Leaderboards
Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
Skyscraper 1
Skyscraper 1
Skyscraper 2
Skyscraper 2

MPS: il countdown della Fondazione

L'11 aprile l'organo si autoriformerà. Come? Non è chiaro

SIENA. La Deputazione della Fondazione MPS il prossimo 11 aprile deciderà di completare l’opera avviata dopo la metà degli anni Duemila con un nuovo statuto autoreferenziale, come il precedente. La contabilità (che si potrà eseguire solo quando ci sarà il ricambio delle poltrone), arriverà a sfiorare i dieci miliardi di euro. Centoottantacinquemila euro a testa per ogni abitante del comune di Siena.

La Deputazione che pensa oggi di diversificare gli investimenti patrimoniali è la stessa che negli ultimi anni li ha svenduti (le minusvalenze registrate nei conti significano proprio quello) per concentrarsi sul titolo di Rocca Salimbeni. La Deputazione che caccia la politica dalla porta è la stessa che è stata nominata dalla politica del partito di maggioranza assoluta dal secondo dopoguerra ad oggi, per questo non può fare altro che farla rientrare dalla finestra. Il tema della cattiva politica è sempre stringente, attuale. Non c’è bisogno di cambiare le regole, ma di applicarle correttamente (anche con qualche modifica) e di vegliare e di punire. Perché nella vicenda Fondazione sembra che chi ha sbagliato non debba pagare. Né personalmente né come portatore di interessi diversi e mai chiariti. Mancini il 3 dicembre 2011 aveva chiaramente affermato che “i consigli comunale e provinciale erano al corrente della situazione, conoscevano esattamente la capacità finanziaria della Fondazione e ci hanno ordinato lo stesso di procedere sulla strada dell’aumento di capitale nella scorsa primavera”.

Eppure in vario modo tutti questi amministratori pubblici, che non hanno mai smentito le parole di Mancini, sono protagonisti delle prossime elezioni comunali. Così si sta facendo strada un’ipotesi  di alternativa radicale, cioè che lo Stato assuma “il controllo temporaneo di una Fondazione che ha così palesemente fallito la propria missione: sarebbe la logica conseguenza del fatto che il solo cespite di rilievo della Fondazione è una banca che senza lo Stato sarebbe affondata”, come già scritto dal Corriere della Sera. Ma il tempo stringe e ogni esitazione potrebbe rovinare i piani portati avanti da Alessandro Profumo. Verso una strada ancora più ignota di quella che ha condotto banca e città fino a qui.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

[banner_mobile]