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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Le scelte (sbagliate) di Ceccuzzi sulla Fondazione

I chiarimenti da chiedere all'ex-sindaco, se alla festa del PD fosse stato consentito

di Red

SIENA. “Ho fatto una campagna elettorale difendendo il 51%. Perché pensavo ci fosse sempre. Poi abbiamo scoperto, quando abbiamo cambiato Provveditore (2 luglio 2011, ndr), e l’abbiamo scritto nella mozione del 3 aprile (2012, n. 4,13, ndr), che nel 2008 era stato contratto un debito, questo debito non era conosciuto, e che sotto c’era un derivato, come ha scritto Alessandro  Penati su La Repubblica qualche giorno fa, e che sotto quel derivato era un impegno il 14% delle azioni della banca: 7% a Credit Suisse, 7% a Mediobanca. E che se il titolo andava sotto meno 20 ci sarebbe stata l’escussione. Quindi abbiamo fatto una campagna del 51% quando era già il 37. E a fronte di tutto questo non c’era bisogno di dire queste cose alla città? Metterle sul tavolo?”

Rivedendo il dibattito nel sito di Tvedo, suonano così le parole di Ceccuzzi, che aveva ricordato, all’inizio del dibattito, che formalmente lui non ha amministrato né il Monte né la Fondazione. Ed è vero. Ma se alla fine di giugno aveva veramente appena scoperto che il debito esisteva, forse è stato chiamato a fare delle scelte. La prima è stata la sostituzione del responsabile dell’aver contratto il debito all’insaputa di tutti (anche di Mancini, della Deputazione e degli organi di vigilanza a Roma? Nessuno prima dell’incontro in Fortezza era caduto dalle nuvole pubblicamente …), il provveditore Parlangeli. Risoluzione consensuale del rapporto, scrisse la Fondazione, e un cenno di ringraziamento del sindaco di Siena e del presidente della Provincia a Parlangeli, ma sempre dando la colpa alla situazione di crisi internazionale senza far riferimento “alle scoperte debitorie”. Momento delicato: si era negli ultimi giorni dell’ultimo aumento di capitale. Un pugno di giorni, diciamo dal 25 giugno all’8 di luglio, in cui Franco Ceccuzzi sarà stato tentato di far saltare il banco? Visto che si è quasi attribuito il potere di far fuori Parlangeli (“Quando sono arrivato, il 19 di maggio, ho dato una spinta per cambiare il Provveditore della Fondazione”), si presume avesse anche il potere di far saltare l’adesione della Fondazione all’aumento di capitale e quindi di far annullare tutti i finanziamenti predisposti da Mancini & C., la vendita degli asset diversificativi come F2i, Cassa Depositi e Prestiti, Mediobanca. Quelli che oggi avrebbero potuto dare utili preziosi per la sopravvivenza di Palazzo Sansedoni e del sistema delle erogazioni.  Appena dopo aver chiuso il bilancio 2010 con un rosso profondo mai visto né immaginato di 128 milioni di euro: quello che forse ha originato la curiosità di Ceccuzzi per saperne di più?

Se la ricostruzione dei fatti attraverso le parole dell’ex-sindaco è questa, c’è una scelta sbagliata. Ceccuzzi poteva fermare tutto l’ambaradan, provocare una crisi pubblica che chiarisse immediatamente la portata della crisi interna alla banca e inchiodasse alle loro responsabilità i vari Mussari, Vigni e Mancini. Anticipando l’era del vero rinnovamento. Paura di finire nel tritacarne mediatico? Speranza che il nuovo Provveditore Pieri riuscisse a mascherare le cose, salvando così anche i bilanci di Comune e Provincia, che sarebbero stati immediatamente tutti da riscrivere? Viste con i risultati ottenuti, tacere e lasciar concludere alla Fondazione le pratiche per sottoscrivere l’aumento di capitale (chiuso l’8 di luglio 2011) è stata di gran lunga la scelta peggiore possibile. Il salvabile è andato ramengo. Con il resto di banca e fondazione già compromessi.  

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