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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Adusbef: “Sul risiko bancario troppe zone d’ombra”

"Dalle operazioni bancarie in atto possibili danni per i consumatori e per la concorrenza"

ROMA. Sul risiko bancario che vede coinvolti i principali istituti di credito italiani, scende oggi in campo Adusbef, Associazione per la difesa degli utenti dei servizi bancari e finanziari, che lancia un allert sulle operazioni in atto e chiede alla Consob di difendere il diritto degli azionisti a decidere e quello dei clienti a non pagare il costo delle concentrazioni bancarie.

“Le richieste di chiarimento giunte dalla Consob, rivolte in questa fase ai diversi protagonisti dell’operazione, sono opportune – spiega Adusbef -. In particolare, sulle due Ops promosse da Mps su Banco BPM e Banca Generali esiste una questione che deve essere chiarita con assoluto rigore: l’art. 104 TUF attribuisce agli azionisti, e non agli amministratori della società oggetto di offerta, la decisione sulle iniziative potenzialmente idonee a contrastare l’offerta in corso.

Mps ha subordinato le due operazioni al voto dell’assemblea del 29 ottobre, ma spetta alla Consob accertare se anche gli atti già compiuti dal consiglio di amministrazione e la comunicazione della decisione di promuovere le offerte siano pienamente compatibili con la passivity rule. Non anticipiamo l’esito di tale valutazione, ma riteniamo che il problema non possa essere eluso.

Allo stesso modo Intesa Sanpaolo deve chiarire al mercato quali effetti avrebbe l’eventuale approvazione delle operazioni Mps sulla propria Opas e in quali circostanze l’offerta potrebbe essere modificata, proseguita o revocata. Su operazioni che muovono decine di miliardi di euro non sono ammissibili zone d’ombra per gli azionisti retail. Adusbef chiede quindi che non vi siano corsie preferenziali né fatti compiuti per nessuno. I tempi programmati dalle banche non possono prevalere sull’esigenza di una informazione completa e di una rigorosa applicazione delle regole.

Resta inoltre decisivo il profilo della concorrenza. La nascita di gruppi bancari sempre più grandi non costituisce di per sé un vantaggio per i consumatori: occorre verificare gli effetti concreti su costi dei conti correnti, accesso al credito per famiglie e piccole imprese, presenza degli sportelli, condizioni applicate alla clientela, risparmio gestito e distribuzione dei prodotti finanziari e assicurativi”.

“Saranno gli azionisti a scegliere fra i diversi progetti industriali. Il compito delle Autorità di vigilanza è fare in modo che possano scegliere liberamente, sulla base di informazioni complete e senza che la competizione tra gruppi bancari si trasformi in un costo per risparmiatori e clienti”, conclude il presidente Adusbef, Antonio Tanza.

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