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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Gli "altri" consiglieri democratici e Guicciardini

"Il partito ha dimostrato il proprio disagio con l'astensione dal voto"

SIENA. (giza) Conferenza stampa al bar Fontegaia oggi (28 luglio), organizzata da alcuni degli ormai famosi “dissidenti”. Erano presenti – con Alessandro Piccini – Ranieri, Pace e Guideri. Il tema dell’incontro verteva sulla recente assemblea del PD per l’elezione del segretario provinciale. Assemblea alla quale – secondo i consiglieri – ha partecipato il 50 per cento degli aventi diritto al voto, dati alla mano: “su 406 aventi diritto al voto – spiegano i sostenitori della candidatura presentata e successivamente non ammessa – hanno partecipato alla votazione solo in 263. Di questi, si sono espressi a favore di Guicciardini in 213, gli astenuti sono stati 41, i contrari 8, un voto è risultato nullo. I dati sono chiari: circa la metà del partito ha voluto esprimere il proprio disagio o non partecipando al voto, oppure esprimendo un parere di astensione e contrarietà. Non c’è stato nessun plebiscito bulgaro. Certamente la decisione forzata di escludere la candidatura di Piccini non ha aiutato”.

Qualche dubbio la capacità del neo-eletto a gestire il partito è emerso, mentre il manipolo ha lamentato anche l’impossibilità di sostenere il proprio candidato ed intervenire verbalmente nell’assemblea. E’ stato pure sottolineato che i costi per i partito per il sostegno a funzionari comunali e provinciali sfiora il milione di euro e non è più sostenibile. Da qui la proposta che non ci siano più in futuro commistioni tra funzioni pubbliche ed incarico politico.

Alessandro Piccini ha detto a chiare lettere che la frattura con l’altra metà del partito è ormai insanabile, poiché “Matura l’idea che il PD non sia più la casa in cui fare politica. A queste condizioni è impossibile qualsiasi candidatura alle prossime elezioni e ad incarichi all’interno del partito”. I consiglieri si sentono osteggiati dal direttivo del PD e Ranieri – ex-vicesegretario comunale del partito – si è lametato di essere stato poco considerato da Giulio Carli con il quale avrebbe dovuto collaborare. Insomma, altro che separati in casa..
“Il segnale di disaffezione che arriva è chiaro – continuano  gli esponenti democratici -, è parso evidente quanto sia diffusa la stanchezza nei confronti di scelte imposte, diktat, operazioni non condivise. Chi vuole sostituire il confronto con le epurazioni, chi utilizza le sospensioni per impedire che ci siano più  candidati rischia di danneggiare irrimediabilmente il Partito democratico. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: metà Pd non ha sostenuto il nuovo segretario, azzoppando sul nascere la sua nomina nel momento in cui tutta la provincia di Siena avrebbe bisogno invece di un Pd forte, propositivo, aperto e plurale”.
“E per il futuro?”, è stato chiesto. La risposta è mancata e si è limitata ad un “Ora vediamo, la situazione è complessa e non ci sono i presupposti per ricostituire l’asse precedente”.
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