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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Confcommercio: "Aumento dell’Iva? Una scelta depressiva"

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SIENA. “Una scelta depressiva sui consumi, che non produrrà l’effetto sperato da questo governo”. Così Confcommercio Siena commenta la scelta di aumentare l’Iva al 21% all’interno della manovra finanziaria. “In una fase in cui la crisi economica la fa da padrona, invece che sostenere la domanda interna e i consumi, il governo fa tutt’altro – fa notare Confcommercio – L’inasprimento dell’Iva, infatti, non potrà che riflettersi sui prezzi all’utente finale, facendoli aumentare. Dunque influenzerà il consumo, che diminuirà ulteriormente, perché è minore la capacità di spesa e minori sono le entrate a disposizione delle persone. Ecco spiegato il perché la scelta di aumentare l’Iva rende questa manovra, già di per sé recessiva, ulteriormente dannosa per l’andamento dell’economia. Si colpisce il consumo in modo indiscriminato e tanto più si colpiscono le fasce più deboli”.

“Visto che tutto questo andrà ad incidere negativamente sul livello dei consumi – continua l’associazione di categoria – è facilmente ipotizzabile che il livello di gettito fiscale immaginato dal governo non si verifichi. L’aumento dei prezzi e la conseguente diminuzione dei consumi, insomma, comprimeranno il gettito dell’imposta”

“Come si può intuire si tratta di un risultato – commenta Confcommercio – che provoca in noi grande amarezza. Tra l’altro, il Ministro Romani all’interno dell’assemblea nazionale di Confcommercio, a fine giugno 2011, affermò che l’Iva non sarebbe mai stata aumentata. Quale è dunque la credibilità di questi interlocutori in questo momento? Estremamente nulla”.

“Una credibilità nulla che viene confermata dal fatto che dalla manovra – la quarta in ordine di tempo – scompaiono voci che avrebbero dovuto diminuire la spesa pubblica. E poi mancano del tutto elementi che avrebbero dovuto essere di stimolo alla ripresa economica”.

“Questa dunque è una manovra di retroguardia su tutti i fronti – dichiara Confcommercio – Anche per quanto riguarda la riforma degli enti, a noi lascia perplessi la soppressione delle province tout court. Si aboliscono, infatti, degli enti che hanno ruoli e funzioni centrali senza avere l’opportunità di conoscere quale sia il percorso per la loro sostituzione. Chi si occuperà di formazione professionale? Chi si occuperà di gestire le strade provinciali? Le Regioni, in molti casi, non riescono a rappresentare modelli di efficienza tali da dare garanzie nella sostituzione. Efficienza che può crescere e migliorare, ma ad ogni modo le Regioni, per loro natura, sono lontane dal territorio e non possono seguire questioni che sono squisitamente territoriali, come la gestione delle strade. Un conto è lavorare per migliorare, un altro è quello di tagliare senza sapere cosa accadrà: ed è ciò che sta facendo il governo”.

“Quindi il giudizio sull’operato di questo governo, che oltre tutto ci ha esposti al balletto assurdo di provvedimenti presi e poi smentiti entro 24 ore, è assolutamente negativo – conclude Confcommercio – Il documento sarà licenziato tramite la fiducia. Chi approverà la manovra, all’interno del Parlamento, ma anche fuori, non solo dunque tra i partiti che siedono al Senato o alla Camera, si assumerà la responsabilità – che purtroppo è grave – del futuro e delle conseguenze economiche e sociali su questo paese”.

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