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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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"Esternalizzazioni Mps: l’altra faccia della precarietà lavorativa"

Sinistra Ecologia e Libertà interviene sull'accordo Fruendo

SIENA. “Mentre parliamo del destino della Banca e della Fondazione arriva con il clima di fine anno anche la notizia delle esternalizzazioni e dell’accordo siglato tra Mps e Fruendo. Un accordo che ha già spaccato le sigle sindacali e che porterà fuori dalla Banca oltre mille montepaschini del back office. Noi di Sel abbiamo inserito proprio un richiamo a questa vicenda nel documento politico uscito dal nostro congresso provinciale schierandoci dalla parte di quei dipendenti (per adesso apre oltre 30) che intraprenderanno vie legali nei confronti del datore di lavoro”. Interviene così il circolo cittadino di Sinistra Ecologia e Libertà per commentare la notizia dell’accordo siglato per le esternalizzazioni dei lavoratori del back office di Banca Monte dei Paschi ricordando un emendamento proposto proprio dal circolo senese al documento del congresso provinciale.

“Quello che è stato deciso non è altro che una faccia della precarizzazione del lavoro ed in questa materia non ci sono molte tutele per la parte più debole, ma tutto quello che si può fare va fatto, compresa la possibilità di azioni legali collettive. Perché è prioritario difendere dalle pure speculazioni non solo i diritti dei singoli lavoratori, ma l’impianto stesso della tutela del lavoro che, purtroppo, sta sfaldandosi sempre di più. In questo contesto compito delle forze politiche progressiste e dei sindacati è quello di essere accanto ai lavoratori fornendo loro non solo solidarietà, ma anche vicinanza concreta e collaborazione. Le vertenze che stanno nascendo – non soltanto tra i lavoratori della Banca o dell’indotto, ma in tante altre realtà della nostra provincia dove i lavoratori cercano di far valere i propri diritti e con le quali siamo solidali – sono anche la diretta conseguenza dell’arroganza di una parte, che ha imposto ogni scelta rifiutando altre strade di seria concertazione.”.

“Pensiamo che le esternalizzazioni effettuate al di fuori di programmi di razionalizzazione rappresentino la seconda faccia della medaglia della precarizzazione e cioè in entrata lo facciamo con contratti a tempo, in uscita si precarizza con le esternalizzazioni. Su questo il dibattito politico e sindacale deve prendere una posizione chiara, come appunto stanno già facendo alcuni dei lavoratori in causa. Se poi i lavoratori fossero trasferiti in società controllate o partecipate o comunque appartenenti a importanti gruppi societari questi resterebbero comunque sotto la società concessionaria e verrebbero così a mancare loro tutte quelle opportunità di mobilità interna che invece attualmente hanno in quanto lavoratori dell’azienda comandati presso il consorzio. Infine anche se ai lavoratori fosse garantito il mantenimento dell’attuale CCNL (quello dei bancari), ciò sarebbe a scadenza e comunque a rischio di modifiche (trasformazione societarie, modifiche contrattuali dell’appalto, ecc.), ciò potrebbe essere indifferente per i lavoratori più anziani, ma per quelli più giovani immaginiamo che le prospettive non saranno affatto positive”.

“Non comprendiamo poi il vantaggio economico di questa operazione, che viene fatta soltanto per aggirare i diritti dei lavoratori senza un risparmio significativo nel bilancio dove scompaiono come voce di personale ma compare il costo dell’appalto. Le esternalizzazioni, legittimamente, si fanno se serve a migliorare la redditività sia del ramo scorporato che dell’azienda scorporante, ma non è questo il caso. Qui si pensa di realizzare un risparmio ma di fatto escono costi per personale (1085 lavoratori su un perimetro stimato di 2360 risorse) ed entrano costi per i servizi di notevole entità”.

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