Respinto il ricorso del Codacons contro l'emissione
di Red
SIENA. In tarda serata è arrivato l’attesa pronuncia del Tar del Lazio. La terza sezione del tribunale amministrativo ha dato il via libera alla sottoscrizione dei Monti bond da parte dello stato italiano e di banca Monte dei Paschi di Siena, respingendo il ricorso presentato dal Codacons, che chiedeva di annullare la delibera della Banca d’Italia al prestito da 3,9 miliardi di euro. Secondo l’associazione dei consumatori, una perizia redatta da Bivona sosteneva che i bilanci della banca fossero non veritieri e quindi sarebbe stata sbagliata la valutazione per cui questi nuovi strumenti finanziari erano stati concessi dal governo Monti. Ieri i giudici amministrativi avevano ascoltato le parti e i consulenti di MPS, Codacons, Consob e Banca d’Italia.
L’altro via libera registrato nel pomeriggio, quello emesso dalla sezione controllo preventivo di legittimità della Corte dei Conti, avendo riscontrato che il Dpcm ha individuato correttamente le risorse per la sottoscrizione dei Monti Bond in emissione da parte di MPS: “la registrazione è stata disposta in ragione delle deroghe alle norme di contabilità di Stato disposte dal Legislatore con il d.l. 95/2012 e giustificate dalle eccezionali circostanze riconosciute anche in sede europea. La Sezione ha altresì disposto la trasmissione della delibera e dei relativi atti alle Sezioni Riunite in sede di controllo della medesima Corte ai fini della parifica del Rendiconto generale dello Stato”. Tutto ciò nonostante che i singoli consiglieri della Corte dei Conti, così come il Presidente Luigi Giampaolino, abbiano tra le mani da ieri mattina una diffida del Codacons, contenente 142 pagine di motivazioni tecnico-finanziarie che rendono di fatto impossibile la registrazione del DPCM e del D.M. 21 dicembre 2012 prot. DT 100659 del Ministero dell’ Economia.
Lo scenario che si sarebbe aperto con una valutazione negativa da parte del Tar si può considerare, per l’istituto di credito senese, i suoi correntisti e gli obbligazionisti, apocalittico. Inimmaginabile la fila agli sportelli che si sarebbe creata l’indomani mattina con tanti correntisti ansiosi di portare via dalle filiali quanti più soldi possibile, mentre titoli, obbligazioni subordinate e obbligazioni senior di MPS azzerate di valore sul mercato con tutto quello che avrebbe comportato per i bilanci delle “altre” banche che li hanno in piazza. Da oscurare i movimenti di borsa di questi giorni, che pure hanno avuto ieri sera un impatto negativo (chiusura contrattazioni con -4,35% a euro 0,2219). Tuttavia i dispositivi degli organi amministrativi dimostrano come la strada scelta dalla politica per fronteggiare la crisi della banca senese sia stata quella di realizzare una nazionalizzazione senza averla proclamata.
Il d.l. 95/2012 è stato fatto in deroga alla legislazione che imponeva altrimenti che lo Stato si appropriasse della banca così come, all’inizio di febbraio, ha fatto lo Stato olandese con la sua Sns Bank. il ministro delle finanze olandese Jeroen Dijsselbloem, quello che è stato appena nominato presidente dell’Eurogruppo, ha deciso e realizzato la nazionalizzazione del quarto istituto bancario dei Paesi Bassi. Con l’azzeramento del valore di tutti i titoli di risparmio degli investitori innocenti, azioni oppure obbligazioni subordinate che siano. Tra questi investitori tanti risparmiatori italiani: vittime innocenti di un salvataggio bancario in Olanda. Paese solido, spesso schierato tra gli intransigenti d’Europa, che ora non sembra farsi molti scrupoli ad «espropriare» il risparmio altrui. Forse è meglio per tutti questo piano di salvataggio figlio di “eccezionali circostanze riconosciute anche in sede europea”? La eventuale pronuncia negativa del Tar avrebbe significato togliere ogni potere al Tandem e l’arrivo del commissariamento della banca senese: ciò avrebbe annullata la possibilità che qualcuno portasse via l’istituto da Siena e l’arrivo di un socio gradito a Profumo.
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