Una riflessione sullo spettacolo della Chigiana “Di cosa vive l’uomo?”
di Giulia Tacchetti
SIENA. E’ rimasto memorabile lo spettacolo “Milva canta Brecht” il 28 novembre 1987, quando la cantante, ospite a Siena dell’Accademia Chigiana, cantò Brecht nel contesto della 65° stagione di concerti “Micat in Vertice”, accompagnata dal pianista Beppe Moraschi. Indubbiamente ieri sera questo ricordo è emerso quando Costanza Alegiani e Peppe Servillo hanno cantato le stesse canzoni di Bertolt Brecht e Kurt Weill in “Di cosa vive l’uomo?”, accompagnati dalla Metropolitan Jazz orchestra, diretta da Marco Tiso, con gli arrangiamenti musicali di Gianluigi Giannatempo.
Inizialmente, quando la cantante solista ha attaccato con “Mackie Messer” (da Die Dreigroschenoper, L’Opera da tre soldi, 1928) la voce non giungeva al pieno delle sue possibilità, che, invece, sono arrivate quando ha cantato “Speak low” (da One Touch of Venus, 1943, libretto di Ogden Nash). Allora abbiamo incominciato a percepirla come voce raffinata e sensibile ed a mano a mano che lo spettacolo si svolgeva, abbiamo potuto apprezzare l’attenzione al ritmo del linguaggio ed alla relazione diretta con l’ascoltatore, muovendosi con disinvoltura tra musica scritta e improvvisazione.
Peppe Servillo si è rivelato un mattatore della scena, non solo voce che interpreta il testo, ma corpo, fisicità, rimandando al mondo dei cabaret berlinesi degli anni Venti e Trenta, in cui la musica si intrecciava al canto, al teatro per farsi satira, provocazione sociale e politica. La vocalità di Peppe Servillo è diventata più uno strumento narrativo, specialmente quando ha cantato in napoletano, esasperando le espressioni mimiche del volto. Emerge tutta la sua poliedricità: dalle esperienze teatrali, con il fratello Toni, a quelle musicali con gli Avion Travel, vincitore della 50°edizione del Festival di Sanremo nel 2000 con Sentimento.
Ci ha molto colpito la Metropolitan Jazz Orchestra, nota anche come MeJo, big band italiana contemporanea, nata nel 2021 da un’idea dei musicisti e trombettisti Giacomo Serino e Iacopo Teolis. E’ composta da 16-17 elementi, tra i migliori solisti jazz del panorama musicale nazionale, con un organico tipico della grande orchestra jazz, che comprende sezione di fiati (trombe, sassofoni, tromboni) e ritmica (piano, contrabbasso, batteria). Diretta dal maestro Marco Tirso, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra, con una carriera che va dal jazz alla grande orchestra. Indubbiamente gli arrangiamenti di Gianluigi Giannatempo, uniti all’esperienza di Marco Tirso, hanno tolto alla musica di Weill quelle durezze legate alla lingua tedesca, trattandosi di spettacoli di musica e teatro. Le esecuzioni ci hanno trasportato nel mondo magico e moderno della musica Jazz.
I calorosi applausi finali hanno dimostrato il grande apprezzamento delle persone di tutte le età presenti, ma soprattutto dei giovani tra i venti ed i trenta anni, che non hanno avuto modo di apprezzare cantanti come Milly, voce di grande forza teatrale e Milva, che dal 1967 al 1975 collaborò con Strehler per i cicli “Io e Bertolt Brecht”, divenendo forse la più famosa interprete di “Jenny dei pirati” nel L’opera da tre soldi.
Noi siamo del parere che oggi più che mai sia i giovani che i meno giovani hanno bisogno di testi formativi, impegnati su vari fronti: da quello civile-politico a quello poetico. Se leggiamo il testo di Mackie Messer, Cannoni e bombe (Kanonen Song di K. Weill e Bertolt Brecht) sembra che sia descritto il mondo contemporaneo: uccisioni, stupri, violenze e guerre. Pare che in tanti anni nulla sia cambiato.
Da “Di che cosa vive l’uomo?” (K. Weill, B.Brecht) : – Ma chi non mangia, mai vi ascolterà… Se un uomo ha fame si ribellerà!… C’è chi non mangia più e c’è chi rutta… Chi non lavora e chi invece sfrutta… Di cosa vive l’uomo? … Sopprime, picchia, spoglia, sbrana sempre più…”.
Quindi, e riporto i commenti dei giovani che hanno assistito allo spettacolo assieme a me, grande sostegno al direttore Sani ed a tutti i suoi collaboratori, che ci consentono di ascoltare opere che altrimenti rischierebbero di essere dimenticate, soprattutto tra i giovani di oggi.



