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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Incertezze sul futuro della città e della banca

Ragione industriale e consenso elettorale non vanno a braccetto

di Red – foto di Corrado De Serio

SIENA. Contrordine, compagni. Il nuovo ammortamento da un miliardo (sempre l’eredità Antonveneta) con il conseguente ingresso del Tesoro nel capitale del Monte grazie agli interessi non pagati, non si potrebbe fare. Oggi vengono allo scoperto gli analisti di Ubs: “Ci aspettiamo che il focus degli investitori rimanga sulla recente presentazione del piano industriale, sulle nuove iniziative per quanto concerne il taglio dei costi e su come MPS intende ripagare il capitale dello Stato”. Che significa per loro ricavi nel secondo trimestre per  1.335 mln di euro e 44 milioni di utile, e scetticismo sull’esposizione del miliardo in bilancio. La qual cosa preoccupa, visto che Rocca Salimbeni ha ottenuto una plusvalenza di 227 mln all’inizio di luglio con un’operazione legata ai finanziamenti Bce: la gestione è negativa? Se sarà così, gli analisti lo noteranno subito e non apprezzeranno. E’ vero che in una settimana è passato di mano il 14,9% del capitale della banca e che la Consob indaga; ma è altrettanto vero che nessuno è venuto allo scoperto mettendosi in portafoglio il 2% di MPS. Sono illazioni le voci che riguardano Bnp Paribas o Hsbc o fondi specializzati, tipo Vanguard. MF ha raccontato delle scelte di Proto Organization, che ha rastrellato lo 0,8%: “I nostri investitori – spiega in una nota Alessandro Proto, Ceo della società – credono nel piano di sviluppo di MPS, nelle capacità di Profumo di far crescere gli asset della banca, oltre al fatto che la Fondazione diluirà nel tempo la sua partecipazione e ci sarà sicuramente l’ingresso di un socio forte”. Quindi, si dovrà aspettare martedì sera per sapere in quale direzione preferisca andare il Tandem, salvo poi chiedersi a pro di chi e di cosa. Infatti si doveva agire presto e bene; invece di operativo in termine di riduzione di costi e di offerta di nuovi prodotti non è stato fatto nulla.

La campagna elettorale in città è cominciata da tempo; si devono scremare prima di tutto i candidati Pd per progettare una nuova maggioranza, se e come si possa ricostruire un accordo con la parte del partito  denominata “gli ex Margherita”, quali alleati vecchi e nuovi “ci staranno”.  Certo se si sceglierà di puntare su Ceccuzzi, i tentativi di accordo paiono destinati al fallimento, ma in politica non si può mai dire mai. Addirittura ci sono voci che paventano una iniziativa per anticipare le amministrative cittadine e non aspettare l’election day il prossimo anno, in concomitanza del rinnovo del Parlamento. Si potrebbe votare nei giorni in cui la Regione Sicilia rinnoverà il suo consiglio regionale, ma la data del 28 ottobre non è tecnicamente praticabile. C’è tuttavia la possibilità di fare una corsa per le amministrative del mese di novembre che si svolgeranno qua e là per l’Italia, ma i tempi sono veramente strettissimi.

Laudanna è già stufo di fare il liquidatore del Sistema Siena che, rimasto senza i fondi pubblici, mette in luce l’incapacità di una generazione di amministratori di generare attivo dai finanziamenti ottenuti in tanti anni di bengodi. E lo sgretolamento degli enti (come, presto, di qualche pezzo delle mura di Siena prive di manutenzione), e il recentissimo caso del Santa Maria della Scala rischiano di allontanare lo zoccolo duro degli elettori degli ex-Ds, che permetteva loro di controllare la città.

Profumo era arrivato a Siena pensando di fare il mossiere, invece è finito – ahilui – su una “brenna” e il sorteggio lo ha messo pure di rincorsa. Tutti vorrebbero avere la mossa da lui, e quotidiano è “il tondino” per perlare con lui e studiare il da farsi per vincere. Con ogni mezzo. Un Palio che però, seppur corso tra i cittadini trepidanti per il futuro, non prevede in alcun caso la vittoria della città.

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