ha dichiarato “Ascolteremo tutti, ma decideremo in piena autonomia”. Chissà se Gabriello Mancini – dopo aver detto “Profumo non mi va bene come predidente di Mps” ed aver poi abbozzato – avrà un sussulto d’orgoglio: potrebbe dire “Non mi piace l’abolizione del tetto del 4%” e votare no. Qualcuno vorrebbe un regalo d’addio alla città ed il riconoscimento di non essere legittimato a decidere per conto dei discendenti.
Le discussioni sul tema sono apertissime: qualcuno ritiene il vincolo non al passo con i tempi e pensa che abbiano ragione Bankitalia e la UE a chiederne l’abolizione (pare che il governo italiano si sia impegnato in tal senso per avere l’ok per la concessione dei Monti Bond a Mps, no?!). Così la banca sarebbe più appetibile per eventuali investitori e permetterebbe un apprezzamento delle azioni, con conseguente calo del debito della Fondazione. Altri restano attaccati come cozze allo scoglio al vincolo, reputandolo una garanzia che la banca resterà a Siena. In definitiva, qualunque sia la decisione, ci sarà sempre qualcuno che non sarà d’accordo. ma per una volta, si può pensare al bene comune?
Ma se Atene piange, Sparta non ride. Proprio oggi (11 luglio) l’agenzia Bloomberg dà notizia di un problemuccio per Deutsche Bank, che “avrebbe effettuato a partire dal 2008 finanziamenti per circa 2,5 miliardi di euro in modo opaco e che furono contabilizzati in modo da celarne i rischi effettivi”. Oltre naturalmente alle già accertate “opacità” sull’operazione Mps-Santorini. Secondo Bloomberg, ci sarebbero anche altri contratti siglati con il Banco do Brasil, che non figuravano nei libri contabili della banca tedesca. E oltre ai possibili trucchi contabili emersi nei 2,5 miliardi di esposizione con Italia e Brasile, “ci sarebbero in totale 395,5 miliardi di euro di prestiti sospetti. La loro contabilizzazione sarebbe avvenuta in maniera diversa dalla reale natura di questi prestiti, con poste che di fatto ne hanno neutralizzato il peso. Dall’aprile scorso, quando DB si è adeguata ai nuovi standard contabili, queste voci sarebbero state portate a galla. Si tratta del 19% degli asset totali della banca, che superano i 2mila miliardi di euro”. E – si dice – nel giro dei prestiti rientrerebbe anche la belga Dexia prima del salvataggio pubblico. Un portavoce dell’istituto ha replicato che le regole di contabilità sono seguite a Francoforte in modo “meticoloso, conservativo e rispettoso della specifica natura delle voci” di bilancio. La portavoce di Deutsche Bank, Kathryn Hanes, parla di regole di accounting “meticolose, conservative e rispettose dell’effettiva natura delle diverse voci”. Sarà…