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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Fondazione Vismederi: divulgazione scientifica e un grande cuore

Due chiacchiere con Veronica Cannucci, Direttrice generale della Fondazione

di Raffaella Z. Ruscitto

SIENA. Quando si parla di Vismederi, a Siena, si sa benissimo di cosa si parla. Si parla di un’azienda nata per valutare l’efficacia dei vaccini e sviluppatasi poi su più fronti, saldamente collegati a quel “centro delle scienze della vita” che tutti hanno agognato e sognato nascesse e si rafforzasse a Siena. Il suo fondatore, il professor Emanuele Montomoli, si è fatto conoscere per la sua capacità imprenditoriale, per aver scelto di sponsorizzare il Costone, e per i servizi offerti con le sue sedi di Vismederi Diagnostics.

Non tutti, però, conoscono la Fondazione Vismederi, nata nel 2020, in piena pandemia, e che opera a pieno ritmo da circa 4 anni, portando avanti una serie di progetti con finalità sociali, solidali e divulgative.

Per farci raccontare cosìè e cosa fa la Fondazione Vismederi, abbiamo incontrato la Direttrice Generale, Veronica Cannucci.

“La Fondazione Vismederi nasce nel 2020 per volontà del presidente di Vismederi, Emanuele Montomoli che 2009 aveva dato vita alla sua società. La Fondazione ha avuto il suo vero avvio a partire dal 2022 a causa della pandemia che ha rallentato tutta la macchina organizzativa proprio nel periodo di “rodaggio”. Le aree di intervento della Fondazione Vismederi sono sostanzialmente due: da una parte l’ambito scientifico che si sviluppa ponendosi l’obiettivo di informare correttamente sul tema che ci sta a cuore, ovvero i vaccini; dall’altra l’ambito sociale e  solidale con l’obiettivo di restituire a Siena quello che Siena ha dato alla Vismederi, in termini di accoglienza e di opportunità da quasi un ventennio”.

Ci può raccontare come avete sviluppato le due macro aree di intervento che ci ha detto?

“In ambito scientifico abbiamo numerose collaborazioni in corso. Un esempio è la collaborazione con l’Università di Oxford. Con questa prestigiosa Università abbiamo creato un legame nell’ambito del Museo delle Scienze – una partecipazione nello sviluppo della rassegna serale degli eventi. Attraverso questo progetto abbiamo coinvolto le giovani generazioni di studiosi offrendo loro musica, arte e scienza. Abbiamo avuto il primo whorkshop a febbraio, ad Oxford, e ne avremo altri a maggio e a giugno sempre su tematiche scientifiche. Il primo workshop di febbraio ha avuto per tema la scrittura scientifica.

In ambito locale abbiamo già attivato delle collaborazioni con l’Università  di Siena. Abbiamo dato il nostro supporto al Master in Vaccinology and Drug Development dedicandoci all’aiuto agli studenti che vengono da Paesi in via di sviluppo che hanno presentato le loro candidature all’Università di Siena. Noi, unitamente all’Università di siamo occupati di accoglierli per consentire loro di approfondire nozioni che non sono riusciti ad acquisire prima. Si tratta di studenti che vanno dai 30 al 60 anni che hanno una laurea in materie scientifiche e che desiderano approfondire determinate tematiche per poi riportarle nel loro lavoro, che sia di ricerca o di assistenza alla salute, nel loro Paese d’origine.

Abbiamo attualmente una collaborazione con Trialect che è una company con amministrazione in Canada. Ospitiamo, anche in questo caso, studenti di altri Paesi, per creare collaborazioni e stimolare i giovani ricercatori a cercare sempre nuove strade di intervento a tutela della salute globale. Attualmente stiamo ospitando una studentessa messicana Ana Gabriela,  che sta svolgendo un tirocinio presso i nostri laboratori a Colle di Val d’Elsa”.

E quali sono state le iniziative solidali di rilievo?

“Sono state diverse le iniziative che abbiamo sostenuto negli ultimi 4 anni. Abbiamo collaborato con gli Amici del Costone, con il Banco del Farmaco, con Donna chiama Donna, con l’Associazione Arturo Pratelli, con Bollicine e con alcune comunità fuori dall’ambito associativo come ad esempio la comunità di Ponte a Tressa.  Abbiamo partecipato alla Notte dei Ricercatori nelle ultime due edizioni e parteciperemo anche all’edizione 2026.  Essendo nati da relativamente poco, siamo in fase di evoluzione e stiamo mettendo a punto tutte le strategie per poter essere più presenti ed incisivi sui temi che ci siamo prefissati. Il nostro obiettivo principale resta comunque dare degli strumenti innovativi e validi a chi ha passione in ambito scientifico e magari arriva da una situazione di fragilità economica, o da Paesi in via di sviluppo. Il nostro intento è sostenere queste giovani promesse affinché possano tornare nei loro Paesi e magari proseguire nella ricerca scientifica o nello sviluppo di vaccini per poter garantire salute e una qualità della vita sempre più alta. In ambito sociale vogliamo cercare, in futuro, di ampliare il nostro cerchio d’azione e andare a sostenere le cause più importanti al fine di restituire ai senesi l’aiuto che Vismederi ha ricevuto dalla comunità”.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una vivace diatriba sui vaccini. Molte sono state le polemiche e le fake news fatte circolare grazie al megafono dei social. La Fondazione Vismederi, all’interno della macro area che gestisce la divulgazione scientifica ha delle strategie messe e da mettere in atto?

“Siamo molto attivi sul versante della divulgazione di una corretta informazione. Proprio l’altra settimana siamo stati all’interno del Liceo Classico Piccolomini delle Scienze Umane. Abbiamo tenuto una lezione con delle classi IV e V. Abbiamo proprio affrontato il tema dei vaccini, la loro storia e la loro importanza. L’esperto che teneva la lezione ha mostrato ai ragazzi il tenore dei commenti lasciati in fondo ad una sua intervista pubblicata sui social. I ragazzi hanno potuto vedere quanta disinformazione era chiaramente espressa da chi aveva commentato un intervento scientifico. Lentamente stiamo cercando di intervenire sui ragazzi attraverso le scuole superiori dove il tema dei vaccini è all’interno del programma ministeriale. Possiamo così affrontare l’annoso problema delle fake news che spesso remano contro la scienza e soprattutto le innovazioni scientifiche.

Sempre nell’ambito della divulgazione scientifica e della trasmissione delle informazioni da 4 anni collaboriamo con la Kent State University a Firenze. L’Università statunitense organizza scambi tra studenti non solo nella città toscana ma anche in altre città italiane. I loro studenti vengono annualmente a trovarci (la prossima visita è fissata per il 4 giugno) . Terremo una lezione in inglese sui vaccini, sulla loro storia e sulla divulgazione scientifica in generale nell’epoca delle fake news”.

La cosa che più vi ha reso orgogliosi di quanto già fatto e quello che non vedete l’ora di fare?

“Una Fondazione giovane come la nostra è sempre in fase di evoluzione e pertanto le idee emergono ogni giorno. Quello che penso è che la cosa più bella che sognamo di fare non l’abbiamo ancora realizzata. Una cosa su cui speriamo di metterci preso al lavoro sarà una due giorni per celebrare l’anniversario della nascita di questa Fondazione. Un evento che arrivi alla comunità locale e a quella internazionale. La cosa che ci ha reso più orgogliosi è stata la felicità delle persone che abbiamo raggiunto con i nostri interventi.

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