di Enzo Martinelli
SIENA. Nell’anno 2015/2016 gli alunni delle scuole statali italiane di ogni ordine e grado erano 7.862.022. Oggi sono 7.073.587 e dal prossimo settembre scenderanno sotto i 7 milioni. La Pubblica Amministrazione non ha però preso atto del fenomeno, lasciando integri gli assetti esistenti e gli organici del personale, che al momento registrano un docente ogni 8 studenti (un record). Nonostante tanta occupazione docente la produttività del sistema formativo è molto scarsa e i risultati della scolaresca sono disastrosi come attestano le comparazioni internazionali.
Alla stregua dei citati fatti la Commissione europea, nell’assegnare all’Italia i miliardi PNRR per sostenere investimenti e sviluppo, ha richiesto al Governo l’ovvio dimensionamento del sistema scolastico sia in rapporto al forte calo di utenza già avvenuto che a quello ulteriore e marcato, che maturerà nei prossimi anni per effetto del calo demografico (nel 2010 in Italia sono nati 561.944 bambini, nel 2024 meno di 370.000).
Purtroppo l’intera classe politica nazionale è iscritta al “partito della spesa pubblica” che porta consensi. E’ invece riottosa a cimentarsi con le difficoltà per eliminare sprechi o per deliberare risparmi, perché, su siffatto versante, si rischia di perdere voti elettorali.
Così quando il Ministero dell’Istruzione ha iniziato ad attivare le procedure del dimensionamento, dapprima è stato chiesto un ulteriore “il rinvio”, poi è cominciata la riffa tra i diversi livelli della già ingolfata burocrazia centrale, regionale, provinciale e comunale con reciproche accuse, proteste, ricorsi ai Tar, nel tentativo di praticare il beffardo gioco dello “scarica barile”. Nessuno insomma vuol pagare dazio e… voti!
E’ ovvio che il cambiamento, se non lo intuisci e lo governi, finisci per subirlo e esserne travolto. Gli unici che nella relativa vicenda vanno assolti sono i sindacati che per mestiere fanno la difesa dell’occupazione e dunque sono legittimati a richiedere la difficile tutela dei posti di lavoro.
La politica invece deve curare gli affari generali. Dovrebbe per tempo predisporre gli strumenti per prevenire gli eventi e conseguire in futuro risultati positivi sul piano economico e funzionale.
A Siena, per esempio, sono attive 37 sedi scolastiche pubbliche istituite nei decenni passati, quando nascevano il doppio di bambini di quelli che oggi vengono registrati all’anagrafe negli uffici sotto la Torre del Mangia. Inoltre funzionano altri plessi sedi di scuole private.
Siete forse a conoscenza di un piano comunale per la razionalizzazione della rete scolastica nel capoluogo? In previsione c’è la costruzione di un ulteriore nuovo asilo nido fuori Porta Pispini, e un istituto nella ex caserma dei Vigili del fuoco, oltre alla certezza dell’inutile realizzazione della scuola in Fortezza, in presenza di decine di aule vuote alla Pascoli e alla Peruzzi.
Eppure a Palazzo pubblico ci sono gli assessorati al bilancio, all’istruzione e alla programmazione e nel Consiglio comunale anche una opposizione, che sulle questioni sopra citate tace, dopo aver costruito Vico Alto e San Miniato senza un’aula di scuola elementare.




