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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Le "relazioni pericolose" di Alessandro Profumo

Il presidente MPS tirato in ballo in troppe inchieste giudiziarie milanesi

di Red – foto di Corrado De Serio 

SIENA. Cosa sta succedendo intorno al presidente di MPS Alessandro Profumo? Le agenzie di stampa battono in queste ore notizie non buone, per il nostro manager, che è in attesa di cominciare il processo per la presunta truffa fiscale da 245 milioni di euro chiamata “Brontos” il prossimo 1 ottobre a Milano. Notizie non buone che bisogna approfondire. In un altro ufficio della stessa Procura, il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, titolare di una indagine che coinvolge Vito Gamberale, amministratore delegato di F2I (ex partecipata della Fondazione MPS) e il suo socio, Mauro Maia, ha ordinato una perquisizione nella sede della società di gestione degli aeroporti milanesi (SEA) per accertare tempi e modi in cui si è proceduto ad affidare una consulenza – in vista della cessione del 29,75% della stessa Sea di proprietà del Comune di Milano a F2i – alla società Appeal Strategy & Finance Srl. Che altro non è che una società riconducibile proprio ad Alessandro Profumo. Ricordiamo ancora l’articolo su L’Espresso dell’11 agosto 2011 “Una boutique per Profumo”, che ne possiede il 70% con socio al restante 30% il professionista romano Isidoro Lucciola. Il dottor Robledo scrive, nel mandato di perquisizione, che “non risulta chiara l’effettiva motivazione che ha spinto la società in questione ad assumersi il relativo onere economico per un incarico concernente un’operazione societaria posta in essere da terzi”. Ovvero: Sea avrebbe pagato una consulenza il cui onere sarebbe dovuto andare al Comune di Milano, il venditore della quota: perché? Per capirne di più la Procura ha ordinato ai finanzieri di sequestrare “tutta la documentazione di natura contrattuale, amministrativo-contabile e fiscale, nonchè’ tutta la documentazione di dettaglio relativa alla consulenza svolta dalla Appeal Stategy & Finance, comprensiva di appunti, note informali o interne, anche di carattere informatico, corrispondenza cartacea ed elettronica”.

La vendita della quota Sea è avvenuta nel dicembre dello scorso anno, ad opera della giunta di sinistra del Comune di Milano, sindaco Giuliano Pisapia. Ma qualche stanza appresso, il PM Luigi Orsi ha raccolto – in un interrogatorio avvenuto l’ 1 agosto scorso – le dichiarazioni di Alberto Nagel, AD di Mediobanca, che chiama in causa, nell’ambito della vicenda Unipol-Fonsai, diversi manager tra cui Profumo. Nagel avrebbe rievocato l’operato dei suoi predecessori in piazzetta Cuccia; con particolare riferimento al “rapporto privilegiato della famiglia Ligresti con i soci di peso del patto di sindacato, in particolare con l’Unicredit di Alessandro Profumo, Cesare Geronzi e con Vincent Bolloré”, come riferisce Reuters, che aggiunge: “Guardate cosa succedeva prima di me, ha detto agli inquirenti il top manager”.

Se mai vi fossero dubbi, tra le righe si possono chiaramente intravedere le commistioni pericolose tra finanza e politica e come sia stata perniciosa la decisione presa nel novembre 2007 da Gabriello Mancini di entrare nel “salotto buono” della finanza nazionale (Mediobanca, comprata sul mercato fino alla quota dell’1,9% e poi rivenduta con importanti minusvalenze nel 2011). Prendevano in giro Siena per il suo “splendido isolamento”, che altro non era che l’autodifesa di un mondo campagnolo dall’avidità dei banchieri delle grandi città. Ma stavolta pensiamo di aver capito qualcosa di interessante sulla finanza d’assalto. Il presidente Profumo possiede una società di consulenze. La signora Dalla Riva non vuole far sapere ai sindacati l’importo esatto delle spese per consulenze, almeno a sentire i sindacati stessi, al punto di far slittare la trattativa su esuberi ed esternalizzazioni fino al punto di non ritorno. Due più due…

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