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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Marcello Venturini: “Giorgio La Pira e la politica degli anni ’70”

SIENA. Prendo spunto dalla lettera del professor Martinelli su “La Pira, i cattolici e la politica”, pubblicata il 20 agosto scorso, per fornire
alcune informazioni ulteriori, con un punto di osservazione e di valutazione lontano (e diverso) dal suo, per la mia storica militanza di sinistra. Pur con queste caratteristiche condivido in larga misura la ricostruzione che Martinelli fa della politica degli anni ’70 e, in particolare, del ruolo e dell’insegnamento di La Pira. Il mio è solo un contributo di testimonianza. Tra l’altro ho vissuto a Firenze all’inizio degli anni ’60 e ho quindi conosciuto direttamente l’ambiente culturale e politico fiorentino del tempo in cui La Pira era sindaco.

Ricordo la ricchezza di quel mondo, con la presenza prestigiosa di religiosi (come Padre Balducci), di autorevoli dirigenti politici (come Spadolini e Codignola), di grandi intellettuali e professori universitari (come Garin, Lombardo Radice, Luporini, Spini, Saitta, per citarne solo alcuni). Già allora La Pira era un punto di riferimento importante e un protagonista riconosciuto al livello mondiale. Suoi allievi ed estimatori erano il gruppo di intellettuali cattolici (da Zolo a Meucci), che contribuirono all’uscita nel 1964 dell’importante contributo al confronto (ed alla speranza!) rappresentato dal libro “Il dialogo alla prova – Cattolici e comunisti italiani”, di cui fu curatore Mario Gozzini.
Ovviamente, il libro è datato e deve essere aggiornato alla luce delle tante novità e contributi intervenuti. Ciò che però rimane ancora valido e significativo di quell’esperienza è l’indicazione della possibilità di una convergenza non partitica, ma di ideali e di valori finalizzati ad una società più umana e giusta.

L’apporto della tradizione cattolica e di quella socialista sono ancor oggi indispensabili per contrastare e sconfiggere la crescente esasperazione egoistica (individuale, di gruppo, di etnia, di fede, nazionalistica, ecc.) e la logica della forza, nelle sue molteplici forme e manifestazioni (economiche, militari. ecc.). Purtroppo sono sempre maggiori le manifestazioni in cui sono diffuse queste componenti: nei rapporti con e tra la politica, nel potere interno ai partiti ed alle istituzioni, nelle relazioni con le strutture economico-finanziarie, nella gestione dell’informazione, dell’istruzione e così via. A queste aberrazioni si aggiungono gravi rischi di restringimento degli spazi di democrazia, quelli di degenerazione della lotta per la supremazia mondiale, nonché le incognite di una intelligenza artificiale incontrollata.
Se questi sono i nemici da battere, il problema, oltre che politico. è morale e culturale. Della diffusione di questa consapevolezza credo ci sia oggi un gran bisogno. Anche per questo é utile e necessario ricordare insegnamenti, come quello di La Pira, e i tentativi di confronto, come fu con il libro di Gozzini.

Oggi, purtroppo, pochi sono rimasti – specialmente dopo la scomparsa dei partiti tradizionali – i grandi soggetti istituzionali che potrebbero impegnarsi nella direzione indicata. La Chiesa cattolica è l’unica grande istituzione che con la sua forte autorità morale già svolge una fondamentale funzione di aggregazione e di indirizzo.
Rimane però il problema di come far crescere un grande movimento capace di raccordare le multiformi componenti della società civile che – a partire da quelle più consapevoli e sensibili (quali l’Università e, più in generale, la scuola e la ricerca, gli intellettuali, il mondo del volontariato, e così via) – si ispirano a valori positivi per il progresso dell’umanità. Essi, purtroppo, stentano a farsi sistema, con un progetto ed un obiettivo comune di contrasto delle tendenze in atto e con un modello alternativo di società credibile e possibile. Di essa, peraltro, la nostra Costituzione offre già elementi fondamentali di indirizzo ed obiettivi da conquistare.
L’avvio di un processo con queste caratteristiche sarebbe per me un momento di speranza che vorrei poter vedere prima dell’arrivo della “notte corvina”!

Mi scuso per il lungo sfogo e per l’indicazione di un’ipotesi di impegno che probabilmente contiene una buona dose di utopia, in un contesto denso di pericoli e di rischi per le sorti dell’umanità.
L’augurio per le nuove generazioni è di un recupero generale dì razionalità, di onestà e di umanità.

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