"Appropriatezza prescrittiva o burocrazie letale?" si domanda il movimento
SIENA. É di questi giorni la notizia che la Regione Toscana ha destinato 32 milioni di euro per abbattere le liste di attesa attraverso il ricorso a prestazioni aggiuntive da destinare sia ai professionisti delle strutture pubbliche che alle prestazioni dei privati convenzionati.
Proseguono, quindi, tentativi poco organici di risolvere un problema complesso così come si incrementa la richiesta di supporto ai professionisti privati con 12 milioni di euro sul totale, ennesima dimostrazione che la sanità pubblica regionale non riesce da sola a garantire cure appropriate.
Ma l’innovazione più eclatante dell’ultima manovra regionale messa in evidenza dalla stampa, sembra essere un software già a disposizione dei medici di famiglia per ridurre le richieste di visite specialistiche.
In pratica, il MMG deve utilizzare un menú a tendina con varie opzioni tra cui scegliere per una diagnosi assistita in base ai LEA, una sorta di ‘assistente’ virtuale per evitare accertamenti impropri. Tuttavia, il medico di famiglia può utilizzare anche l’opzione “altro”, decidendo in autonomia, con il rischio di essere chiamato a giustificare la sua scelta in relazione ad un fondo economico di appropriatezza prescrittiva, come se la sua valutazione clinica non debba tener conto delle proprie competenze. Una scelta a dir poco stramba quella della Regione che si basa sulle prescrizioni emesse e non su quelle andate a buon fine; senza considerare che buona parte di queste prescrizioni non vengono utilizzate solo nel pubblico, ma anche nel privato perché spesso la richiesta di prestazioni parte sempre dal MMG.
Anche se, come ipotizziamo, queste indicazioni ‘preconfezionate’ del menú a tendina dovessero essere state discusse e concordate con i rappresentati delle categorie interessate (MMG e/o specialisti), é di tutta evidenza come si intenda a priori limitare l’autonomia del MMG mortificandone, a nostro parere, ruolo ed autorevolezza. Di fatto lo si indirizzerebbe sempre piú verso un ruolo burocratico a chiaro danno della medicina territoriale.
Tentativi analoghi portati avanti in altre regioni (ad esempio in Emilia Romagna) hanno causato ritardi diagnostici e spesso anche caos organizzativo.
Paradossalmente, uno degli effetti potrebbe essere proprio quello di allungare le liste d’attesa, poiché queste limitazioni rischiano di aumentare la necessità di consultare uno specialista per avere una prescrizione,senza dimenticare che ancora molti specialisti continuano a re-indirizzare il paziente verso il MMG con la conseguenza sia di ritardare il percorso diagnostico-terapeutico del paziente, sia di rendere colpevole il MMG di inappropriatezza prescrittiva.
Non vanno neppure trascurati gli effetti negativi che queste ‘grandi idee’ possono causare alle strutture di Pronto Soccorso.
In presenza di patologie croniche o di sintomi ambigui, pazienti impossibilitati a ottenere visite specialistiche o esami diagnostici dal MMG, potrebbero rivolgersi ai PS per aggirare questi vincoli magari prolungando i tempi di attesa per codici rossi ed aumentando rischi clinici e burnout del personale sanitario.
In una situazione in cui l’accesso alle cure è sempre più difficile con crescenti fasce di popolazione che non riescono ad accedere alle prestazioni necessarie, c’è solo da augurarsi che le evidenti limitazioni ed i condizionamenti regionali nei confronti dell’attività dei medici di medicina generale non comportino ulteriori difficoltà ad avvicinare a tale professione le nuove leve e non inducano i cittadini a rivolgersi a Dott. Google per affrontare i propri problemi di salute.
Movimento CÉ di questi giorni la notizia che la Regione Toscana ha destinato 32 milioni di euro per abbattere le liste di attesa attraverso il ricorso a prestazioni aggiuntive da destinare sia ai professionisti delle strutture pubbliche che alle prestazioni dei privati convenzionati.
Proseguono, quindi, tentativi poco organici di risolvere un problema complesso così come si incrementa la richiesta di supporto ai professionisti privati con 12 milioni di euro sul totale, ennesima dimostrazione che la sanità pubblica regionale non riesce da sola a garantire cure appropriate.
Ma l’innovazione più eclatante dell’ultima manovra regionale messa in evidenza dalla stampa, sembra essere un software già a disposizione dei medici di famiglia per ridurre le richieste di visite specialistiche.
In pratica, il MMG deve utilizzare un menú a tendina con varie opzioni tra cui scegliere per una diagnosi assistita in base ai LEA, una sorta di ‘assistente’ virtuale per evitare accertamenti impropri. Tuttavia, il medico di famiglia può utilizzare anche l’opzione “altro”, decidendo in autonomia, con il rischio di essere chiamato a giustificare la sua scelta in relazione ad un fondo economico di appropriatezza prescrittiva, come se la sua valutazione clinica non debba tener conto delle proprie competenze. Una scelta a dir poco stramba quella della Regione che si basa sulle prescrizioni emesse e non su quelle andate a buon fine; senza considerare che buona parte di queste prescrizioni non vengono utilizzate solo nel pubblico, ma anche nel privato perché spesso la richiesta di prestazioni parte sempre dal MMG.
Anche se, come ipotizziamo, queste indicazioni ‘preconfezionate’ del menú a tendina dovessero essere state discusse e concordate con i rappresentati delle categorie interessate (MMG e/o specialisti), é di tutta evidenza come si intenda a priori limitare l’autonomia del MMG mortificandone, a nostro parere, ruolo ed autorevolezza. Di fatto lo si indirizzerebbe sempre piú verso un ruolo burocratico a chiaro danno della medicina territoriale.
Tentativi analoghi portati avanti in altre regioni (ad esempio in Emilia Romagna) hanno causato ritardi diagnostici e spesso anche caos organizzativo.
Paradossalmente, uno degli effetti potrebbe essere proprio quello di allungare le liste d’attesa, poiché queste limitazioni rischiano di aumentare la necessità di consultare uno specialista per avere una prescrizione,senza dimenticare che ancora molti specialisti continuano a re-indirizzare il paziente verso il MMG con la conseguenza sia di ritardare il percorso diagnostico-terapeutico del paziente, sia di rendere colpevole il MMG di inappropriatezza prescrittiva.
Non vanno neppure trascurati gli effetti negativi che queste ‘grandi idee’ possono causare alle strutture di Pronto Soccorso.
In presenza di patologie croniche o di sintomi ambigui, pazienti impossibilitati a ottenere visite specialistiche o esami diagnostici dal MMG, potrebbero rivolgersi ai PS per aggirare questi vincoli magari prolungando i tempi di attesa per codici rossi ed aumentando rischi clinici e burnout del personale sanitario.
In una situazione in cui l’accesso alle cure è sempre più difficile con crescenti fasce di popolazione che non riescono ad accedere alle prestazioni necessarie, c’è solo da augurarsi che le evidenti limitazioni ed i condizionamenti regionali nei confronti dell’attività dei medici di medicina generale non comportino ulteriori difficoltà ad avvicinare a tale professione le nuove leve e non inducano i cittadini a rivolgersi a Dott. Google per affrontare i propri problemi di salute.
Movimento Civico Senese




