Martinelli: "A Siena sono cambiati gli equilibri o si cerca di tornare al passato?"
di Enzo Martinelli
SIENA. La campagna elettorale per il rinnovo degli organi amministrativi della Fondazione Monte dei Paschi Siena è cominciata, a scoppio ritardato, e cioè all’indomani delle nomine. Fino ad allora Nicoletta Fabio, sindaco di Siena per il centro-destra e Agnese Carletti, presidente della Provincia per il centro-sinistra, hanno approvato, senza alcuna riserva, le attività della Fondazione e conferito la laurea, con 110 e lode, a tutti i suoi gestori uscenti.
Nessun programma per la nuova gestione è stato presentato dai partiti e dalle liste civiche, tutti interessati esclusivamente ai posti da destinare al governo di Palazzo Sansedoni, che lo scorso anno ha festeggiato il suo trentesimo compleanno. Anche in quell’occasione Fabio e Carletti gareggiarono nella ricerca di espressioni di plauso per gli amministratori e per i benefici ricevuti dal territorio di Siena dalla Befana di Via Banchi di Sotto.
Nei giorni immediatamente successivi all’elezione all’unanimità del notaio Coppini a presidente della Deputazione Amministratrice e del Collegio dei revisori dei conti, la stampa locale ha invece riferito che i partiti avrebbero “ idee nuove”, per ora molto generiche, per la futura gestione della Fondazione.
Il coordinamento senese di Fratelli d’Italia ha scritto infatti che con l’insediamento dei nuovi organi “ci sono le condizioni per una nuova stagione, di profonda discontinuità col passato”. Un siluro molto diverso dai reiterati incensamenti della Fabio. In cosa consista la discontinuità non è ancora dato sapere.
L’unione Comunale del Partito Democratico di Siena, a sua volta, ha precisato che “oggi gestire non è più sufficiente. E’ tempo di costruire: Siena e il territorio hanno bisogno di una Fondazione che torni protagonista attiva dello sviluppo locale… rispondendo così ai bisogni sociali, culturali ed economici”.
Insomma un diverso passo di marcia. Ma quale e in quale direzione? A livello nazionale il”campo largo” dice che prima si fanno i programmi poi si scelgono i nomi. A Siena il PD ha fatto l’opposto, dimenticando peraltro che la Fondazione, detratti i grandi costi per il suo mantenimento e quelli garantiti alla Chigiana, ha da distribuire annualmente soltanto 7- 8 milioni tra oltre 100 beneficiari. Dunque circa €.70.000 a testa, somme con le quali si va poco lontano e si fanno poche rivoluzioni.
Infine i politici delle compagini che sono rimasti in silenzio per il negativo esito delle nomine, non hanno mai esplicitato un proprio “diverso” programma per la Fondazione, oltre alla designazione di nominativi di eventuali propri candidati.
La classe politica dunque parla oggi in ritardo un linguaggio, ancorché vago, che contrasta con quello finora espresso dai rappresentanti del Comune e della Provincia. Il futuro dirà se la dicotomia tra le varie posizioni è vera e davvero “profonda”. Una volta erano i partiti a determinare la linea politica e l’indirizzo alle istituzioni. Ora a Siena sono cambiati gli equilibri o si cerca di tornare al passato?




