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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Le reazioni all’operazione “Format 18” della Digos a Siena

SIENA. Non sono mancate le prese di posizione dopo l’operazione della Digos che da denunciato 13 minorenni senesi per 

“La notizia dell’operazione della Digos a Siena lascia profondamente sgomenti e impone una riflessione seria e senza sconti. Parliamo di reati gravissimi: dall’apologia del fascismo e del nazismo all’odio razziale, fino alla detenzione di armi e materiale pedopornografico.,  commenta il senatore PD Franceschelli.

“Il fatto che i protagonisti di questa vicenda siano tredici minorenni della nostra città rende il quadro ancora più doloroso e allarmante. Voglio esprimere il mio più profondo ringraziamento alla Polizia di Stato e alla Magistratura per il prezioso lavoro di indagine. Hanno fermato una deriva pericolosa prima che potesse tradursi in atti ancora più gravi. Le terre senesi sono, per storia e tradizione, culla di civiltà, tolleranza e valori democratici nati dalla Resistenza. Vedere dei giovanissimi tradire questi valori per abbracciare l’odio e i totalitarismi del passato è una ferita al cuore della nostra comunità. Questo episodio ci dice che non possiamo e non dobbiamo mai abbassare la guardia. Di fronte a tutto questo, non possiamo più tollerare atteggiamenti equivoci o ambiguità. Quando la politica, unita, non condanna i richiami al fascismo e al nazismo, con assoluta fermezza e senza ‘se’ e senza ‘ma’, finisce per sdoganarli agli occhi dei più giovani. Accanto al dovere della magistratura, serve un’assunzione di responsabilità collettiva: istituzioni, scuole, famiglie. La rete e i social network non possono diventare zone franche dove inoculare il virus dell’estremismo e della violenza nelle menti dei nostri ragazzi. È urgente ricostruire una rete sociale e culturale capace di proteggere i minori e di insegnare loro il valore del rispetto, della legalità e della memoria storica. Non c’è spazio per il fascismo e l’odio nella nostra società, tanto meno tra i nostri giovani”.

“Di fronte ad una vicenda del genere non si può non rimanere profondamente colpiti sia per il fatto che stiamo parlando di ragazzi tutti minorenni, ma soprattutto per i reati che gli vengono contestati. Certamente è il segnale preoccupante di un disagio profondo che colpisce i giovani e che deve interrogare soprattutto noi adulti sui modelli proposti alle giovani generazioni – dichiara il cardinale Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena -. Ora non serve puntare il dito, ma occorre capire – aggiunge il Card. Lojudice-  come evitare derive pericolose e come agire repentinamente affinché  i nostri ragazzi  non siano lasciati soli di fronte a false dottrine e soprattutto nel “mare magnum” dei social network. Da sempre come Chiesa siamo impegnati nel sostegno alle famiglie che sono il primo baluardo per evitare vicende come quella che è emersa oggi nella nostra città. Senza un adeguato sostegno a questo nucleo centrale delle nostre comunità non potremo dirci sereni e certi che fatti come questo non avvengano più. Lo diciamo da tempo – conclude il cardinale –  occorre urgentemente un patto per la famiglia che coinvolga ogni attore: dalle istituzioni, la società civile e la Chiesa”.
 

Sui social il sindaco Nicoletta Fabio scrive: “Quanto emerso dall’indagine della Digos di Siena è grave e merita attenzione, prudenza e senso di responsabilità. Ringrazio il Questore, la Polizia di Stato, la Digos e la Procura minorile per il lavoro svolto, che conferma l’importanza del presidio costante del territorio e della capacità delle istituzioni di intercettare segnali preoccupanti prima che possano tradursi in fatti ancora più gravi.

Quando episodi di odio, violenza verbale, razzismo, fino ad apologia di fascismo, e interesse per le armi coinvolgono dei minorenni, la risposta non può essere solo giudiziaria. Deve interrogare tutti: famiglie, scuola, istituzioni, comunità educante.
Siena è una città fondata su storia, cultura, rispetto e convivenza civile. Valori che non sono parole astratte, ma responsabilità quotidiane da trasmettere soprattutto ai più giovani.
Come amministrazione comunale continueremo a fare la nostra parte, nel rispetto delle competenze di ciascuno, per rafforzare, legalità, ascolto, prevenzione, confronto democratico e pluralismo”.
 
“È gravissimo quanto emerge dall’indagine della Polizia di Stato che vede coinvolti 13 minorenni residenti in provincia di Siena. Siamo di fronte a fatti che generano forte inquietudine e che devono essere condannati con assoluta fermezza, ma che allo stesso tempo devono interrogarci profondamente sul rapporto con le nuove generazioni, sui modelli di riferimento che proponiamo e sulle forme di disagio che attraversano una parte del mondo giovanile, anche in relazione all’utilizzo dei social network. È compito di tutti, dalle istituzioni alla scuola, dalle famiglie alle comunità, tenere alta l’attenzione sui valori costituzionali e democratici sui quali si fonda la nostra Repubblica, a partire dall’antifascismo, dalla solidarietà e dal rispetto della dignità delle persone. Ringrazio le forze di polizia e la magistratura per il lavoro svolto. Da parte della politica non possiamo permetterci di banalizzare o sottovalutare atteggiamenti che hanno a che fare con l’odio, il razzismo e la violenza. Occorre respingere ogni forma di ambiguità verso l’apologia di fascismo e nazismo. La provincia di Siena, così come la Toscana, ha una storia fortemente legata ai valori costituzionali: è da qui che dobbiamo ripartire, rafforzando il lavoro culturale, educativo e sociale contro ogni forma di odio ed estremismo ideologico”. È quanto dichiara Simone Bezzini, capogruppo Pd in Consiglio regionale, in merito ai tredici minorenni denunciati a Siena.

Per Agnese Carletti, presidente della Provincia di Siena “I dettagli che emergono dall’operazione della Digos di Siena lasciano profondamente scossi e impongono a tutte le istituzioni del territorio una riflessione immediata, severa e senza ipocrisie. Il fatto che questa fitta rete virtuale di violenza e radicalizzazione suprematista vedesse protagonisti tredici minorenni senesi è il dato che fa più male e che deve far suonare un campanello d’allarme per l’intera comunità. Voglio esprimere il mio più sincero ringraziamento alla Polizia di Stato: il lavoro investigativo ha permesso di bloccare una deriva pericolosissima. Vedere dei ragazzi che si rifugiano dietro gli schermi e alla rete per inneggiare ai totalitarismi del passato e pianificare violenze contro i più fragili è una ferita profonda all’identità stessa del nostro territorio che nei valori della Resistenza ha fondato la sua forza. Di fronte a scenari del genere non sono ammissibili zone grigie o silenzi di comodo. Occorre una condanna unanime e senza alcuna ambiguità. Come Provincia, insieme ai Comuni, alle scuole e alle famiglie, abbiamo il dovere urgente di rafforzare la rete sociale e culturale del territorio. Dobbiamo proseguire nell’azione incessante di offrire ai nostri giovani gli strumenti e le occasioni per comprendere il valore della memoria storica, del rispetto e della legalità”.

Il segretario PD Emiliano Fossi definisce l’inchiesta “uno spaccato d’orrore che non possiamo liquidare come bravate adolescenziali. Siamo davanti a un cortocircuito educativo, sociale e politico. Quando nello spazio pubblico si tollerano parole d’ordine violente, razziste ed estremiste, il rischio è la normalizzazione dell’odio nei telefoni dei nostri figli”.

Il vicepresidente del Consiglio regionale toscano, Antonio Mazzeo, parla di una vicenda “gravissima” e di “un problema sociale, culturale ed educativo profondo”. “L’estremismo di destra non è un fenomeno folcloristico né marginale –afferma Mazzeo – ma una minaccia reale alla democrazia e alla formazione delle nuove generazioni”. Mazzeo rilancia inoltre la proposta di portare tutti gli studenti toscani nei luoghi della memoria “per comprendere dove portano odio, razzismo, fascismo e nazismo”. Ed il senatore dem Silvio Franceschelli parla di “vicenda dolorosa e allarmante”, sottolineando che “non possiamo più tollerare ambiguità nei confronti del fascismo e del nazismo. La rete e i social network – aggiunge Franceschelli – non possono diventare zone franche dove inoculare il virus dell’estremismo e della violenza nelle menti dei ragazzi”.

“Il quadro che ci restituiscono le indagini delle autorità inquirenti di Siena necessita di una riflessione profonda”, commenta la vicepresidente della Regione Mia Diop. “Occorre certamente indignarsi e condannare – aggiunge Diop – perché queste ragazze e queste ragazzi sbagliano, hanno scelto di stare dalla parte sbagliata della storia e rivelano la propria terrificante visione della società intrisa di violenza, odio, fascismo. Occorre denunciare chi nel dibattito pubblico strizza l’occhio all’intolleranza e al razzismo e non si cura della responsabilità di ciò che le sue parole costruiscono o distruggono. Ma dissociarsi e declamare non basta”, spiega la vicepresidente, che ringrazia le forze dell’ordine e la magistratura minorile per il lavoro svolto.

“Siamo di fronte a ragazzi cresciuti nelle nostre scuole, nelle nostre città, figli di una Regione, la Toscana che ha pagato cara la conquista della libertà e della democrazia, che oggi si impegna da più parti per tenere viva la Memoria, che ha, come scritto nello stesso Statuto, l’antifascismo tra i valori fondamentali. Per questo, – è il ragionamento di Diop – i fatti di Siena devono dare la scossa a tutta la società toscana, alle famiglie, e prima ancora alle istituzioni, che sono chiamate a intensificare il proprio impegno per costruire comunità coese, solidali, tolleranti”. “La Regione – conclude – è pronta a dedicare sempre di più energie contro indifferenza, intolleranza e rigurgiti neofascisti, altresì però chiede che le agenzie educative, a partire dalla scuola, abbiano strumenti e risorse per costruire percorsi efficaci a diffondere tra le nostre ragazze e i nostri ragazzi la cultura del rispetto”.

“Come Lega Siena – scrive Giovanni Costa, segretario provinciale Lega Siena – desideriamo, innanzitutto, complimentarci con la Digos per l’eccellente lavoro svolto in città che ha portato alla denuncia di diversi minorenni, accusati di odio razziale ed apologia di fascismo. Fatti estremamente gravi che condanniamo con forza, così come stigmatizziamo apertamente ogni forma di estremismo che possa destabilizzare la nostra società. Occorre, dunque, puntare alla prevenzione per far sì che non si creino i presupposti per questo tipo di reati. È necessario, quindi, puntare sull’educazione civica, affinché i giovani comprendano come ogni forma di eccesso o fanatismo, sia assolutamente da evitare. In tutto ciò, famiglia e scuola rivestono un ruolo fondamentale.”

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