A livello territoriale, la regione con la maggiore esposizione commerciale verso questi mercati è la Lombardia, con 8,16 miliardi di euro di esportazioni. Seguono Toscana con 4,07 miliardi
SIENA. La crisi in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz stanno provocando forti tensioni sui mercati energetici internazionali, con effetti che rischiano di ripercuotersi direttamente sull’economia italiana, sui costi per le famiglie e sulla competitività delle imprese.
Secondo le principali analisi energetiche internazionali, attraverso lo Stretto di Hormuz transitano ogni giorno circa 20 milioni di barili di petrolio, pari a circa un quinto del commercio mondiale, oltre a una quota analoga del commercio globale di gas naturale liquefatto (GNL). La crisi ha già spinto il prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile (fonti: Energy Information Administration – EIA; analisi dei mercati energetici internazionali).
Una situazione che rischia di innescare un effetto a catena sui costi dei trasporti e della logistica, con inevitabili ripercussioni sui prezzi di beni di largo consumo, alimentari e prodotti industriali.
Ma le conseguenze potrebbero essere rilevanti anche per il commercio estero italiano.
Secondo un’analisi di Confartigianato, le esportazioni del Made in Italy verso i mercati del Medio Oriente valgono 27,8 miliardi di euro, pari a l’1,28% del PIL nazionale e al 4,6% dell’export manifatturiero complessivo.
A livello territoriale, la regione con la maggiore esposizione commerciale verso questi mercati è la Lombardia, con 8,16 miliardi di euro di esportazioni. Seguono Toscana con 4,07 miliardi, Emilia-Romagna con 3,44 miliardi, Veneto con 3,33 miliardi e Friuli Venezia Giulia con circa 725 milioni (fonte: elaborazioni Confartigianato su dati ISTAT).
La Toscana, in particolare, risulta essere la regione più esposta in rapporto alla propria economia: l’export verso il Medio Oriente pesa per circa il 2,95% del PIL regionale.
«La situazione internazionale – dichiara Michele Novelli, Segretario provinciale del Patto per il Nord Massa Carrara – rischia di trasformarsi in un colpo durissimo per famiglie e imprese. L’aumento dei costi energetici si traduce inevitabilmente in rincari su trasporti, produzione e beni di consumo. In un territorio come il nostro, dove molte aziende lavorano con margini già ridotti, un ulteriore aumento dei costi rischia di mettere in seria difficoltà l’economia locale».
Sulla stessa linea il Segretario regionale del Patto per il Nord Toscana, Guido Mottini, che richiama la necessità di interventi immediati da parte del Governo.
«Non possiamo permettere che le tensioni geopolitiche si scarichino interamente sulle famiglie e sulle imprese italiane. Di fronte a una crisi energetica di questa portata – afferma Mottini – il Governo deve attivare con urgenza misure di contenimento dei costi».
«È necessario intervenire sulle accise sui carburanti, la cui riduzione era stata promessa in campagna elettorale, e rafforzare le scorte energetiche strategiche per evitare che l’aumento dei prezzi dell’energia alimenti una nuova spirale inflazionistica. Senza interventi concreti – conclude Mottini – il rischio è quello di penalizzare ancora una volta il sistema produttivo italiano e il potere d’acquisto delle famiglie».
Segreteria Regionale Patto per il Nord – Toscana




