FIRENZE. Dai consiglieri regionali Irene Galletti e Luca Rossi Romanelli (Movimento 5 Stelle) riceviamo e pubblichiamo.
«Se i fatti documentati troveranno riscontro, l’inchiesta della Rai confermerebbe quello che i sindacati e gli istituti di ricerca dichiarano da tempo: il fenomeno del caporalato opera anche in settori diversi da quello agricolo e si accompagna, spesso, a quello delle infiltrazioni criminali nei subappalti. Lo scorso 13 maggio, come maggioranza, abbiamo approvato una risoluzione in Consiglio Regionale contro il caporalato nel settore agricolo, indicando una strada all’avanguardia per affrontare il fenomeno. In particolare, è del M5S l’emendamento che sottolinea con chiarezza il legame fra caporalato e criminalità organizzata, dentro a una dinamica in cui il primo diventa troppo spesso contesto favorevole all’ingresso della seconda nei segmenti più esposti delle filiere produttive e dell’intermediazione della manodopera. Ma non basta. Come maggioranza in Consiglio Regionale dobbiamo fare di più: dobbiamo estendere gli stessi strumenti che abbiamo chiesto per l’agricoltura anche ad altri settori ad alto rischio, primi fra tutti quello edile e quello tessile».
«Del resto, che le mafie operino con profitto in Toscana non è certo una novità – continuano i consiglieri – sono anni che i soggetti impegnati a vario titolo nella lotta alla criminalità organizzata lo segnalano. Anche per questo appare grave che il procuratore di Prato Tescaroli sia rimasto ancor oggi inascoltato e che la situazione della Procura e del Tribunale di Prato sia tanto grave da aver visto la sospensione di 83 processi in tre giorni per insufficienza di organico.
Il contrasto ai fenomeni mafiosi deve procedere su due binari paralleli – spiegano i consiglieri – quello della prevenzione e dei controlli, che spetta a noi migliorare con leggi regionali aggiornate e incisive, e quello dell’attività investigativa e processuale, che richiede strumenti all’altezza della complessità delle sfide. Ma se le carenze di organico di un Tribunale impediscono addirittura di svolgere il lavoro ordinario, come si può pretendere che il contrasto alle organizzazioni criminali possa essere efficace? Soprattutto in un contesto complesso come quello pratese, che lo stesso Procuratore Tescaroli ha definito un importantissimo crocevia di flussi migratori, affaristici, economici e criminali, con una forte presenza di associazioni mafiose italiane e straniere e che secondo il report dell’Associazione Caponnetto è il 25esimo luogo in Italia più infiltrato dalla presenza mafiosa.
Serve un immediato intervento del Governo a supporto delle questure, delle procure e dei tribunali toscani, in particolare quelli pratesi. La lotta alle mafie è da sempre uno dei principi cardine del Movimento 5 Stelle: la legalità negli appalti, la sicurezza dei cittadini e dei lavoratori e la tutela delle imprese sane ci riguardano in prima persona».




