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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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“Monte dei Paschi di Siena: fine di un’illusione o inizio di una consapevolezza?”

L'intervento di Siena Sostenibile: "Chiediamo trasparenza, tutela dell'occupazione e una politica locale all'altezza della sfida"

SIENA.  Per anni il risanamento del Monte dei Paschi di Siena è stato presentato al Paese come una necessità nazionale, motivata dalla difesa della senesità e dell’italianità dell’istituto. Lo Stato è intervenuto con risorse pubbliche portando la propria quota oltre il 64% del capitale, assumendo su di sé i costi di una crisi profonda originata da scelte sbagliate — prima fra tutte l’acquisizione di Antonveneta nel 2007 — aggravate da anni di ingerenza politica trasversale che ha condizionato le scelte strategiche della banca.

Oggi, dopo che la banca ha registrato utili straordinari — 521 milioni di euro nel solo primo trimestre 2026 — e ha assunto una posizione centrale nel sistema finanziario nazionale attraverso il controllo di Mediobanca e la partecipazione indiretta in Generali, il governo dichiara apertamente di voler vendere al miglior offerente. Le parole del ministro Giorgetti rivelano una logica consequenziale: i costi del salvataggio sono stati socializzati, i benefici della ripresa vengono ora privatizzati.

Questa dinamica non è nuova nella storia economica italiana, ma non smette di essere inaccettabile. Il fatto che a contendersi il Monte siano oggi Banco BPM, Intesa Sanpaolo e sullo sfondo UniCredit — con Blackrock azionista rilevante di quest’ultima — dimostra come il valore ricostruito con denaro pubblico stia per essere trasferito a soggetti che rispondono alla logica del mercato globale, non a quella del territorio.

Siena: 554 anni di storia ridotti a variabile irrilevante

Il legame tra la banca e la città è antico quanto poche istituzioni al mondo: 554 anni. Eppure, nel dibattito in corso sulle fusioni e acquisizioni, il nome di Siena compare raramente e quasi sempre in modo accessorio. Nessuna delle offerte sul tavolo garantisce il mantenimento del nome, della sede operativa, né tantomeno un ruolo decisionale della città nell’istituto.

Siena Sostenibile ritiene che la perdita del nome “Monte dei Paschi di Siena” non sia un fatto meramente simbolico. Significa la rottura definitiva di un legame identitario e funzionale che ha sorretto per secoli l’economia locale, il welfare territoriale attraverso la Fondazione, e la capacità del territorio di attrarre e trattenere risorse.

Avere un’amministrazione comunale dello stesso colore politico del governo nazionale non ha prodotto alcun vantaggio negoziale per Siena. Non è stata garantita la continuità del nome, non è stato ottenuto un impegno formale sui livelli occupazionali, non è stata avanzata alcuna condizione territoriale nella trattativa. Questo fallimento di rappresentanza è politicamente grave e va detto chiaramente.

I lavoratori: la priorità che non può attendere

Qualunque scenario si concretizzi — fusione negoziata o acquisizione ostile — l’esperienza storica delle grandi aggregazioni bancarie italiane insegna che il costo principale ricade sui lavoratori. Chiusure di filiali, duplicazioni di funzioni, esternalizzazioni: sono questi i meccanismi con cui si realizzano le “sinergie” annunciate dagli advisor finanziari.

Siena Sostenibile chiede che qualsiasi decisione sul futuro di MPS sia preceduta da un impegno vincolante e pubblico sulla salvaguardia dei posti di lavoro, sia diretti che nell’indotto. La sostenibilità economica del territorio senese non è separabile dalla sostenibilità occupazionale: una città che perde il suo principale datore di lavoro privato non può compensare con grandi opere infrastrutturali — stadio, aeroporto, auditorium — la cui fattibilità finanziaria dipende proprio dall’esistenza di una base economica solida.

La politica locale davanti alle sue responsabilità

Non è possibile costruire credibilità su grandi visioni per il futuro di Siena senza affrontare con serietà la questione del principale soggetto economico del territorio. La banca Monte dei Paschi non è un problema di cui occuparsi “altrove”: è la questione centrale della vita economica e sociale senese del prossimo decennio.

Troppa politica — di ogni colore — ha pesato negativamente sulla banca negli anni. L’interferenza nei consigli di amministrazione, le nomine guidate da logiche di consenso anziché di competenza, la resistenza a ristrutturazioni necessarie: tutto questo ha contribuito ad aggravare una crisi che ha poi richiesto l’intervento straordinario dello Stato. Riconoscere questo errore collettivo è il punto di partenza per una politica più matura.

Siena ha bisogno di amministratori che abbiano a cuore il territorio, non gli equilibri di partito. Di persone capaci di costruire coalizioni trasversali per difendere interessi collettivi. Di una classe dirigente che sappia distinguere i grandi progetti dagli scenari vuoti di contenuto economico reale.

Le nostre richieste

Impegno formale e vincolante sulla tutela dei posti di lavoro diretti e dell’indotto, da parte di qualsiasi soggetto acquirente.

Trasparenza totale sulle condizioni negoziali poste dal MEF, con particolare riguardo alla continuità del nome e alla presenza operativa a Siena.

Un dibattito pubblico aperto, a Siena, su quale futuro economico è possibile con o senza la banca come soggetto di riferimento territoriale.

Una valutazione rigorosa e pubblica della sostenibilità dei grandi progetti infrastrutturali in corso, alla luce del mutato scenario economico.

Siena merita una classe dirigente — politica, economica e civile — capace di guardare ai fatti con onestà e di agire nell’interesse della comunità. Questo comunicato non è una denuncia, ma un invito alla responsabilità collettiva.

Siena Sostenibile

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