L'appello del Rettore dell'Università di Siena rivolto agli imprenditori affinchè investano nella costruzione di residenze universitarie non pare ai due movimenti politici la soluzione per garantire il diritto allo studio
SIENA. L’appello del Rettore dell’Università di Siena, prof. Roberto Di Pietra, agli imprenditori privati per investire nella costruzione di nuove residenze universitarie ci impone alcune riflessioni profonde sul futuro dell’università pubblica nella nostra città.
### Una contraddizione evidente
Pochi mesi fa, il Rettore ha allontanato in maniera eclatante e dura gli studenti e le studentesse dell’Ateneo che protestavano per chiedere maggiori fondi per il Diritto allo Studio. La sua reazione non sembrò di chi si preoccupa della comunità studentesca, né di chi ha chiaro che il diritto allo studio è un diritto costituzionalmente garantito dall’articolo 34 della nostra Carta.
Oggi, quello stesso Rettore si rivolge ai privati per risolvere l’emergenza abitativa, che vede circa 600 studenti fuori sede idonei per Isee e merito senza posto letto negli alloggi pubblici. Questa contraddizione rivela una pericolosa confusione: invece di difendere il carattere pubblico dell’università e pretendere dal Governo le risorse necessarie, si sceglie una strada che rischia di spostare l’onere sul mercato.
### Il tradimento del pubblico
Un Rettore dovrebbe anzitutto rivolgersi al Governo e chiedere maggiori risorse per il diritto allo studio universitario. Il Governo Meloni ha ridotto significativamente i fondi per le università, colpendo al cuore il sistema che sostiene residenze, borse di studio e mense, e mettendo sotto pressione il diritto allo studio di migliaia di giovani.
Prima di appellarsi all’intervento privato, il prof. Di Pietra dovrebbe difendere la Costituzione e pretendere l’impegno pubblico. Affidare al mercato la soluzione del problema abitativo studentesco significa tradire la funzione sociale dell’università e creare un sistema a due velocità: da una parte chi può permettersi alloggi privati costosi, dall’altra chi viene escluso dal diritto allo studio.
### La speculazione dietro l’angolo
L’esperienza di molte città universitarie italiane ci insegna che, nonostante i vincoli di legge, la costruzione di residenze e alloggi da parte di privati si risolve troppo spesso in speculazioni edilizie. Appartamenti a prezzi inaccessibili per la maggior parte degli studenti, contratti capestro, gentrificazione dei quartieri storici. È questo il futuro che vogliamo per Siena?
### I dati e la trasparenza
La cifra di circa 600 posti letto mancanti coincide con gli idonei senza alloggio rilevati negli ultimi bandi DSU, e implica una valutazione dell’insufficienza dell’attuale capacità ricettiva pubblica, anche alla luce di strutture rimaste chiuse da anni. Chiediamo trasparenza all’Ateneo:
– Quanti sono realmente gli iscritti fuori sede all’Università di Siena?
– Qual è l’attuale capacità ricettiva pubblica?
– Come è stato calcolato il fabbisogno preciso?
– Perché Siena, che un tempo attirava studenti da tutta Italia anche per i suoi servizi, sembra aver perso attrattività?
Quest’ultimo punto è cruciale: se gli studenti fuori sede non scelgono più Siena, il problema non è solo abitativo ma riguarda le politiche complessive dell’Ateneo e della città.
La riduzione strutturale del numero degli studenti negli ultimi anni rischia di portare al ridimensionamento o peggio alla chiusura di interi corsi di laurea, con impatti devastanti sia dal punto di vista lavorativo che delle competenze qualificate che lascerebbero questo territorio.
Il diritto allo studio non è una merce che si compra e si vende sul mercato. È un diritto costituzionale, una conquista di civiltà, uno strumento fondamentale per garantire uguaglianza e mobilità sociale.
Privatizzare le residenze universitarie significa escludere chi non può permettersele. Significa rinunciare all’idea di un’università aperta a tutti, indipendentemente dalle condizioni economiche di partenza. Significa tradire la Costituzione e il futuro delle nuove generazioni. L’intervento privato non deve essere demonizzato ma deve rispondere a regole e principi chiari e non deve sostituire l’impegno del pubblico.
Siena negli anni passati veniva scelta non solo per la sua didattica ma anche per i servizi agli studenti e per il suo diritto allo studio. Si è sempre distinta per politiche di cittadinanza studentesca integrate fra le diverse istituzioni e non da ultimo per una offerta culturale e di intrattenimento per i giovani di grande qualità. Negli ultimi anni tutto questo è entrato in crisi e le responsabilità sono diffuse. Individuare le responsabilità è necessario ma serve anche un nuovo progetto che rilanci l’Ateneo e che dia protagonismo a persone ed a energie nuove.
Sinistra Italiana
Alleanza Verdi e Sinistra



