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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Il “Requiem” di Henze apre il 7 luglio il Chigiana International Festival

La XII edizione è intitolata "Isole" e propone oltre 120 concerti ed eventi

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SIENA. È il Requiem di Hans Werner Henze, una delle partiture più intense e visionarie del Novecento, ad aprire martedì 7 luglio, nella Chiesa di Sant’Agostino di Siena (ore 21.15) la dodicesima edizione del Chigiana International Festival. Intitolata Isole, la nuova edizione riunisce più di 800 affermati interpreti, ensemble e giovani talenti musicali, provenienti da tutto il mondo per dare vita ad un arcipelago di oltre 120 concerti ed eventi nei luoghi più significativi di Siena e delle terre senesi; un appuntamento che si attesta oggi tra i più prestigiosi eventi musicali dedicati alla musica e alle arti performative dal vivo nel mondo. 

Protagonisti dell’evento inaugurale a fianco dell’Orchestra della Toscana e del Chigiana Percussion Ensemble, diretti dall’autorevole bacchetta di Kai Röhrig (direttore del Dipartimento di Opera dell’Universität Mozarteum di Salisburgo e della prestigiosa masterclass dedicata al repertorio contemporaneo, Dirigieren Neue Musik) due tra i massimi interpreti del repertorio contemporaneo: il trombettista Jeroen Berwaerts, acclamato per le sue eccezionali doti tecniche, la sensibilità musicale e una cultura musicale che spazia dal Barocco, alla contemporaneità e al jazz e il pianista Emanuele Arciuli, la cui rinomata affinità con il repertorio contemporaneo lo porta ad abbracciare, come nessun altro, i più vasti orizzonti della musica d’oggi.

«Pochi compositori del secondo Novecento hanno saputo attraversare, con la libertà rivendicata da Hans Werner Henze, i linguaggi del proprio tempo, tenendo insieme rigore costruttivo, memoria della tradizione e urgenza civile – spiega il direttore artistico Nicola Sani. Il Requiem, tra le sue pagine più alte e meno frequentate, ne è la testimonianza più compiuta. Che questa musica torni a risuonare oggi a Siena, per l’inaugurazione del nostro Festival dedicato al tema Isole – Henze fu egli stesso un uomo di isole e di approdi, tedesco innamorato dell’Italia, esule per scelta e per necessità – non è per noi soltanto un omaggio nel centenario della sua nascita. È il riconoscimento di un maestro che ha fatto della propria musica un ponte teso fra le culture e fra gli uomini e che in questo Requiem ha lasciato forse il suo testamento spirituale più alto. Ascoltarlo insieme, in silenzio, è il modo più vero per dirgli grazie».

Il Requiem (1990-1992), capolavoro assoluto della maturità del compositore, è un’opera monumentale, rara, di straordinaria complessità. Si articola in 9 “concerti spirituali” per pianoforte solista, tromba concertante e grande orchestra da camera, in cui la dimensione trascendente si trasfigura in una potente esperienza sonora. I concerti, puramente strumentali, sono ordinati secondo le necessità espressive della composizione e non in base alla sequenza usuale del Requiem, di cui tuttavia mantiene i titoli tradizionali, a eccezione dell’Ave Verum Corpus.

L’opera fu composta, tra il 1990 e il 1992, su commissione della London Sinfonietta, della Suntory Hall di Tokyo per la NHK e della Westdeutscher Rundfunk di Colonia. L’occasione che diede avvio all’intero progetto fu però più circoscritta e più struggente: nella primavera del 1990 la Royal Opera House di Londra organizzò un concerto commemorativo, tenutosi il 6 maggio al Covent Garden, in memoria di Michael Vyner e sollecitò nuove pagine a un gruppo di compositori a lui legati. L’opera è quindi dedicata in memoriam di Michael Vyner, direttore artistico della London Sinfonietta, scomparso prematuramente nel 1989, a quarantasei anni, vittima dell’epidemia di AIDS. La prima esecuzione integrale ebbe luogo il 24 febbraio 1993 alla Philharmonie di Colonia.

Henze racconta: «I nove pezzi musicali parlano delle paure e dei bisogni degli uomini del nostro tempo, di malattia e di morte, di amore e di solitudine, ma soprattutto dell’uomo straordinariamente vitale e appassionato che fu Michael Vyner, della sua vita e della sua morte, del mio lutto per la sua perdita che si identifica con la perdita di tanti altri, anch’essi tragicamente e dolorosamente scomparsi. Lo stato d’animo della musica va ricondotto a questa realtà, a questo nostro presente e ne pare influenzato fortemente, con i suoi orrori e le sue passioni, le sue bellezze e la sua dinamicità». 

«La prima singolarità di questo Requiem salta subito all’orecchio: non vi canta nessuno, spiega Sani. Non c’è coro, non ci sono solisti vocali, non c’è il testo liturgico intonato. Eppure Henze conserva i nomi delle sezioni della Messa da morto – Introitus, Dies irae, Ave verum corpus, Lux aeterna, Rex tremendae, Agnus Dei, Tuba mirum, Lacrimosa, Sanctus – e li affida interamente agli strumenti. È il coronamento di un’idea che Henze aveva coltivato per tutta la vita: l’intercambiabilità fra musica vocale e musica strumentale, il sogno di una scrittura in cui gli strumenti “pensino le parole” e riproducano, condividendola ed emulandola, l’attività dei cantanti».

«È in due movimenti in particolare che il Requiem raggiunge la sua massima carica civile e visionaria, prosegue Sani. Nel Rex tremendae udiamo la voce di un dominatore, di un comandante, trasmessa dall’”imbuto amplificatore della tromba”: un discorso d’incitamento che istiga al fanatismo, in tono imperioso e con un lessico ordinario fino all’effetto comico, cui il popolo sottomesso risponde con mormorii di consenso». Henze stesso, a proposito di questa pagina composta fra il 1991 e il 1992, scrisse: «Ricordo ancora il discorso di Goebbels per il compleanno del Führer, il 20 aprile, che fummo costretti ad ascoltare insieme alla radio, confrontando senza sforzo la verità delle sue affermazioni con la realtà che potevamo vedere intorno a noi». 

«E nel Tuba mirum – composto nell’estate del 1992, ultima parte a essere scritta – Henze concentra la sua idea di “musica impura”. un sovrapporsi di suoni terribili dell’infanzia, marce e inni, canzonacce e fanfare, “suoni flash da una Norimberga nazista alla Riefenstahl” – un riferimento diretto ai due documentari di propaganda che Leni Riefenstahl dedicò nel 1935 al Congresso del Partito di Norimberga. È una musica bandistica delle peggiori, che egli vuole penetri “fino al midollo”, perché comprendiamo che il lessico degli esseri disumani è tuttora in uso e avvelena i cuori. Qui l’arte di Henze si fa denuncia, memoria storica, ammonimento: la bruttezza chiamata per nome, affinché la bellezza razionale e il pensiero artistico possano difendersene».

«Nell’immensa e multiforme opera di Henze – le opere teatrali, le dieci sinfonie, i concerti, la musica vocale e da camera, il teatro musicale civile e militante – il Requiem occupa un posto a sé, un vertice, conclude Sani. È l’opera in cui il compositore, giunto alla piena maturità, raccoglie in un solo grande arco i fili della propria vita e della propria poetica: la tensione etica e politica, l’amore per la tradizione e la libertà di violarla, il dialogo fra le culture, la coscienza della morte e la resistenza della bellezza. Non è un caso che egli stesso lo abbia definito, nelle pagine dei suoi diari, profano, multiculturale e fraterno. Tre aggettivi che, meglio di ogni analisi, ne dichiarano la natura: un Requiem che non guarda al cielo per consolarsi, ma guarda gli uomini, il loro tempo, le loro paure e sceglie di stare dalla loro parte».

La giornata inaugurale si completa, alle 19, negli spazi del ChigianArtCafé, a Palazzo Chigi Saracini, con il vernissage della mostra Isolari, del fotografo Daniele Vita, a cura di Stefano Jacoviello, visitabile gratuitamente fino al 13 luglio. Come un etnografo, Daniele Vita si serve dello scatto fotografico per osservare, descrivere e comprendere la vita, il suono, il respiro che si celano dietro il silenzio di una singola visione. Le immagini selezionate nell’ambito della sua più recente produzione compongono un itinerario profondo nelle forme dell’isolamento inteso come una dimensione che allo stesso tempo minaccia e protegge. I riti della Settimana Santa, la desolazione delle campagne, la solitudine e l’attesa, saranno protagoniste della serie di fotografie scattate fra Sicilia, Lampedusa, e altre isole del nostro quotidiano.

L’esecuzione del Requiem è il primo capitolo dell’articolato focus dedicato quest’anno dal Festival a Hans Werner Henze (1926–2012), nel centenario della nascita: un omaggio di straordinaria ampiezza a uno dei compositori più influenti e radicali del Novecento, la cui eredità continua a interrogare in profondità il presente della musica. Figura di riferimento del panorama musicale internazionale, profondamente legata all’Italia e alla sua cultura, Henze scelse il nostro Paese come luogo di vita e di lavoro: dall’isola di Ischia, dove si stabilì negli anni Cinquanta, fino a Montepulciano, da lui stesso definita una propria “isola” creativa, spazio privilegiato di elaborazione artistica e progettuale, in un continuo dialogo tra identità, linguaggio e impegno. 

Con un totale di 42 composizioni in programma, tra le più significative, e quattro film, il Festival delinea uno dei più estesi e articolati percorsi mai dedicati a Henze: dalla produzione sinfonica e corale alle opere cameristiche, fino alle pagine per strumento solo, emerge la ricchezza di un corpus attraversato da una tensione costante tra ricerca formale, espressività e responsabilità civile. Il Festival con il suo focus sulla figura di Hans Werner Henze, nell’anno del 75° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Germania, ha ricevuto il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania e del Goethe Institut. 

«Il Focus Henze 100 si configura così non soltanto come un percorso musicale, ma come una vera e propria piattaforma interdisciplinare di riflessione e creazione – spiega il direttore artistico Nicola Sani. – Hans Werner Henze è una figura che sfugge a ogni classificazione univoca: autore capace di attraversare linguaggi, contesti e discipline, costruendo un rapporto profondamente originale tra creazione artistica, pensiero critico e impegno civile. La sua opera si colloca in una posizione di costante tensione tra tradizione e sperimentazione, tra teatro musicale, scrittura sinfonica e dimensione cameristica, mantenendo sempre una forte consapevolezza etica e politica, che ne rende oggi particolarmente urgente l’ascolto».

Con la direzione artistica di Nicola Sani, il Chigiana International Festival 2026 si distingue nel panorama dei grandi festival europei per una formula unica in Italia: quella di saper unire, in un unico organismo vitale, l’alta formazione, il sostegno all’avvio alla carriera dei futuri protagonisti del concertismo internazionale, la grande produzione concertistica con interpreti d’eccezione e la creazione di opere ed eventi destinati al grande pubblico. Un modello integrato e sostenibile, che non si limita a raccontare il presente della musica, ma contribuisce attivamente a costruirne il futuro.

Il programma si articola in 9 percorsi tematici – Special Events, Legends, Today, Opera, Off the wall, Factor, Lounge, Appuntamenti Musicali, Chianti Classico Experience – che guidano il pubblico attraverso altrettante “isole” del Festival: concerti sinfonici, spettacoli d’opera e teatro musicale, con 7 formazioni in residenza, oltre 40 prime esecuzioni, di cui 13 prime esecuzioni assolute, alcune commissionate direttamente dall’Accademia Chigiana. Oltre 800 interpreti coinvolti, provenienti da tutto il mondo, accanto ai giovani talenti della 95ª Chigiana Summer Academy, con 32 corsi di alto perfezionamento che confermano l’istituzione senese come uno dei centri di formazione musicale più prestigiosi e visionari a livello internazionale.

Isole è il titolo-guida della 12ª edizione e ne definisce l’indirizzo progettuale: una struttura aperta e articolata, capace di accogliere differenze, attraversamenti e relazioni. Un titolo che è già una chiave interpretativa, una bussola per orientarsi. Ogni composizione, progetto e concerto diventa un’isola: un universo autonomo, con la propria identità e il proprio linguaggio e, al tempo stesso, in dialogo con gli altri, parte di un arcipelago più vasto. La musica non come continente unico e uniforme, ma come costellazione di mondi diversi, ciascuno indispensabile per comprendere la complessità del paesaggio sonoro di ieri, di oggi e di domani.

Biglietteria e informazioni | I biglietti possono essere acquistati on-line sui siti www.chigiana.org o www.TicketOne.it e presso le Biglietterie di Palazzo Chigi Saracini; il giorno del concerto la vendita proseguirà presso le rispettive sedi, a partire da due ore prima dello spettacolo.

Per consentire l’accesso agli spettacoli dal vivo di una ampia fascia di appassionati di musica, i biglietti avranno un prezzo unico di 25 euro (posti ridotti 20 euro), con prezzo speciale per gli studenti (5€).  Riduzioni per gli under 26 e over 65 anni, per gli Abbonati MIV 2025/26 e altri enti convenzionati. Per informazioni: tel. 0577-220922 oppure via e-mail: biglietteria@chigiana.org

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