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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Possible Love: la rinascita degli elementi

di Paola Dei
 
SIENA. Dopo l’Estranea di Paolo Strippoli esce in streaming su Netflix Italia il 6 novembre un’altro film candidato all’Oscar. Un capolavoro di immagini e simbolismi. Il cinema di Lee Chang-dong non è mai stato così carnale e, al contempo, così cosmico. In Possible Love, la macchina da presa della regista Ye-ji si insinua nelle crepe di una famiglia spezzata dalla crisi sociale. Ma laddove lo sguardo della documentarista rischia di farsi freddo sfruttamento del dolore altrui, il regista reale – Lee Chang-dong – eleva la narrazione a un livello spirituale, muovendo i suoi personaggi attraverso la materia, lo spazio e i cinque elementi della natura. 
 
L’Utero dell’Acqua: Il Bagno
Il cuore simbolico e purificatore del film risiede nella straordinaria sequenza del bagno nudo tra Mi-ok (la moglie del lavoratore traumatizzato) e Sang-woo (il marito della regista). L’incontro tra i loro corpi spogliati non risponde a una banale logica di infedeltà carnale, ma assume i contorni di un rituale mistico. 
L’acqua si trasforma in un utero materno e primordiale. Immersi in questo liquido amniotico oscuro ma accogliente, i confini della loro appartenenza di classe si dissolvono. È un non-luogo in cui la sofferenza proletaria di lei e il vuoto esistenziale del ricco capitalista si fondono. Ciascuno di loro si abbandona all’elemento liquido con la consapevolezza che, una volta riemersi, usciranno rinati e profondamente diversi, lavati dalle colpe e dalle costrizioni delle loro rispettive esistenze. 
 
Il Trauma e l’Indifferenza Interna: Il DPTS di Ho-seok
Dall’altra parte dello specchio c’è Ho-seok, interpretato da un monumentale Sul Kyung-gu. L’uomo mostra in modo lancinante tutti i sintomi più spietati del Disturbo da Stress Post-Traumatico (DPTS). Il suo trauma affonda le radici nella violenta repressione della polizia durante le proteste sindacali per i licenziamenti in fabbrica. 
La genialità della regia sta nel restituire l’indifferenza interna dell’uomo: di fronte a dolori enormi e alla distruzione della propria dignità, Ho-seok reagisce con un’apatia spettrale, come se la sua anima si fosse momentaneamente scollegata dal corpo per non soccombere. L’elaborazione del trauma non avviene tramite le parole, ma attraverso il silenzio e la progressiva riscoperta della propria carne martoriata da quella violenza di stato, filmata da Ye-ji con una distanza eticamente ambigua. 
 
La Luna Testimone e la Danza degli Elementi
Mentre i conflitti umani si consumano negli spazi chiusi – la morsa asfittica degli appartamenti, i confini opprimenti della fabbrica o l’obiettivo limitato della cinepresa – l’esterno offre il respiro dell’infinito. L’oceano e la luna diventano i veri registi occulti della pacificazione. [1, 2]
La luna sembra osservare tutto dall’alto, immobile, silenziosa e priva di giudizio. Con la sua luce argentea, riesce a rappacificare ogni contrasto, ricordando ai personaggi che il loro dolore e le loro colpe personali sono solo minuscoli frammenti di un ciclo cosmico molto più grande. Attorno a questa testimone silenziosa, Lee Chang-dong fa danzare i cinque elementi: L’Acqua: Luogo di rinascita e purificazione nel bagno notturno. La Terra: Il fango e il suolo della fabbrica, calpestato dai lavoratori e intriso della loro fatica. Il Fuoco: La rabbia incendiaria della protesta e la passione repressa che arde sotto la cenere delle convenzioni sociali. L’Aria: Il soffio e il sospiro invisibile che separa i registi dagli attori sociali, lo spazio aperto che si contrappone alla claustrofobia delle stanze. Possible Love si rivela così un’opera immensa, metacinematografica e spietata, capace però di regalare un finale di assoluta, commovente pietà ed equilibrio naturale.
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