Regista e interprete, l’attore del Giovane Montalbano e dei Leoni di Sicilia, sarà a Poggibonsi il 17 febbraio con Daniele Parisi e Michele Sinisi, in un dramma psicologico di grande attualità
POGGIBONSI. Michele Riondino dirige e interpreta ART, fortunatissima commedia, tradotta in oltre trenta lingue, scritta alla fine degli anni ottanta dalla pluripremiata drammaturga francese Yasmina Reza, autrice anche della commedia “Il dio del massacro” da cui Roman Polanski ha tratto il film “Carnage”. In scena con Daniele Parisi e Michele Sinisi, prodotto da Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito Teatro e Argot Produzioni, Riondino riflette sul significato dell’arte contemporanea ma anche sul senso dell’amicizia con uno spettacolo divertente e amaro.
“L’autrice mette in scena tre differenti tipologie di maschio e di maschile – dice Michele Riondino -, documentando la loro crisi di potere come se fosse una guerra di sopraffazione della gerarchia dell’amicizia, dell’uno sull’altro. C’è chi a questa guerra non vorrebbe assolutamente partecipare come Ivan, che rappresenta l’anima più dedita al compromesso, la più pacifica e pacifista, e poi ci sono Serge e Marc che cercano di imporre la loro idea, chi con una violenza passiva e chi in maniera attiva e prepotente. Il quadro e il concetto di arte contemporanea diventano così una metafora del confronto, e dello scontro, tra i diversi punti di vista. Qui ci sono un bullo, un bullizzato e un agnostico, o forse soltanto un indifferente”.
Un groviglio emotivo che potrebbe rendere difficile gestire due ruoli diversi, quello distaccato del regista e quello coinvolto dell’interprete…
“Il mio punto di partenza è sempre quello di immaginare lo spettacolo così come mi suggerisce il testo, per poi andare ad arricchirlo di dettagli, particolari, curiosità e intuizioni sui personaggi e sugli argomenti da trattare. Nell’avvicinarmi a questo lavoro, sono partito dal confronto dei tre amici come in un concerto a tre voci, con tre strumenti che suonano ognuno una marcia che assume poi un ritmo sempre più sincopato. Una sorta di jam session con altri due attori – che conosco e stimo da sempre, ma che sono però anche dei bravissimi autori – e che hanno una differente modalità di stare in scena”.
Com’è possibile che una tela bianca, il quadro di Antrios comprato da Serge, possa scatenare tanti sentimenti e rivalità?
“Durante le prove abbiamo scandagliato in profondità tutti i significati della tela bianca. È un meraviglioso escamotage narrativo, per me anche un efficace pretesto per affrontare temi più larghi, tra cui quello dell’amicizia e di come un vero amico, eliminando ogni filtro, può diventare lucidamente crudele e colpire dove fa più male. La tela potrebbe però anche essere una trappola. Se immaginiamo che l’artista, Antrios, non esista e che quella tela bianca che Serge dice di aver acquistato per duecentomila euro sia una frottola per farsi beffa degli amici, allora emerge chiaramente il meccanismo di manipolazione in cui cadono i personaggi. È una guerra per conquistare il vertice di questa piramide, di una evidente gerarchia, una rivendicazione di potere prettamente maschile”.
Quindi, alla fine si parla dell’analisi all’interno di una precisa classe sociale o del fallimento universale dei rapporti umani?
“I tre punti di vista rappresentati dai personaggi sono in fondo universali e sempre attuali. Qui si parla di arte contemporanea ma i personaggi si fanno portavoce di tre modi di intendere la realtà che possono valere per tutto, dalla politica alla religione. La tela è il buco in cui cade l’umanità perché attraverso quel bianco si mette in discussione tutto: l’autenticità della propria amicizia e del proprio vissuto. Così una semplice opera pittorica diventa una voragine in cui precipitiamo tutti”.
Michele Riondino, attore, autore e regista, noto al grande pubblico per Il giovane Montalbano e I leoni di Sicilia, si forma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica e si afferma tra teatro, cinema e televisione. Nel 2023 debutta alla regia con Palazzina LAF, per il quale riceve il David di Donatello 2024 come miglior attore protagonista. Nel 2025 è nel cast internazionale de Il conte di Montecristo, diretto da Bille August per Rai e France Télévisions, e protagonista del film La valle dei sorrisi di Paolo Strippoli, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia.
Daniele Parisi, attore, autore teatrale, si diploma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” nel 2008. Ha lavorato in teatro con registi come Lorenzo Salveti, Elio Germano e Antonio Calenda, e ha firmato spettacoli originali presentati in tutta Italia. Al cinema è protagonista di Orecchie di Alessandro Aronadio, Il contagio e L’ospite. È stato premiato con il Nuovo Imaie Talent Award e il Montecarlo Film Festival.
Michele Sinisi, attore, regista teatrale e drammaturgo, ha ricevuto il Premio della Critica 2016 ed è stato più volte segnalato ai Premi Ubu. Ha diretto e interpretato numerosi spettacoli di prosa e collaborato con registi come Germano, Binasco e Janezic. È attivo anche nel cinema e nella televisione, con ruoli in film di Bellocchio, Riondino e Mezzapesa. Laureato in Lettere, prosegue la sua ricerca tra teatro contemporaneo e narrazione scenica.
Art è il quarto appuntamento della Stagione Teatrale 2025-26 e fa parte anche del cartellone trasversale Discipline(s) finanziato dal Ministero della Cultura con il contributo del Fondo Nazionale Spettacolo dal Vivo.




