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La Fondazione sposta le sue Mediobanca tra le azioni non immobilizzate

Un altro preludio alla vendita? Intanto cede a Cariplo la partecipazione in Intesa

di Red

SIENA. Alla fine della giornata borsistica il titolo MPS ha tenuto, chiudendo il venerdì della peggior settimana della storia dell’azione a 0,708 euro con un +0,07%. Il mercato, in prima mattina, aveva preso atto delle deliberazioni del Cda di Rocca Salimbeni che “regalavano” le azioni di nuova emissione a un prezzo di euro 0,46, confermando il buon affare per chi di dovere a spese della Fondazione e le previsioni degli analisti indipendenti. Confermando inoltre che la stessa Fondazione MPS e Axa avrebbero sostenuto interamente la loro parte.  Palazzo Sanasedoni ha ammesso la cessione a Fondazione Cariplo della partecipazione in Intesa Sanpaolo, pari allo 0,34% dopo l’aumento di capitale, e nel contempo ha spostato la quota detenuta in Mediobanca, pari all’1,9%, tra quelle non immobilizzate, e quindi pronte per la vendita. A confermarlo è stato lo stesso presidente  Gabriello Mancini: “Abbiamo venduto a Fondazione Cariplo con piena soddisfazione da entrambe le parti”. La quota dovrebbe essere valorizzata oltre i 100 milioni di euro, mentre era stata iscritta a bilancio 2009 a un valore di 225 milioni di euro. La notizia ha consentito al titolo Intesa San Paolo una performance al rialzo del +4,54% nella sola giornata di venerdì 17 giugno.

La notizia che Sarkozy e Merkel riguardo ad una soluzione per la crisi greca hanno in serbo una soluzione per domenica, ha spinto notevolmente in su i titoli bancari, e ha permesso a MPS di recuperare il ribasso giornaliero fino a chiudere con un sostanziale pareggio (durante la seduta il titolo era sceso anche a 0,68 euro!). Nel dopo-borsa Francesco Gaetano Caltagirone, vice presidente dell’istituto e azionista con il 4,8%, parlando della prossima operazione di ricapitalizzazione da 2,15 miliardi, ha dichiarato “Sicuramente non diluiremo la nostra partecipazione”. E dopo Caltagirone, un altro “privato” conferma l’adesione all’aumento di capitale: Matteo Corsini ha dichiarato che il suo gruppo immobiliare ci sta. Infatti: “Il prezzo di emissioni dele nuove azioni TERP è molto interessante e premia il sacrificio degli azionisti storici. Anche noi faremo la nostra parte – ha detto – e non intendiamo diluire la nostra partecipazione all’interno di Monte dei Paschi”. Unicoop Firenze ancora non ha fatto conoscer la propria decisione sulla sua adesione. 

Ma la partita fondamentale rimane, per la città di Siena, la sorte futura della Fondazione: in tre anni, dal 2008 al 2011, la crescita e il rafforzamento patrimoniale del gruppo di Rocca Salimbeni sono pesati ben 4 miliardi di euro alla Fondazione: 3 per sottoscrivere l’aumento necessario all’acquisizione di Antonveneta e uno in questi giorni. Gabriello Mancini ha già detto a chiaramente di aspettarsi un ritorno a livelli di redditività adeguati (anche perché per la prima volta nella sua storia la Fondazione ha debiti da onorare). Il nuovo piano industriale del gruppo, presentato dal direttore generale Antonio Vigni, ha indicato nella cifra di 2 miliardi di dividendo da qui al 2015 il nuovo obiettivo della banca, in un mercato sempre più rischioso. Amministratori come Gamblers d’alto bordo: realizzare il rafforzamento patrimoniale per essere in linea con Basilea 3, come dichiarato dal presidente di MPS Mussari (ma l’aumento copre solo la restituzione dei Tremonti Bond che potrebbero generare un risparmio di 1 miliardo in interessi passivi fino al 2015), riprendere a distribuire cedole più ricche (la Fondazione è con le spalle al muro).

Too big to fail (Troppo grandi per fallire) è un bel motto che si addice alle banche contemporanee. In ogni caso il Monte dei Paschi non fallirà. L’ultimo tiro alla roulette dei mercati azionari potrebbe costare caro solo alla città di Siena. Che in questa partita si è giocata tutto.

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