SIENA. La caratteristica più pronunciata (a parte il naso da Pinocchio) della maggior parte dei politici italiani è quella della dimenticanza, il non saper ricordare quello che si è detto il giorno prima e di poter impunemente capovolgere posizioni e affermazioni del passato. Figurarsi l’applicarla a cose di due o tre anni prima! Solo così, con questa forma di dissociazione mentale lieve, con questa parola “dimenticanza” che ha un che di aulico e estraniante insieme, si possono comprendere le affermazioni di Renzi e della Boschi riguardo agli avvenimenti della banca Carige della scorsa settimana, dove il governo è dovuto intervenire con gli stessi strumenti che avevano usato loro per Banca Etruria e le altre tre… dopo aver fatto finta per anni (i cinque dell’accoppiata Renzi-Gentiloni) che a Genova in qualche modo tutto andasse avanti bene. Andava tutto così bene che Tria non ha avuto neanche il tempo di studiare una alternativa.
Dimenticanze e bugie sono all’ordine del giorno, quando si parla di banche italiane. Oggi ricorre un anniversario-simbolo: il 21 gennaio del 2016 Matteo Renzi andò in televisione da Vespa a Porta a Porta per dire agli italiani che Monte dei Paschi era una banca risanata e che di conseguenza gli italiani potevano investire nelle sue azioni (https://www.youtube.com/watch?v=rz_04IEa8zs). A Il Sole 24 Ore aveva dichiarato sui Non performing loans: «Noi studiamo una soluzione, Padoan sta facendo un ottimo lavoro ma il dato è meno grave di quanto percepito dai mercati che comunque fanno il loro gioco». (https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-01-22/il-premier-mps-e-risanata-ora-investire-e-affare-073837.shtml?uuid=ACA5HDFC). Questa è la punta dell’iceberg delle bugie che sono state raccontate alla gente fino ad oggi sulle vicende di Rocca Salimbeni. A cominciare dalla negazione di Mussari e Vigni di necessità di aumento di capitale a fine 2010 (poi realizzato a luglio 2011 grazie al suicidio di Mancini e della Fondazione); a quello di Profumo e Viola che nel 2015 portò il totale a 10 miliardi in 5 anni – senza contare quelli per l’acquisto di Antonveneta.
Ma questi NPL quanti sono? E quanto valgono? A seconda di come tira il vento? Perché l’intervento della BCE degli ultimi tempi, spiegato con l’adozione di criteri più stringenti in vista di una possibile recessione dei mercati o comunque l’insorgenza di gravi turbolenze, non ci offre dei numeri comparativi con quelli del passato perché ognuno di noi possa farsi un’idea precisa della realtà dei fatti. A novembre 2016, con l’elezione di Trump, si sapeva che la politica americana avrebbe avuto una svolta in senso isolazionista e, ancor più marcato, in senso protezionistico in economia. Questo genere di posizioni nella storia si è sempre rivelato recessivo. Si sapeva che la crescita esponenziale del debito cinese era arrivata a limiti insostenibile, e che la grande locomotiva avrebbe rallentato e ciò si sarebbe rivelato recessivo. Tralasciamo per brevità di narrazione gli altri indici che potevano indurre a prendere decisioni più draconiane nell’interesse del futuro della banca. La prudenza di oggi della BCE sembra figlia dell’imprudenza delle valutazioni di due anni fa. Come la scelta di far tornare in Borsa MPS, cui non erano stati dati mezzi sufficienti per affrontare in modo organico e concorrenziale le sfide del mercato.
Qui è come con Botin, Mussari, le elezioni a Siena nel 2011, Tremonti & Berlusconi, Mario Draghi & Bankitalia, per finire a Renzi: fatti gli interessi di tutti sulle spalle della Banca.