di Giulia Tacchetti
SIENA. La mostra “Abitare il Rinascimento”, ospitata nella residenza rinascimentale appartenuta a Caterina Piccolomini, sorella di Papa Pio II, trasforma Palazzo delle Papesse più che in un contenitore di splendidi manufatti, in una casa del 1400. Non solo per le strutture architettoniche, ma per le oltre 80 opere esposte, creando un dialogo tra contenitore e contenuto. Dipinti, arredi ed oggetti narrano storie dal XV al XVI secolo e ricostruiscono il mondo dell’arte domestica senese.
Si capisce subito, visitando la mostra, che non si tratta di una bella rassegna di arti decorative, ma di una complessa ricostruzione critica, perché gli oggetti domestici esposti ci raccontano la loro originaria funzione all’interno delle nobili dimore, ma anche la loro funzione simbolica, evitando di essere trasformati in quadri isolati e decontestualizzati nel percorso museale. Ecco che cassoni, spalliere, lettucci, tessuti e suppellettili parlano al visitatore dal momento in cui entra dentro il palazzo.
Le curatrici, che prendono la parola dopo l’intervento di Beppe Costa, presidente ed amministratore delegato Opera Laboratori e Riccardo Coppini, presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Marilena Caciorgna e Laura Bonelli espongono i principali punti di forza della esposizione, tra cui i numerosi prestiti in mostra: Firenze, con il museo del Bargello e dello Stibbert, il Musée du Petit Palais-Musée du Louvre en Avignon, il Museo Diocesano di Pienza, l’Arcidiocesi di Siena, la Pinacoteca Nazionale di Siena, la Banca Monte dei Paschi (con opere della Collezione Chigi Saracini), la Fondazione Monte dei Paschi, l’Opera della Metropolitana, la Società di Esecutori di Pie Disposizioni, oltre a collezionisti privati. Inoltre ci forniscono le due chiavi di lettura della mostra: la ricezione del mondo antico attraverso le fonti, lo sviluppo del concetto di “abitazione”. Per questo le due curatrici non hanno voluto celebrare l’ideale di bellezza dell’arte rinascimentale, ma hanno mirato soprattutto a mostrare al pubblico di oggi come la casa nobiliare senese fosse uno spazio politico, pedagogico e familiare, seguendo una linea di indagine contemporanea, che tende a rivalutare le arti applicate e l’arredo, per ricostruire un’identità sociale.
Ci è parso molto efficace focalizzare l’attenzione dei visitatori sulla camera matrimoniale, cuore della vita familiare. Non a caso la prima sala contiene due cassoni nuziali riccamente decorati, che si affiancavano al talamo. Le “spalliere” prendevano il nome dalla loro funzione di “schienale” per mobili, poiché venivano collocate all’altezza delle spalle di una persona. Queste tavole non svolgevano solo un ruolo decorativo, ma erano utilizzate anche per trattenere il calore e proteggere gli ambienti domestici dall’umidità. Potevano inserirsi sopra lettucci, in genere day bed, oppure rivestire in sequenza le pareti di una camera o studiolo. Si commissionavano non solo in occasione dei matrimoni, per mostrare alla giovane sposa esempi di amore e fedeltà tratti dalle storie delle eroine del mondo antico e medievale, ma anche in altri momenti della vita familiare legati all’arredo domestico. Sono arredi che “parlano” di Siena tra XV e XVI secolo, che ci aiutano a comprendere la quotidianità delle élite senesi.
Ci ha particolarmente colpiti un ricamo (filato metallico d’argento e oro) su raso che rappresenta Penelope al telaio, della I metà del XVI secolo, proveniente da Pienza (Fabbriceria della Chiesa Cattedrale) presa come esempio di fedeltà coniugale. Nel Rinascimento i tessili, velluto, broccato, damaschi, ricami, erano presenti sia nella vita quotidiana che nell’arredamento. Anche le maioliche decorate erano tra gli oggetti più diffusi. A Siena le botteghe ceramiche producevano piatti, scodelle e bacili decorati.
Il valore di questa mostra è dentro alla sua capacità di coniugare ricerca storica, ricostruzione ambientale e valorizzazione del patrimonio cittadino. Per questo si riferisce ad un pubblico vasto, anche non italiano, e può servire come percorso didattico agli alunni delle scuole di ogni ordine e grado.




