Venerdì 24 luglio 2026, alle ore 21.15, la Chiesa di Sant'Agostino a Siena ospita uno degli appuntamenti più attesi e significativi dell'intera stagione del Chigiana International Festiva
Philippe Manoury SIENA. Venerdì 24 luglio 2026, alle ore 21.15, la Chiesa di Sant’Agostino a Siena ospita uno degli appuntamenti più attesi e significativi dell’intera stagione del Chigiana International Festival: il concerto interamente dedicato alla musica di Philippe Manoury, compositore francese tra le figure più rilevanti della scena internazionale, da decenni impegnato nell’esplorazione delle possibilità espressive offerte dall’elettronica dal vivo e dalla sua integrazione con gli strumenti e le voci.
Il programma della serata si costruisce attorno a tre opere che testimoniano la profondità e la coerenza di una ricerca portata avanti nel corso di tutta una vita. Ad aprire la serata è una prima esecuzione assoluta, quella di Tell me all. Tell me now, per voce femminile e live electronics, commissionata dall’Accademia Chigiana, che rappresenta uno dei momenti più rari e preziosi che un festival musicale possa offrire — la nascita di un’opera nuova, consegnata al pubblico per la prima volta. A dare voce all’opera su testo di James Joyce, da Finnegans Wake, è il mezzosoprano Juliana Snapper, interprete di riferimento dell’opera di Manoury, la cui voce potente e agile e la cui apertura verso un repertorio che mette continuamente in dialogo la tradizione del canto classico con le frontiere della musica d’oggi rende ideale.
A seguire, Illud etiam, ancora per voce femminile e live electronics, con la voce di Maria Eleonora Caminada, una pagina che esplora con raffinata intensità il confine tra suono acustico ed elaborazione elettronica, tra presenza fisica della voce e sua proiezione nello spazio. Chiude il programma la prima italiana di Das Wohlpräparierte Klavier, interpretato al pianoforte da Anton Gerzenberg, e live electronics: un lavoro in cui il titolo stesso — in evidente risonanza con il Clavicembalo ben temperato bachiano — rivela l’ambizione di ripensare il rapporto tra lo strumento per eccellenza della tradizione occidentale e le possibilità trasformative della tecnologia contemporanea.
Attorno agli interpreti musicali, di assoluto livello, dialoga la compagine elettronica affidata a un gruppo di specialisti di fama internazionale: Miller Puckette al live electronics, Alvise Vidolin e Nicola Bernardini anch’essi al live electronics, con Philippe Manoury stesso al sound mixing. La coordinazione delle attività performative è di Luca Richelli, mentre Julian Scordato cura il coordinamento del SaMPL.

Juliana Snapper
Il concerto nasce da una rete di collaborazioni istituzionali che ne sottolinea il carattere di progetto condiviso e di respiro europeo: il SaMPL del Conservatorio “C. Pollini” di Padova, il Centro di Sonologia Computazionale dell’Università di Padova e il Conservatorio “A. Pedrollo” di Vicenza figurano tra i partner, mentre il sostegno finanziario e culturale è garantito dall’Ernst von Siemens Musikstiftung, dalla Fondazione Nuovi Mecenati — fondazione franco-italiana per la creazione contemporanea — e dall’Institut Français Paris.
In questa intera settimana dedicata alla figura di Philippe Manoury, a partire da martedì 21 luglio, con cadenza quotidiana (ore 16.30), nella Chiesa Sant’Agostino, si tiene inoltre da un ciclo di lecture sul tema del rapporto tra dimensione acustica e live electronics, nell’ambito della composizione contemporanea: si inizia martedì 21 luglio, con la lecture Real-Time Electronic Composition, con Philippe Manoury; martedì 22 luglio, la lecture è dedicata a Tell me all. Tell me now di Philippe Manoury, con Juliana Snapper, Philippe Manoury e Miller Puckette; mercoledì 23 luglio, la lecture verte su Das Wohlpräparierte Klavier di Philippe Manoury con Anton Gerzenberg, Philippe Manoury e Miller Puckette. Gli incontri sono organizzati dall’Accademia Chigiana in collaborazione con SaMPL (Conservatorio “C. Pollini” di Padova), con il Centro di Sonologia Computazionale (CSC) dell’Università di Padova e con il Conservatorio “A. Pedrollo” di Vicenza.
L’origine di Tell me all, tell me now è intimamente legata alla stessa chiesa che lo ospita: fu proprio durante un’esecuzione tenuta a Sant’Agostino due anni fa che Manoury rimase colpito dalla qualità acustica dello spazio, decidendo di tornare a scrivere appositamente per quel luogo, ricomponendo materiale tratto dalla sua opera Die letzten Tage der Menschheit, andata in scena a Colonia nel giugno 2025, per farlo risuonare in quella precisa architettura sonora.
Per il testo, Manoury si è rivolto a James Joyce, scrittore che lo accompagna da sempre ma con cui non aveva mai trovato prima il modo di misurarsi musicalmente. La scelta è caduta sull’ottavo capitolo di Finnegans Wake, l’ultimo e più arduo romanzo di Joyce, costruito attorno a un linguaggio interamente inventato, in cui ogni parola affonda le radici in etimologie diverse e internazionali, e il suono delle parole vale quanto — e talvolta più — del loro significato. Manoury ha selezionato tutti i passi legati a uno dei leitmotiv del capitolo, la formula “tell me”, costruendo attorno ad essa una narrazione musicale che racconta la storia di due lavandaie che lavano i panni di Dublino — i panni come metafora delle storie, non sempre limpide, degli abitanti della città — e che evocano la figura mitica di Anna Livia Plurabelle, madre dei due protagonisti del romanzo. Alla fine del capitolo, le due donne si trasformano: una in albero, l’altra in pietra, mentre il fiume che attraversa Dublino — Anna Livia Plurabelle stessa — continua a scorrere. Una storia immersa nel mito, che Manoury traduce in musica con la stessa densità stratificata con cui Joyce la scrisse.
Per la pronuncia del testo, Snapper ha lavorato specificamente sulla dimensione irlandese del linguaggio joyciano, trovando nella fonetica stessa un elemento compositivo. Ma all’interno del pezzo risuona anche una voce del passato: una registrazione che Joyce realizzò a Londra negli anni Quaranta, in cui legge la parte finale di questo stesso capitolo. Quasi cieco e già gravemente malato — sarebbe morto pochi mesi dopo — Joyce recitò il testo complesso e senza interruzioni, senza possibilità di riprese né di montaggio. Quella registrazione è stata recuperata e restaurata dai ricercatori dell’IRCAM, che ne hanno eliminato i rumori di fondo restituendola a una chiarezza quasi contemporanea.
Dal punto di vista tecnologico, il live electronics si basa su tecniche di analisi della voce in tempo reale: il computer non riproduce suoni preregistrati, ma genera musica sintetizzata a partire dai suoni prodotti dalla cantante nel momento stesso in cui li emette. Tra le tecniche più usate da Manoury c’è l’elaborazione dei suoni sussurrati: all’orecchio umano appaiono come semplice rumore, ma il computer è in grado di rilevarne le strutture interne e di restituirle come suoni puri, creando una sincronicità perfetta tra voce e elettronica che sarà immediatamente percepibile all’ascolto. Questo approccio fa sì che ogni esecuzione sia sempre leggermente diversa, poiché la musica nasce in diretta dall’interazione tra l’interprete e la macchina. Lo sviluppo del software è frutto di una collaborazione strettissima e pluriennale con Miller Puckette, con cui Manoury è in contatto quasi quotidiano da anni, e che sarà presente in scena al live electronics insieme ad Alvise Vidolin e Nicola Bernardini.




