Il film, in uscita al cinema il 29 gennaio, non è solo una storia di tradimenti e segreti, ma una riflessione sul modo in cui le persone si nascondono dietro le apparenze
di Paola Dei
SIENA. “Le cose non dette” segna un ritorno di Gabriele Muccino a un cinema dove le emozioni sono espresse non solo con le parole, ma attraverso i silenzi, i gesti e gli sguardi.
Il film, in uscita al cinema il 29 gennaio distribuito da 01 Distribution tratto dal romanzo Siracusa di Delia Ephron autrice della sceneggiatura insieme a Muccino, non è solo una storia di tradimenti e segreti, ma una riflessione sul modo in cui le persone si nascondono dietro le apparenze, creando un distacco che, alla fine, sembra più doloroso della verità stessa. Con uno sguardo raffinato sulla fragilità dei suoi personaggi, Muccino ci accompagna in un viaggio che parte da una vacanza in Marocco e finisce con la rivelazione di sé, delle nostre paure e dei nostri desideri nascosti. È un racconto di scoperta e perdita, che trova la sua forza nella capacità di svelare l’invisibile. Il cineasta romano, attraverso l’opera filmica, esplora i conflitti interiori e le dinamiche di coppia con uno sguardo profondo, analizzando i momenti in cui la stabilità della vita familiare e professionale inizia a vacillare. Ambientato tra Roma e il Marocco, il film segue Carlo ed Elisa, interpretati da Stefano Accorsi e Miriam Leone, una coppia apparentemente perfetta ma in crisi, costretta a confrontarsi con un passato doloroso e con le sfide del presente.
La trama e le emozioni
La storia inizia con Carlo ed Elisa, una coppia di successo che ha perso il suo equilibrio emotivo, costretta a confrontarsi con una crisi alimentata da segreti non svelati.
Decidono di partire per una vacanza in Marocco insieme ad amici e alla figlia adolescente, ma ciò che inizialmente sembra un tentativo di ritrovare la serenità si trasforma in un percorso di rivelazioni dolorose. Il film gioca su un delicato equilibrio tra intimità e distanza, esplorando come le persone, per quanto vicine, possano diventare estranee l’una all’altra.La scelta del Marocco ha una forte valenza simbolica: il contrasto tra la frenesia romana e la calma apparentemente esotica riflette le emozioni non dette e le incomprensioni tra i personaggi. L’ambientazione diventa uno spazio simbolico in cui la verità emergente minaccia di sconvolgere le vite dei protagonisti.
Analisi dei personaggi
Ogni personaggio è profondamente articolato.
Stefano Accorsi (Carlo), Miriam Leone (Elisa) e Claudio Santamaria restituiscono con intensità il peso emotivo e le sfumature dei loro ruoli. Carlo, professore universitario, si scopre preda di una passione proibita per una giovane studentessa (interpretata da Beatrice Savignani). La sua figura pubblica, razionale e austera, entra in contrasto con una vulnerabilità fisica ed emotiva che emerge con forza. Il corpo stesso diventa testimone della sua debolezza, smascherando l’uomo dietro il ruolo. La studentessa è una presenza inquietante: non solo oggetto del desiderio, ma catalizzatrice di una pulsione che mette in discussione regole morali e sociali. Il magnetismo tra i due immobilizza Carlo, spingendolo a perdere il controllo e a confrontarsi con il proprio lato più fragile. Elisa, interpretata da Miriam Leone, è una moglie tradita e una donna segnata da un dolore profondo: l’impossibilità di avere figli. La sua gelosia e la sua tristezza si intrecciano in un personaggio silenzioso ma potentissimo, capace di esprimere smarrimento e solitudine senza bisogno di parole. La ragazza adolescente, interpretata da Margherita Pantaleo, assume un ruolo ambiguo e cruciale. È testimone innocente ma lucida, ponte tra il mondo protetto dell’adolescenza e la disillusione degli adulti, e il suo sguardo aggiunge una dimensione morale alla narrazione.
Regia linguaggio e colonna sonora
Muccino utilizza la cinematografia per enfatizzare le tensioni psicologiche, alternando primi piani intensi e scenari aperti che riflettono il divario tra mondo interiore ed esteriore.
La regia accompagna lo spettatore in una lenta rivelazione di ciò che non viene mai detto apertamente. I dialoghi sono incisivi ma mai espliciti: sono proprio le cose non dette a rendere il film intenso e significativo. La colonna sonora, impreziosita dal brano finale di Mahmood, sostiene l’atmosfera emotiva con delicatezza, senza mai scivolare nel melodramma.
“Le cose non dette” è un film che indaga la comunicazione mancata, i segreti e le fragilità umane attraverso un linguaggio cinematografico visivo ed emotivo.
È un dramma familiare che va oltre il tradimento, diventando un viaggio nell’accettazione delle proprie paure, imperfezioni e nel coraggio di affrontare la verità.
Il Direttore della fotografia é Fabio Zamarion, il montaggio di Claudio di Mauro, la scenografia é di Massimiliano Sturiale e i costumi sono di Angelica Russo. La Colonna sonora e canzone originale “Le cose non dette” é di Mahmood. Prodotte e dirette da: Paolo Buonvino. Il film é invece prodotto da Lotus Production, una società del Leone Film Group, con Rai Cinema in associazione con Asa Nisi Masa.



