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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Mps e Mediobanca: cosa cambia dopo il “no” all’ops su banca Generali

SIENA. Il “no” al progetto Banca Generali dei soci di Mediobanca con la sconfitta dell’amministratore Nagel, apre la strada a Mps col sostegno di investitori influenti come Caltagirone e Del Vecchio.

Al 22 agosto, il totale delle adesioni ha toccato circa il 19,43 %, e, anche se l’operazione pare andare a rilento, l’offerta resta aperta fino all’8 settembre. In Borsa il titolo Mps è salito del 2,1 % a 8,3 euro, Mediobanca ha guadagnato il 2,5 % attestandosi a circa 21,5 euro. Il prezzo dell’offerta resta scontato del 2–3 % rispetto alla capitalizzazione di mercato (un gap trai 410 e i 435 milioni).
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, al Meeting di Rimini, ha liquidato con nettezza le logiche dell’Ops: “decidono gli azionisti”, ha detto. E ha ribadito che le banche devono rimanere vicine a famiglie e imprese in un contesto di grande trasformazione come quello attuale.
Del tema banche parla anche Giorgetti, ministro dell’Economia, che chiede agli istituti di trasformare i vantaggi di mercato in “benefici concreti per le famiglie”. 
Dopo la debacle, ci si attende che Alberto Nagel rassegni le dimissioni, ma ancora non vi sono segnali in tale direzione. Vero è che il mercato si attende un rimpasto del cda di Mediobanca in vista dell’assemblea di bilancio del 28 ottobre. In ogni caso la sua avventura in piazzetta Cuccia pare terminata. Per il dopo-Nagel circolano i nomi di Mauro Micillo, ceo di Banca Imi, e di Marco Morelli, presidente esecutivo di Axa Im e già ad di Montepaschi (a volte ritornano…). D’altro canto, l’ad di Mps Luigi Lovaglio – certo del successo dell’ops – aveva gia detto in passato che il vertice di Mediobanca sarebbe cambiato. Alle lista, stando alle voci,  vanno aggiunti anche Flavio Valeri (Lazard Italia), Victor Massiah (ex ad di Ubi Banca), Fabrizio Palermo (ex ad di Cdp e Acea) e Luciano Cirinà (Generali).
Se l’Ops di Mps toccherà la soglia del 50 %, dovrà essere convocata un’assemblea per il cambio dei vertici. Siena, però, non ha ancora raggiunto la soglia tecnica del 35 %, sufficiente per il controllo di fatto.
Ma con il probabile assenso di Caltagirone (9,9%), e altri importanti investitori istituzionali come le casse previdenziali, Amundi e Unicredit, raggiungere il target minimo sembra quasi certo. considerando anche che il Governo sostiene apertamente l’operazione.
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