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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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OrizzontiFestival 2026 a Chiusi: gli eventi del 2 agosto

CHIUSI. Il 31 luglio ad  OrizzontiFestival, diretta da Roberto Latini, è stato un gran condensato del “Sentire, sentire”. Il laboratorio condotto da Virgilio Sieni, per il progetto Gran Tour Toscana, ha prodotto la performance Dolce lotta dove la relazione tra danzatori, spazi espositivi e pubblico ha generato nuove modalità di sentire.

Lorenzo Paladini, Miriana Moschetti hanno raccontato come seconda tappa della Trilogia dell’Ego Riccardo III, intelligente, spietato, e destinato a essere travolto dalla sua stessa hybris. L’inverno del nostro scontento chiarisce subito il suo essere rancoroso. Gli attori vestono giacche militari e maschere, si rimandano il vizio dell’egotico protagonismo anche con un gioco di lettere mancanti da colmare che annuncia l’ineluttabile spirale di manipolazioni e omicidi che seguirà.

La lezione di Marcello Sambati ha emozionato facendo parlare la poesia, ha lasciato spazio ai versi in una drammaturgia dell’incontro con musiche e suoni che ha lasciato nel finale il pubblico senza respiro. Un racconto scarnificato e cocente che ha esposto crepe e ferite da L’opera delle farfalle fino a Le forme della polvere.

In un affollato Museo degli Etruschi i danzatori Jari Boldrini e Maurizio Giunti hanno reso protagonista la relazione tra spazio e ambiente ma soprattutto tra i due corpi in movimento, esplorano la condizione umana tra natura e brutalità. Un Rito dove Virgilio Sieni conferma la sua capacità di trasformare la danza in una cerimonia collettiva.

La relazione sostiene anche i due uomini di Sutta scupa in un’attesa che dura oltre vent’anni di un lavoro che potrebbe cambiare le loro vite, e nel sospeso beckettiano e sovrastati da un potere inarrivabile, Giovanni e Vito, Giuseppe Massa (anche autore del testo) e Giuseppe Provinzano si escludono dal mondo circostante in una lingua ruvida, ma si sorreggono nei ricordi, nel gioco del calcio o di una partita a scopa. 

Ultimo spettacolo dell’intensa giornata è stato I paladini di Francia di Teatro Koreja dove l’introduzione di Cosa sono le nuvole ci chiarisce subito nella storia comica e tragica dei paladini di Carlo Magno da che parte si pone lo spettacolo. Ma se l’obiettivo focalizza sul margine e la fragilità le  giganti marionette o contemporanei pupi siciliani comunque riescono a divertire molto.

In distribuzione il terzo  numero del diario del festival  a cura della redazione critica composta da Andrea Pocosgnich, Barbara Weigel, Clarissa Veronico e Gaetano Ventriglia. 

Programma domenica 2 agosto

CORPUS DELICTI 

ALESSANDRA CRISTIANI 

Ore 10:30 | Teatro P.Mascagni 

Progetto e performance Alessandra Cristiani 

Musica e suono Gianluca Misiti, 

Corpus imaginis, progetto fotografico a cura di Samatha Marenzi e Alberto Canu 

Produzione Pin Doc 

Coproduzione Teatro Akropolis, 

Con il sostegno di Armunia/Festival Inequilibrio 

In collaborazione con Lios e Alfabeto performativo con il sostegno di MIC, Regione Siciliana 

 

Dalle tavole pittoriche di Egon Schiele, i suoi corpi-segno preludono a qualcosa qualcosa di attuale, sono l’affacciarsi a un volume materico della presenza, taciuto o muto. Allo sguardo, immediata e viva è l’impressione di ricevere da loro, la spinta di un dietro a volte colmo, pressato sul davanti ad evocare sigilli arcaici e a tratti un dietro largo e calmo che inonda la persona, la perimetra. Corpi posati in un per sempre, oppure sospesi in uno spasmo o trattenuti dal barlume di un’intuizione, mai disarmati. 

Corpi resi stretti, pieni che gridano un esubero, una via di fuga o di conquista di sé nel porsi smisurato. 

Presenze ferrose nella carne e nello spirito, dichiaratamente nella fisicità di un prima, di un dopo, nel mentre di uno stato. E’ necessario far saltare la proporzione aurea, il ricamo rappacificante e lasciare che qualcosa accada impudicamente o che qualcosa sia irriducibilmente. Il corpo e la questione del corpo: materia spirituale, enigma, enormità senza fine. 

Questo esserne contenuti e al tempo stesso estromessi. 

Questo disagevole abitarsi perché non se ne riconoscono più gli assi cartesiani, o questa forza dignitosa, banale, sacra, profana di essere solo corpo, emanazione di corpi. Sono questi i tempi per riformulare il senso, accedere agli errori, esorcizzare l’essere umano così come è. Cerco una “dislocazione” che porti un altro sentire, alimenti l’utopia di un nuovo linguaggio corporeo. 

 

12:00 | LETTURA DEL DIARIO

Luogo: Giardini del Duomo 

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