L’esposizione sarà visitabile fino al 10 gennaio 2027
RAPOLANO TERME. Taglio del nastro nel pomeriggio di oggi, sabato 10 ottobre, per la mostra “Pasolini. Pitture, Paesaggi, Persone”, allestita nel Museo dell’Antica Grancia di Serre di Rapolano e dedicata a uno degli aspetti meno conosciuti della produzione artistica di Pier Paolo Pasolini: il suo rapporto con la pittura, il paesaggio e la figura umana.
L’esposizione sarà aperta al pubblico da domani, domenica 11 ottobre, e rimarrà allestita fino al 10 gennaio 2027.
La mostra – promossa dal Comune di Rapolano Terme in collaborazione con Fondazione Musei Senesi, Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Vernice Progetti Culturali, il Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux e l’Archivio Giuseppe Zigaina – si concentra su uno degli aspetti meno noti della produzione artistica di Pier Paolo Pasolini: la sua attività pittorica.
«Come per molti intellettuali del suo tempo, Pasolini è stato un artista poliedrico – spiega Daniela Ferrari, curatrice dell’esposizione -. Tra tutte le discipline, quella di pittore è meno conosciuta, ma è parte integrante della sua produzione. Lo si nota nella predilezione per la camera fissa, per i movimenti che invitano alla contemplazione, per le citazioni raffinate. Una sensibilità che molto deve alla cultura visiva assorbita negli anni della formazione».
Il percorso svela un taglio inedito: il legame con i paesaggi e le persone che li hanno plasmati. «In Pasolini, il tema del corpo e del paesaggio – fa eco il curatore Riccardo Maria Balzarotti – è parte di uno stesso nucleo di lettura del mondo. Una ricerca nata sotto la luce della subalternità, maturata nell’incontro con le classi contadine di Casarsa».
La sede dell’Antica Grancia si rivela quindi il luogo ideale per ospitare l’itinerario: recentemente sottoposta a lavori di restauro, torna oggi a celebrare l’ancestrale rapporto tra le campagne e l’azione degli uomini e delle donne.
LA BIBLIOTECA PERSONALE DI PASOLINI
L’allestimento prende avvio da una sala dedicata alla Biblioteca di Pasolini, con alcune delle prime edizioni degli scritti dello stesso e volumi appartenuti alla sua selezione personale, tutti provenienti dalla Biblioteca e dall’Archivio del Gabinetto Scientifico Letterario Vieusseux di Firenze.
Da un lato spiccano i suoi testi: Poesie a Casarsa, La meglio gioventù, La religione del mio tempo, Teorema, Trasumanar e organizzar, Il sogno di una cosa, Scritti corsari e i Quadri friulani de Le ceneri di Gramsci. Dall’altro, le letture degli amici: Il mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante, La noia di Alberto Moravia, Gli occhiali d’oro di Giorgio Bassani e Il principe costante di Alberto Arbasino (il cui ritratto realizzato da Pasolini è in mostra). Inoltre, si trovano testimonianze critiche e giornalistiche: l’inchiesta di Bolaffi Arte (con le foto di Massimo Listri) sugli scrittori-pittori, l’articolo Pasolini recensisce Pasolini da “Il Giorno” e la prima raccolta I disegni 1941/1975 curata dall’amico Giuseppe Zigaina.
Già in questa prima sezione viene introdotta una riflessione sul paesaggio, attraverso una selezione di libri, pubblicazioni originali, fotografie e immagini di scena volte a ricomporre un ideale tavolo di lavoro. Tra questi, la Casarsa della Delizia rurale del Casel e del Tagliamento, il casone di Grado, legato al rapporto con Giuseppe Zigaina e alle riprese di Medea, la Tuscia e il rifugio della Torre di Chia. I tavoli espositivi sono progettati dallo studio AOUMM; il design è ispirato al piano di lavoro che Pasolini usava nella sua abitazione di Sabaudia: il tavolo Effe dell’Autoprogettazione di Enzo Mari.
IMMAGINI COME POESIE. POESIE COME IMMAGINI
La sezione sulle opere pittoriche si apre con un omaggio a Roberto Longhi, storico dell’arte e maestro di cui Pasolini riconobbe sempre il profondo debito formativo. La sua fu una lezione incentrata sulla lettura critica dell’opera, sull’impaginazione della visione e sulla scelta dei soggetti: elementi destinati a influenzarne l’intera produzione. Il profilo di Longhi — parte di una serie di omaggi realizzati nel 1975, a decenni dagli anni universitari e ben oltre la scomparsa del maestro — introduce il pubblico all’universo pittorico pasoliniano. Dipingere è un’esigenza vitale che affianca e nutre la scrittura e il cinema, come testimonia una continua sperimentazione materica condotta su qualsiasi supporto e con i materiali più diversi, anche casuali. Dalle opere visive di Pasolini affiorano i temi della sua poetica: le abitazioni umili, gli animali e i paesaggi di Casarsa dove i luoghi e le figure umane sono indagati attraverso la materialità del colore e la forza del tratto.
(AUTO)RITRATTI. PASOLINI ALLO SPECCHIO, LO SPECCHIO DI PASOLINI
Pasolini ritrae amici, intellettuali e volti incontrati per caso, accentuando attraverso il tratto e il segno la sua interpretazione del soggetto. Nelle opere più celebri come l’Autoritratto con la vecchia sciarpa (1946), Pasolini attraverso poche pennellate fa emergere gli zigomi, le gote e le orbite degli occhi in ombra, in un equilibrato dialogo cromatico tra toni del verde, dell’azzurro e del rosso.
Per tutta la vita affianca a soggetti quotidiani i volti delle figure chiave del suo percorso umano e artistico, come Alberto Arbasino, Giuseppe Zigaina e Andrea Zanzotto, fino al famoso studio sul profilo di Maria Callas.
PASOLINI E ZIGAINA. TRA AMICIZIA E VISIONE
In mostra trova spazio una ricerca dedicata alla laguna con opere di Pasolini e di Giuseppe Zigaina, pittore friulano suo grande amico e figura chiave. Emergono analogie negli sguardi verso la laguna e, più in generale, in relazione al paesaggio. «Pasolini dipingeva da poeta e faceva film da pittore»: così Giuseppe Zigaina sintetizzava l’intreccio tra le discipline nella vita di Pasolini, dove il disegno si faceva cinema e viceversa – come evoca il bozzetto per La Terra vista dalla Luna. È Zigaina a introdurlo alla laguna di Grado e all’isolotto di Mota Safon: la mostra espone sia le opere di Pasolini, sia gli scatti dell’amico che lo ritraggono al lavoro. Qui, nell’estate del 1969, Pasolini gira esterni di Medea e ritrae Maria Callas sperimentando sabbia, colla e spumante. Nel 1970, durante il festival cinematografico gradese fondato in antitesi al Festival del Cinema di Venezia, torna al disegno ritraendo i fiori viola di limonio tipici degli isolotti.
PER E CON PIER PAOLO PASOLINI. OPERE VIDEO
Una selezione di contributi audiovisivi dà corpo, voce e movimento ai temi della mostra. In Pasolini e la forma della città (1974), Pasolini attraversa Orte e Sabaudia insieme a Ninetto Davoli, trasformando la lettura del paesaggio urbano in una critica antropologica all’omologazione consumistica. Pasolini. Il corpo e la voce (2015) restituisce un ritratto dell’intellettuale, attingendo ai materiali restaurati delle Teche Rai, mentre la sezione si conclude con 1° Maggio a Cervignano (1953), l’unico film realizzato da Giuseppe Zigaina, attorno al rito collettivo della Festa dei lavoratori, documentato sul campo insieme all’amico Ado Buiatti.
OMELIA CONTADINA E LA CAMPAGNA CONTEMPORANEA
A corredo della mostra, viene proposto un dialogo con la stretta contemporaneità attraverso la proiezione di Omelia Contadina (2020), azione cinematografica realizzata da Alice Rohrwacher e JR sull’altopiano dell’Alfina. Allarmati dalla devastazione del paesaggio e dalla scomparsa dell’agricoltura tradizionale, i due artisti danno vita a una potente azione corale partendo dall’assunto che se il mondo contadino è davvero finito, allora se ne possono celebrare i funerali. I monumentali ritratti di quattro agricoltori del luogo, scattati da JR, vengono portati in processione e sepolti tra le orazioni funebri dei presenti. L’opera, presentata alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2020, evoca le riflessioni di Pasolini sulla scomparsa del mondo agricolo, divorato dall’iperproduttività e dallo sfruttamento delle persone e delle terre.




