Sabato 14 marzo “Votate! (ma senza rossetto)”, all’interno delle celebrazioni del Comune per l'Anniversario e del Festival Lef, sul momento storico che trasformò madri e mogli in cittadine
POGGIBONSI. Il 10 marzo 1946 è una data che ha cambiato la storia dell’Italia. Per la prima volta le donne furono chiamate alle urne, esercitando così un diritto che in molti Paesi europei era realtà da decenni, ma che nella nostra penisola faticava a trovare un riconoscimento.
Fu un momento storico, con milioni di donne che per la prima volta entravano in un seggio elettorale. Fu l’inizio di una lenta trasformazione che, dall’essere considerate solo mogli, madri o lavoratrici, portò a costruire la consapevolezza di poter contare e di esistere come cittadine a pieno titolo. Donne con una voce, con un voto, con il diritto di contribuire al futuro del Paese. Tre mesi dopo, il 2 giugno, sarebbero tornate di nuovo alle urne per il referendum istituzionale in cui le italiane e gli italiani furono chiamati a scegliere la forma di Governo dell’Italia dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale: Monarchia o Repubblica.
Da allora sono trascorsi ottanta anni.
Per celebrare questo importante anniversario il Comune di Poggibonsi porta al Teatro Politeama lo spettacolo di Silvia Priscilla Bruni dal titolo “Votate! (ma senza rossetto)”. L’appuntamento è per sabato 14 marzo alle 21 in Sala Set.
Sul palco ci sarà Silvia Priscilla Bruni, che è anche autrice dei testi, accompagnata dal vivo da Alessandra Fantoni, Mario Costanzi e Michele Borgogni. Le immagini sono a cura di Gaia Guaitani.
Lo spettacolo prende avvio da un gesto semplice e preciso: chiudere la tessera elettorale senza rossetto. Una raccomandazione rivolta alle donne al loro primo voto, nel 1946, che rivela tutta la cautela con cui venne accolta una conquista storica.
Attorno a quel gesto si costruisce un racconto che attraversa il momento in cui le donne entrano ufficialmente nella vita politica del Paese. Un ingresso carico di emozione e di controllo, di entusiasmo e di misura, in cui la libertà appena riconosciuta deve ancora imparare a stare al centro della scena.
La tessera che si chiude senza lasciare traccia diventa il simbolo di una partecipazione concessa con riserva: si può scegliere, ma con discrezione; si può parlare, ma senza alzare troppo la voce; si può esserci, ma senza colore.
Lo spettacolo restituisce quel passaggio storico attraverso parole e immagini che mettono al centro il corpo, la memoria e il significato profondo del voto. Un invito a ricordare che ogni diritto nasce fragile, e che anche i gesti più piccoli possono contenere una trasformazione duratura.
Lo spettacolo rientra nel programma delle celebrazioni dell’ottantesimo anniversario del voto alle donne e del Festival della Pedagogia Lef (Libertè, Egalitè, Fraternitè), edizione Primavera 2026.
Info e biglietti: www.politeama.eu




