Il film di Pupi Avati è al Pendola
di Paola Dei
SIENA. Al Cinema Pendola dal 18 settembre è in proiezione “Un ragazzo d’oro” di Pupi Avati con Cristiana Capotondi, Riccardo Scamarcio, Sharon Stone, Giovanna Ralli, musiche di Raphael Gualazzi.
Una storia familiare che vede al centro il rapporto fra un padre ed un figlio cercando di cogliere le contraddizioni, i timori e le emozioni che pervadono l’animo del protagonista alla ricerca di una verità. Davide Bias è uno scrittore di racconti che con la pseudo-fidanzata ancora innamorata dell’uomo con cui ha avuto precedentemente una storia, gestisce una agenzia di pubblicità. Desideroso di entrare nel mondo della scrittura si presenta a molti editori che riconoscono in lui grande talento che necessita però di essere sviluppato. Davide, figlio di Achille Bias, uno sceneggiatore di B movie, noto per il poco talento, non se la sente di sviluppare i suoi doni, conta i passi quando cammina ed è alla ricerca della verità sul padre che sembra essersi suicidato.
Fra le carte e il computer del padre, scopre un uomo inedito che amava il figlio ma che non era mai stato capace di esprimerglielo nella maniera appropriata, così come non era mai stato in grado di esprimere in vita la propria creatività in attesa di un riconoscimento che non arrivò mai. Davide impara ad amare o semplicemente scopre tutto l’amore che teneva dentro di sè per quell’uomo solo apparentemente sconosciuto e fra uno psicofarmaco e l’altro inizia a difenderlo con produttori, registi, agenti.
Il desiderio di riscatto è tanto forte da fargli cogliere al volo una occasione che Ludovica, una editrice di cui il padre si era un po’ innamorato e che era l’unica che credeva in lui, gli offre dopo il funerale del padre. Ludovica, una ispirata e sempre bellissima Sharon Stone, di cui la madre di Davide, alias Giovanna Ralli, è gelosissima e la crede responsabile della morte del marito, da parte sua nutre simpatia e affetto verso la famiglia Bias e da subito è stata certa del valore di Achille, che da tutti è sempre stato ritenuto un mediocre scrittore. Innamorata platonicamente anche lei? Ispirata dal suo lavoro a cercare fra le righe verità nascoste? O forse entrambe le cose.
Avati da grande narratore di storie, ha la capacità di osservare e far osservare dai protagonisti gli eventi del passato con note nostalgiche e con una umanità che dilata e varia attimi significativi per renderci consapevoli che ci sono situazioni nella vita in cui l’identità dell’altro si cancella e con essa la nostra, come accade ad “un ragazzo d’oro” che attraverso il padre va alla scoperta di sé stesso e dei propri talenti, ma lo spazio narrativo appare poco intimistico anche se le atmosfere, le sensazioni impalpabili, le percezioni ci accompagnano nello smarrimento del protagonista e compongono il film molto più degli avvenimenti. Più volte insieme a Davide ed agli altri personaggi, varchiamo la frontiera fra reale e irreale, fra ciò che accade e ciò che una mente elabora in solitudine, ma non avviene mai una trasformazione e le vicende appaiono sottotono, così come lo sono gli attori in certi momenti. Avati resta però un grande narratore ed ha comunque il merito di mettere in luce l’eclissi della paternità e le patologie prodotte dal mondo dello spettacolo dove troppo spesso l’invidia prende il posto dell’umanità e dove, chi cerca in continuazione di mettersi in mostra a discapito dei veri valori e perde di vista quali sono le cose che veramente contano nella vita al di là delle luminarie di feste improbabili e infinite.






