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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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AmpugnaNo: “Ora guardiamo al 2026 con determinazione”

Tracciato il bilancio delle attività del 2025

SOVICILLE. Dal Comitato contro l’ampliamento dell’aeroporto di Ampugnano riceviamo e pubblichiamo.

“Bilancio del 2025: un anno di grande mobilitazione per il nostro comitato contro il revival dello scalo di Ampugnano. Le vecchie logiche pubblico-private sono state sostituite da quelle di Enac e dell’avvocato Di Palma, culminate nella presentazione a Siena (luglio) del piano di “riqualificazione” come progetto pilota della Regional Air Mobility (RAM), in presenza di amministratori di Fratelli d’Italia e del deputato Deidda. In Consiglio comunale, una mozione di maggioranza successivamente ha chiesto il sostegno della sindaca Fabio alla riqualificazione dello scalo con i 34 milioni di euro promessi da Enac, investendola del compito di vigilare sul rispetto dell’ambiente. 

Ora guardiamo al 2026 con determinazione: il nostro comitato continua la sua attività! Il progetto Enac prevede non solo la riqualificazione dell’aeroporto, facendola passare per maquillage, “un ritocco da cartolina”, parole e musica del Presidente Di Palma con l’Amm. Unico di Enac Servizi S.r.l. Trombetti al seguito: “Senza impattare sull’ambiente, valorizzeremo il territorio anche attraverso un impianto fotovoltaico di 20 ettari che, nel rispondere agli obbiettivi di decarbonizzazione del settore, canalizzerà la produzione energetica eccedente verso gli assetti istituzionali.

Per Enac, un mega-impianto fotovoltaico da 20 ha a terra, risponde alle tutele ambientali.

Per noi no. 

E’ un disastro ambientale mascherato da “green”. Questo mostro consumerebbe suolo agricolo fertile della Piana di Rosia, impermeabilizzando 200.000 mq di terra toscana preziosa: intacca la biodiversità, altera il drenaggio della Piana, spreca acqua e spande detersivi nel terreno per la pulizia dei pannelli, e rovina il paesaggio per decenni.

Con la vendita di energia al GSE, Enac avrà notevoli ricavi che andranno a ripianare le perdite di gestione (da 1 a 2 milioni all’anno), ma saranno i cittadini attraverso le loro bollette a pagarle. Altro che valorizzazione del territorio: ci ritroveremo pannelli neri, un territorio deturpato e tutta la gestione sulle nostre spalle. Non è transizione ecologica, ma speculazione utilizzando fondi pubblici e si può ipotizzare che tutto l’iter autorizzativo sia in mano a Roma.

Enac ha speso parole per Ampugnano, definendolo il progetto pilota della Regional Air Mobility. È ragionevole pensare che non vorranno incappare in battute d’arresto o eventuali ritardi. Ne andrebbe del progetto RAM sbandierato a Roma lo scorso 11 dicembre al convegno tenuto a Montecitorio, dove il Vice Ministro ai trasporti Edoardo Rixi lo ha vivacemente ricordato nel suo intervento d’apertura con al fianco il DG D’Orsogna, proprio per dare un forte sostegno al progetto.

Per Sovicille si paventa un progetto calato dall’alto senza un percorso partecipato con gli abitanti. Non esiste uno studio di fattibilità, manca una specifica analisi di mercato e non è stato coinvolto nessun attore delle sfere economica, sociale e culturale.

Per Enac ed i vertici della capitale, è palese che questo progetto partirà, è sulla bocca di tutti, anche se per il momento non esiste niente di tangibile. 

Anche se si rendano conto che sono soldi spesi male, che i vari bilanci in rosso di questi piccoli aeroporti con pochi passeggeri peseranno sui bilanci delle 11 regioni coinvolte, per loro è da fare. 

Si parla di difendere la “continuità territoriale”, come già avviene per la Sardegna, la Sicilia e altre isole. In Sardegna, questa proposta è stata bloccata: “Si voleva regalare 100 milioni di euro dei sardi alle compagnie aeree senza alcuna giustificazione”, denuncia il Senatore e giornalista Mauro Pili. Ci chiediamo: con questa tutela della continuità territoriale, quanti milioni di euro verranno sottratti dalle casse delle regioni?

In pratica, si tutela il diritto alla mobilità dei cittadini di aree svantaggiate, offrendo trasporti a tariffe agevolate e uniformi sul territorio nazionale. L’obiettivo è superare le barriere di costo dovute a distanze e scarsa concorrenza. Ma ancora una volta, le risorse vengono usate in modo distorto: mancano strade e ferrovie, e invece di potenziarle, si parla di voli brevi, costosi e inquinanti che peseranno sui bilanci regionali.

Si invoca la “continuità territoriale” per le aree svantaggiate, ma Siena non è la Sicilia o la Sardegna. Basterebbe riqualificare ferrovie e strade, e creare navette per Pisa e Roma, senza devastare i territori. Forse questo non creerebbe un “grande business”, ma ENAC e i politici devono sapere: per ogni aeroporto ci sarà un Mauro Pili a vigilare.

Politicamente si sta operando perché anche Arezzo – circa 50 km da Siena – rientri nella RAM. Loro hanno l’autostrada ma hanno perso l’Alta Velocità: ecco che per supplire a questa perdita si pensa allo sviluppo del locale scalo aeroportuale del Molin Bianco.

Enac continua a pubblicizzare la RAM, con l’appoggio dell’attuale governo, come qualcosa di nuovo e evolutivo ma lo stesso DG D’Orsogna ha definito questi aeroporti minori “scali con question mark”. Che qualora sviluppati, non si sa se diverranno realmente aeroporti o invece “cattedrali” costruiti con i soldi pubblici. Sono 21 gli scali che rientrano nella RAM. Alcuni già hanno tentativi di sviluppo miseramente falliti alle spalle: pensiamo ad Ancona, ai tentativi di far volare Frosinone, tanto caro al Pres. Di Palma, a Forlì e Parma. Buona parte di questi scali continueranno ad essere voragini da risanare di anno in anno in ragione di bilanci in perdita. Per fare un esempio, se voglio andare a Milano, l’Alta Velocità garantisce la percorrenza in tempi brevi a prezzi contenuti con arrivo alla Stazione Centrale. Con la RAM a regime si parte da Ampugnano per Milano Bresso, 30 km dal centro, il tutto a prezzi non concorrenziali con l’Alta Velocità. Enac pretenderebbe che le Regioni calmierassero i prezzi per poter competere con l’Alta Velocità, in cui lo Stato ha investito tantissimo. In pratica per il cittadino che sceglie di volare, paga anche il cittadino che non volerà mai.

Ecco che quindi ritorna l’aspetto economico come argomento sensibile per il comparto aeroportuale regolato da Enac. Il settore deve rispondere con i fatti ai dettami stabiliti dalla UE in materia di green deal: il trasporto aereo, considerato attività particolarmente inquinante, ha avuto accesso ai fondi del PNRR solo per la digitalizzazione. Quindi cosa devono fare le compagnie aeree? Rinnovare le flotte per abbassare le emissioni entro il 2030, digitalizzare i processi e tutelarsi dagli attacchi hacker con progetti di cyber security. Occorrono ingenti iniezioni di liquidità: soldi che il settore ha chiesto al governo ma che anche l’Ente regolatore potrebbe stanziare interrompendo la sua nuova attività di gestore di aeroporti regionali attraverso la società in-house Enac servizi Srl Unipersonale, che lo rende più un’agenzia di gestione degli aeroporti minori che un ente regolatore. Quindi anche l’aspetto economico ci dà ragione: il Green Deal UE esclude aeroporti dal PNRR (solo digitalizzazione), spingendo flotte green e cybersecurity con costi enormi. Enac, passando da regolatore a gestore via Enac Servizi Srl, rischia di andare verso l’ennesimo fallimento ecologico-finanziario.

Noi cittadini uniti cosa possiamo fare? Cosa può ancora fare il Comitato AmpugnNO? Continueremo l’attività di informazione e sensibilizzazione verso i nostri concittadini, sulla vicenda della RAM, ancora assolutamente fumosa. Informare significa fare informazione corretta e trasparente. Sentiamo ancora dire “Finalmente ci saranno voli di linea, non si dovrà più fare due ore per prendere un aereo a basso costo”!  Ebbene non è così; con una concessione da aviazione generale si possano fare voli di aerotaxi per un massimo di 19 passeggeri. Che non sono voli di linea. Che non sono a basso costo. Questo non viene spiegato perché non gioverebbe, specie a coloro che puntano allo sviluppo dello scalo e ci vogliono speculare. Insomma si gioca con le persone, un po’ come ai tempi del “groviglio armonioso”. Molti cittadini non ci stanno a farsi ancora una volta derubare dei propri valori paesaggistici, ambientali ed economici. Monitoreranno ogni passo, esigendo trasparenza. Nessuna partenza su Ampugnano prima della presentazione di un business plan, dove si enunciano gli obbiettivi e le strategie di mercato e prima che questi siano stati valutati e accettati da tutti i cittadini, gli operatori economici, sociali e culturali del territorio senese. 

Il Comitato AmpugnNO continuerà a costruire alleanze con altri comitati italiani contro la Regional Air Mobility e contro i mega-impianti fotovoltaici, creando un fronte unito per tutto il territorio italiano. NO all’ennesima speculazione finanziaria a danno dei bei territori dell’Italia!”

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